Come cercare un nuovo lavoro: il colloquio

Nei precedenti due articoli ci siamo occupati delle modalità più efficaci e diffuse per cercare un posto di lavoro. Ci siamo soffermati in particolare su quali strategie adottare per entrare in contatto con le aziende che sono alla ricerca di collaboratori e per proporsi come possibili candidati.

Cosa succede però nel momento in cui si riesce nell’intento e si crea un contatto con un’azienda? Si passa a quella che potremmo definire la fase 2, che si concretizza solitamente in un colloquio di lavoro, cioè in un incontro reciprocamente conoscitivo fra le due parti. In questo nuovo articolo vogliamo occuparci proprio delle modalità da adottare per ottenere un buon esito da un’intervista di lavoro.

E’ innanzitutto importante prepararsi adeguatamente. Può sembrare banale, ma molte, troppe persone, affrontano i colloqui di lavoro senza avere le idee chiare su cosa è il caso di dire e come dirlo. E si tratta di un’esigenza particolarmente sentita nel caso di professionisti senior, con alle spalle molti anni di carriera lavorativa, e dunque probabilmente con una maggiore complessità di percorso, molti avvenimenti da raccontare, scelte da giustificare, competenze da valorizzare.

E’ sicuramente necessario mantenere una certa spontaneità, e non dare l’impressione di recitare una parte a memoria. Ma non può mancare anche una certa dose di preparazione, alla quale si deve dedicare tempo ed energie. Questo vale soprattutto in relazione agli snodi importanti della propria carriera professionale e alle decisioni che si sono prese a proposito del proprio percorso di lavoro.

Alcuni esempi. Aspettatevi che vi chiedano di motivare i cambi di azienda che hanno caratterizzato il vostro percorso: perché avete lasciato un’azienda per entrare in un’altra? Vanno ben spiegati e motivati soprattutto i passaggi “critici”, come eventuali fasi di disoccupazione o cambiamenti significativi, da un settore merceologico ad un altro, ad esempio, o da un’azienda di grandi dimensioni ad un’altra più piccola.

Pensateci bene, qualche giorno prima del colloquio, e chiarite anche a voi stessi quali sono le motivazioni che potete presentare e argomentare. Non sempre è il caso di dire proprio tutta la verità, ma il consiglio è di evitare le bugie, che rischiano di compromettere seriamente la buona riuscita del colloquio e, a volte, possono creare situazioni di grosso imbarazzo. La cosa migliore è dunque quella di raccontare le cose come stanno, cercando solo di mettere nella giusta luce ogni accadimento, così da renderlo giustificabile, credibile e, se possibile, trasformarlo in un punto a vostro favore.

Un’altra cosa di cui certamente vi sarà chiesto di parlare è il motivo per cui siete interessati all’azienda con cui state colloquiando: perché desiderate lasciare l’attuale occupazione (nel caso stiate lavorando)? O perché vi interessa proprio quell’azienda, nel caso siate al momento disoccupati?

Ma soprattutto dovrete cercare di convincere i vostri interlocutori che il lavoro che vi stanno proponendo è in linea con il vostro profilo professionale, con la vostra preparazione, con le vostre competenze. Non è certo detto che voi possediate proprio tutte le caratteristiche richieste, ma proprio per questo motivo è essenziale valorizzare quelli che sono i vostri punti di forza, pochi o tanti che siano, e far comprendere come possano essere funzionali all’azienda e alla posizione di lavoro in oggetto.

Dicevamo sopra che un colloquio è un’occasione di conoscenza reciproca. Questo significa che anche voi dovete cogliere l’occasione per raccogliere quelle informazioni e quei dati che possono consentirvi di fare le dovute riflessioni sull’opportunità che vi viene proposta.

E’ dunque probabile vi venga lasciato spazio per fare domande. Capita spesso che a questo invito segua un momento di imbarazzo e di silenzio: sul momento non viene in mente alcuna domanda, o quelle che emergono sono poco significative e persino banali. L’impressione che ne deriva è di poco interesse o di superficialità. Anche in questo caso è necessario prepararsi in anticipo, raccogliendo informazioni sull’azienda, sulle sue attività, sulla sua storia, sui dati principali che la caratterizzano. Oggigiorno tutto questo è reso particolarmente agevole grazie ad Internet, dove si può trovare di tutto e di più. Ecco che, partendo dall’idea generale che vi siete fatta, sarà più facile formulare qualche domanda di approfondimento che sia pertinente e centrata.

Un colloquio di selezione, soprattutto se si tratta del primo con l’azienda in questione, difficilmente si concluderà con la necessità, per una parte o per l’altra, di prendere una decisione immediata e definitiva. In ogni caso, da parte vostra, è auspicabile che mostriate un interesse generale per quanto vi è stato proposto, e vi prendiate un lasso di tempo ragionevole (un paio di giorni?) per fare le dovute riflessioni. Sarebbe un peccato reagire di impulso, e manifestare sin da subito perplessità o, al contrario, grande entusiasmo, per poi magari cambiare idea in un secondo momento.

Soprattutto nel caso di un senior, dunque di persona con notevole esperienza e maturità, l’atteggiamento più efficace potrebbe essere quello di dichiarare il proprio interesse, ma riservandovi di riflettere ulteriormente, offendo così un segnale di serietà e di equilibrio, che può contribuire a mettervi in buona luce nei confronti dell’azienda, che potrebbe così oltretutto tenervi in considerazione anche per eventuali ulteriori opportunità che dovessero presentarsi in futuro.

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Foto dragana991 su licenza iStock

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Marco Ronchi è Senior Consultant di AIMS International, società di Executive Search. In precedenza ha operato a lungo nelle Direzioni HR di aziende italiane ed internazionali.

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