La longevità è una sfida umana ed economica
Fantascienza, letteratura e speranze
Nel romanzo fantascientifico Bay City di Richard Morgan, ambientato in un futuro distopico[1], l’umanità è riuscita a raggiungere un traguardo apparentemente eccezionale, ma che in realtà ha conseguenze rischiose: trasformare la longevità in immortalità.
Una nuova tecnologia permette di memorizzare la propria identità (qualcuno potrebbe dire la propria anima) in una pila corticale che può essere trasferita da un corpo fisico ad un altro, che prende il nome, volutamente sprezzante, di custodia.
Un cambiamento di questa portata ha però ovvie conseguenze dal punto di vista economico e sociale: i soggetti più ricchi sono gli unici in grado di sostenere i costi necessari per replicare la propria coscienza e clonare la propria custodia, all’infinito, e diventano sostanzialmente immortali ed eternamente giovani nel corpo. Questo crea una separazione di classe mai vista prima: i soggetti più ricchi vengono definiti Mat (abbreviazione di Matusalemme). Benessere economico diventa sinonimo di immortalità.
La letteratura ha ovviamente il compito di offrire sguardi e racconti anche estremi, ma quest’ultima dinamica è tutt’altro che fantasiosa. È stata molto dibattuta la conversazione avvenuta recentemente tra tre leader mondiali proprio sul tema della longevità[2] e sulle speranze, grazie a ricerca e progresso, di vivere già in questo secolo anche fino a 150 anni. Proviamo allora ad uscire da modelli elitari, per capire come la longevità sia e debba essere una conquista della modernità.
Condizioni genetiche ed ereditarie, ma anche fattori in parte modificabili.
Alcuni studi[3] indicano che le condizioni genetiche ed ereditarie di ciascuno di noi determinano soltanto il 20/30% della speranza di vita[4] (anche se la percentuale aumenta al crescere dell’età); il restante 70/80% sarebbe derivato invece da condizioni economiche, stili di vita e comportamenti individuali.
Si tratta di fattori in parte modificabili, come ad esempio l’abitudine al fumo o al consumo di alcol, il peso corporeo, l’osservare un sonno adeguato e regolare così come un’alimentazione equilibrata e sana, o la frequenza e intensità di attività motoria che effettuiamo; in parte derivanti a propria volta dal contesto in cui siamo inseriti fin dalla nascita e in cui cresciamo.
Avere un titolo di studio di alto livello, un buon lavoro, un reddito elevato sono indubbiamente fattori che influenzano positivamente la speranza di vita, perché ad esempio danno la possibilità di curarci quando ne abbiamo bisogno o di fare prevenzione dalle malattie, di lavorare in condizioni non usuranti, di vivere in luoghi non esposti a inquinanti o sostanze tossiche (ad esempio, l’amianto), di non soffrire di stress per motivazioni economiche, e molto altro.
Le condizioni di partenza, tuttavia, contano e impattano su questi elementi, specialmente in un paese a bassa mobilità sociale[5] come il nostro; il tema va oltre gli scopi di questo articolo, ma si pensi che il rischio di povertà[6] degli adulti che da ragazzi vivevano in una famiglia con difficoltà finanziarie è del 34%, quello di coloro che da ragazzi vivevano in famiglie con situazioni economiche stabili soltanto del 14%. A influire sull’aspettativa di vita sono poi fattori sociali e psicologici, le relazioni che abbiamo, il supporto familiare, il senso di scopo che diamo alla nostra vita.
Un limite massimo di longevità?
È certo che l’aspettativa di vita sia aumentata in modo straordinario nelle ultime centinaia di anni, anche se il ritmo sembra essere rallentato negli ultimi decenni. Secondo alcune impostazioni ci staremmo insomma avvicinando a velocità decrescente ad un “limite massimo di longevità”. Ad oggi, secondo le tavole di mortalità Istat, un neonato può attendersi di vivere 81 anni e mezzo, una neonata 85 e mezzo. Allo stesso modo, un sessantacinquenne avrebbe davanti a sé circa 20 anni di vita, una sessantacinquenne quasi 23. Non mancano poi modelli attuariali di diverso tipo, che ipotizzano per il futuro speranze di vita ben più elevate.
Peraltro, nel 2025, in Italia, Istat conta circa 23.000 persone con più di 100 anni: erano 5.000 soltanto 25 anni fa. Il compimento di 100 anni è una soglia che un tempo rappresentava una curiosità, o un’occasione buona per una nota di colore in un telegiornale, ma che oggi invece ha acquisito valore e non di rado vale celebrazioni o la consegna di premi: in queste occasioni, ad esempio, il Comune di Milano conferisce un Ambrogino d’oro ai propri cittadini.
Domani, forse, compiere 100 anni non farà più così tanto notizia, pur non diventando la normalità, e saremo abituati ad avere una fascia considerevole di popolazione sopra quell’età: si tratterà di soggetti certamente anziani, probabilmente con bisogni di cura e sanità rilevanti, ma per il resto con caratteristiche non diverse dal resto della popolazione che dà vita alla silver economy[7].
Vivere a lungo significa allora anche avere maggiori possibilità, energie, progetti e desideri ad una data età, rispetto a quelle che un tempo si pensava si potessero avere: alzi la mano chi ritiene prossimi ad “appendere il microfono al chiodo” il settantaseienne Bruce Springsteen o l’ottantaduenne Mick Jagger.
Nella seconda parte di questo articolo, di prossima pubblicazione, esploreremo alcuni consigli per affrontare, concretamente, la longevità.
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Foto di fronte al mare: designed by Freepik
Foto tartaruga: da Pixabay
[1] Treccani “Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi.”
[2] Putin e Xi parlano di trapianti e tecnologie per vivere 150 anni – Notizie – Ansa.it
[3] Ad esempio, Genetic influence on human lifespan and longevity | Human Genetics
[4] Treccani “Indicatore della durata media della vita a partire da un’età stabilita, utilizzato nelle scienze attuariali e nelle statistiche demografiche. Equivalente al concetto di vita media, è calcolato per mezzo delle costanti biometriche riportate nelle tavole di mortalità. Un indicatore particolarmente importante è la speranza di v. alla nascita (o v. media)”
[5] Treccani “Il processo che conduce i membri di una società dalla propria posizione sociale di origine a quella di destinazione costituisce il fenomeno noto come mobilità sociale”
[6] Istat 2025, Focus_La condizione di vita dei minori di 16 anni
[7] Treccani “L’economia costruita sulle risorse accantonate o possedute dalla fascia di popolazione anziana (con i capelli bianchi, cioè color argento), che, per consistenza ed estensione, costituisce un mercato in costante espansione.”
Alessandro Grillo si occupa di condurre ricerche in ambito economico e sociale in eQwa – Impresa sociale. Coordina inoltre gli educatori finanziari della rete di organizzazioni sociali che collaborano con eQwa. È Educatore Finanziario abilitato a norma UNI 11402












