Nuovi equilibri, quanto è difficile!
La storia di Gianni
Mi chiamo Gianni, vivo in una cittadina emiliana, piena pianura, e ho scavallato da poco i 70 anni.
Vi scrivo della fase di cambiamento della vita che sto vivendo anche con la speranza che questo mi aiuti a mettere in fila le cose, alcune mi sono chiare, altre meno.
Fino a 4-5 anni fa ero facilmente inquadrabile: intanto avevo il lavoro che assorbiva la maggior parte del tempo, lavoro che naturalmente conoscevo bene e che mi dava sicurezza.
Non avevo un brutto stipendio e questo mi dava la possibilità di togliermi anche qualche sfizio.
Anche mia moglie, più o meno mia coetanea, lavorava e ci si vedeva solo la sera. La maggior parte del tempo era fuori casa, ognuno aveva una propria vita sociale e tanti riferimenti esterni.
Dei nostri due figli, il maggiore si è reso autonomo già da 15 anni, ma il secondo, molto più giovane, fino a cinque anni fa viveva ancora in casa, diciamo che la presenza più assidua in casa era lui.
Hobby? Pochissimi, giusto qualche volta andavo a vedere la partita di calcio della squadra locale e la politica, che una volta mi interessava, era diventata nient’altro che quattro chiacchiere al bar con i conoscenti di una vita.
Insomma, ripeto ero facilmente inquadrabile: lavoro, moglie, figlio in casa, pochi sfizi.
Se mi guardo adesso fatico a riconoscermi, sono successe tante cose, qualcuna piombata dall’esterno, qualcun’altra scelta da me.
Non lavoro più, quindi non ho più la giornata piena e cadenzata dagli impegni lavorativi, in tasca mi arriva una pensione che è meno della metà di quanto guadagnavo e il cellulare non squilla più in continuazione per i colleghi che mi cercavano.
Passo in casa tante ore. Anche mia moglie ha smesso di lavorare e anche lei passa un sacco di tempo in casa. Ci incrociamo e ci frequentiamo come non ci era mai successo prima in quarant’anni di matrimonio. Nemmeno quando eravamo fidanzati ci si vedeva così tanto!
Il figlio minore invece in casa non c’è più perché anche lui alla fine si è reso autonomo.
Lo so che queste sono differenze che sperimentano in tanti e non sono originali, ma quando le vivi su te stesso ti viene il capogiro.
Non avevo progetti particolari, ma ho cercato di reagire. Dovevo trovare un’attività che mi interessasse e che mi permettesse di avere nuovi rapporti sociali fuori casa.
E qualcosa sta succedendo. Dato che il calcio mi ha sempre interessato, mi sono avvicinato alla squadra di calcio locale, che ha anche una giovanile, e nel giro di un paio di anni mi hanno chiesto di fare il coordinatore delle attività di questa giovanile. Mi diverte e mi consente di avere rapporti con quelli di altre generazioni, i ragazzi che giocano e i loro genitori (che sono quelli più difficili con cui avere rapporti).
Una cosa tira l’altra e grazie all’impegno con la squadra di calcio, mi sono arrivate richieste di partecipare ad incontri in cui si parla di sport e di giovani, dove ho avviato delle nuove conoscenze.
Con mia moglie siamo tornati a vederci solo la sera, e a raccontarci cosa abbiamo fatto durante il giorno. Secondo me va meglio così a tutti e due.
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Foto di Artie_Navarre da Pixabay












