Far ceramica in casa di reclusione

La porta di ferro che dà sulla strada si apre lentamente e silenziosamente, un gruppo di cinque Associate Unitre di Fossano, la maggior parte senior dalla chioma bianca, entra nel carcere S. Caterina di Fossano dove le accoglie una guardia della Polizia penitenziaria alla quale devono lasciare la carta d’identità, la borsa con tutti i loro averi, cellulare compreso, in cambio di un pass che si infilano al collo, poi aspettano che arrivi un’altra guardia per prelevarle e accompagnarle nel Laboratorio di ceramica. Intorno silenzio e porte chiuse.

La guardia, che devono seguire senza allontanarsi, le precede attraversando un piccolo cortile, poi entrano in un altro più grande, dove alcuni detenuti passeggiano per l’ora d’aria e le guardano incuriositi. Chi sono, che cosa avranno commesso, per quanto tempo dovranno stare qui, come passano il tempo…

Così sono iniziate le due ore di lezione di “Decorazione su ceramica” in carcere, del corso stipulato con l’Unitre di Fossano.

Le Associate entrano nel Laboratorio dove, sorridente e sempre indaffarata, le accoglie V., la docente di ceramica; S. un detenuto che sta impastando la creta le saluta timidamente, e I., un omone sempre attento le aiuta a spostare gli sgabelli.

Le senior si infilano dei grembiuli a disposizione, si siedono sugli sgabelli intorno al tavolo e iniziano a scegliere disegni da riportare su piatti bianchi in biscotto. Chiacchierano sottovoce, scambiano due parole con S, il detenuto che lavora la creta lì, di fronte: è Piemontese, un muratore che si è appassionato alla lavorazione della creta, starebbe in laboratorio anche di notte…. continuerà anche quando uscirà da qui….

“Devi rimanere qui ancora tanto?” Lui guarda lontano, non risponde….

Nell’altra stanza fanno borse shopping con materiale di recupero, alla macchina da cucire ci lavora un Foggiano che ci mostra con orgoglio le sue realizzazioni.

Poi una sorpresa: ritorna S, un giovane dell’età dei miei nipoti, l’avevamo conosciuto la prima volta, poi non si era più fatto vedere. In carcere dovrà stare ancora un po’…. É appena tornato dalla palestra ma vuole  salutarci; mi aiuta ad infilarmi la giacca, come a mia nonna, mi dice….

Con V. l’insegnante e queste ore di Ceramica siamo entrate in contatto con alcuni detenuti, in un tracciato finalizzato alla conoscenza dei percorsi attivati di accoglienza e accompagnamento per un pieno recupero, magari con la possibilità di imparare un mestiere da continuare fuori, in autonomia, quando saranno liberi…

Mi hanno colpito la grande attenzione alla fragilità emotiva dei reclusi, la necessità di un rapporto empatico e un costante riconoscimento della loro dignità.  Grande l’importanza data loro alla possibilità di fare, di realizzare un prodotto e la convinzione che l’inclusione sociale dei carcerati attraverso percorsi di apprendimento di lavoro manuale sia un pilastro fondamentale per un pieno recupero.

Ho salutato tutti, l’ultima volta, portandomi dentro la consapevolezza che è possibile costruire convivenza e progetti tra noi di fuori, e loro, da dentro; che la loro reclusione riguarda anche noi liberi, che può essere affrontata senza buonismo, con rispetto della dignità e della storia delle persone, con progetti mirati al loro presente, ma sempre pensando al loro futuro.

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Silvia Ghidinelli è Presidente dell’Unitre di Fossano e cura l’invecchiamento attivo dei senior della sua città, anche come docente del Laboratorio “Piacere di leggere”. E’ membro attivo dell’Associazione culturale Cicerone e si spende per far conoscere agli studenti l’arte del territorio a Km 0. Si dedica quindi ai senior e ai giovanissimi

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