L’arte sostenibile del riparare
Vi è mai capitato che qualcosa si rompesse o non funzionasse più e di volerlo riparare invece di buttarlo?
Di recente, con il mio fidato binocolo vedevo doppio e ho scoperto che si era “scollimato”. “A Milano sarà facile trovare qualcuno che me lo aggiusti!” mi sono detta. Invece, dopo innumerevoli telefonate, ho scoperto che nessun artigiano era più attivo in città.
Ho contattato l’unico “superstite” in un’altra regione, che dopo alcuni approfondimenti, mi ha cortesemente risposto che l’avrebbe potuto riparare: purtroppo le spese di riparazione e di spedizione superavano di gran lunga il valore di un binocolo nuovo. Peccato!
Ecco il paradosso della nostra epoca: la richiesta di sostenibilità (riparare/riutilizzare) cresce, ma la capacità di farlo (gli artigiani e le loro competenze) diminuisce.
Il vuoto di competenze
Il calo degli artigiani in grado di eseguire riparazioni è un fenomeno evidente e preoccupante in Italia. Negli ultimi 10 anni, il numero degli artigiani è diminuito di circa 400.000 unità, passando da 1,77 milioni nel 2014 a 1,37 milioni nel 2024: solo nell’ultimo anno il numero è calato di 72.000 unità (-5%). Questo declino interessa tutte le regioni italiane senza eccezioni.
La riduzione è dovuta a vari fattori: il progressivo invecchiamento della popolazione artigiana, il calo demografico generale e la diminuzione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, spesso penalizzati da una svalutazione culturale delle attività manuali. Questo crea un vuoto di competenze cruciale per la sostenibilità, mettendo a rischio la stessa possibilità di riparare beni e spingendo inesorabilmente verso l’usa e getta.
Il “Diritto alla riparazione”
La Direttiva (UE) 2024/1799, che stabilisce norme comuni per promuovere la riparazione dei beni, e le pressioni esercitate da associazioni come Confartigianato, sono essenziali per assicurare “il Diritto alla riparazione“. Queste iniziative mirano a valorizzare e rendere economicamente sostenibile il mestiere del riparatore, che in Italia conta su una forte componente di imprese artigiane. Il ruolo della popolazione senior in questo contesto è strettamente legato al lavoro dei riparatori indipendenti, spesso piccole imprese artigiane che detengono l’insostituibile saper fare necessario.
Progetti e iniziative intergenerazionali
Per fortuna, esistono iniziative che mirano a colmare questo divario attraverso la trasmissione di questo prezioso know-how dai senior alle nuove generazioni.
Il progetto Homo Faber , promosso in Italia dalla Michelangelo Foundation, è l’iniziativa più prestigiosa a livello europeo che celebra l’eccellenza dell’artigianato europeo e mondiale e mette in luce la mano dell’uomo come elemento centrale della creazione e della riparazione.
La Fondazione promuove iniziative concrete focalizzate sul ricambio generazionale, raggruppate spesso sotto la categoria “NextGen”: vengono finanziati e promossi programmi di tirocinio e apprendistato in botteghe d’eccellenza in tutta Europa. Questi programmi mettono fisicamente in contatto l’artigiano Maestro (spesso senior) con l’allievo/apprendista (giovane), garantendo che tecniche complesse e uniche vengano trasmesse in modo diretto, come avveniva nelle antiche botteghe.
La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte è nata a Milano nel 1995, promuove una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative per la tutela e diffusione dei mestieri d’arte. Con i tirocini formativi ha sostenuto fattivamente la formazione dei giovani nell’alto artigianato e il loro inserimento nel mondo del lavoro.
A queste iniziative prestigiose si affiancano percorsi formativi strutturati come le “Scuole di Mestieri”. Queste mirano a colmare il gap di competenze tra l’offerta formativa tradizionale e le esigenze del mercato, in particolare l’artigianato e l’industria.
Grandi aziende creano le proprie accademie per addestrare i giovani: qui, i lavoratori senior sono fondamentali per il passaggio di know-how. Il loro ruolo di mentor è riconosciuto e supportato da studi specialistici sulla trasmissione di competenze nelle industrie.
Cosa possiamo fare: agire invece di buttare
Se vogliamo davvero riparare i nostri oggetti e sostenere l’economia circolare, l’azione deve partire anche da noi. Ecco alcune pratiche proattive da adottare:
- Cercare riparatori indipendenti: Non arrendersi subito alla sostituzione. Sfruttare le piattaforme online per identificare i riparatori specializzati, spesso piccole imprese artigiane che meritano supporto.
- Supportare la formazione: Se si è a conoscenza di iniziative locali o laboratori artigianali che offrono corsi, partecipare o diffondere l’informazione. La domanda di apprendistato è vitale per la sopravvivenza di questi mestieri.
- Informarsi sul “Diritto alla Riparazione”: Essere consapevoli che i produttori di molti elettrodomestici e dispositivi saranno progressivamente obbligati a rendere disponibili pezzi di ricambio e manuali a costi ragionevoli. I consumatori devono esigere questo diritto.
- Valorizzare il passaggio di competenze in famiglia: I senior possono diventare i primi mentori di sostenibilità insegnando ai nipoti e ai giovani adulti a compiere piccole riparazioni domestiche, cucito, o a prendersi cura degli oggetti, trasformando la casa nella prima “Scuola di Mestieri”. Il recupero delle competenze artigianali non è solo una scelta nostalgica, ma una necessità economica e ambientale che definisce il nostro futuro sostenibile.
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