Silvana, volontaria senior del contatto umano
Si chiama movimento d’opinione. È quell’attivismo che si dedica ad aprire dibattiti nella comunità su un determinato argomento.
“Il nostro ruolo è quello che si parli il più possibile di donazione di organi, tessuti e cellule. Facciamo informazione e sensibilizzazione per diffondere la cultura della donazione e vogliamo che la discussione sia vivace, perché è questo l’importante: la scelta consapevole, che tu sia contrario o a favore”.
Lei è Silvana, ha 66 anni, dal 2004 attivamente in AIDO dove, dopo un passaggio alla presidenza provinciale, oggi ricopre il ruolo di vicepresidenza vicaria, anche se di fatto fa parte del mondo del volontariato dal 1984, entrata proprio quando tante e tanti di solito si mettono in pausa: “Ho iniziato in AVIS, dove sono ancora volontaria, quando aspettavo il mio bimbo. Mi ricordo che giravo con il pancione enorme tra le aziende del territorio per le classiche raccolta fondi. Chi me lo faceva fare? Diciamo che mi considero una persona che ama il contatto umano, l’incontro e mi piace aiutare gli altri, una cosa che mi riempie”.
Infatti 6 anni fa Silvana va in pensione proprio dopo 42 anni di lavoro presso l’ufficio vendite di un’azienda commerciale, dove il “contatto” era pane quotidiano. Ma ora che, soprattutto tra i giovani, regnano i social, la distanza, il virtuale, qual è lo spazio per un volontariato di incontro come quello di AIDO?
“Se prima c’era più il contatto fisico, il banchetto, le piazze, il faccia a faccia, adesso con le nuove generazioni si fa ancora questo, ma bisogna essere più tecnologici, i giovani non li prendi al banchetto, ma sui social, dove stanno prevalentemente. Facciamo ovviamente fatica, almeno io perché vivo di contatto diretto, soprattutto nei paesi piccoli dove abitiamo. In questa dimensione la persona che passa e vede la tua faccia, la collega alla missione della tua associazione e da lì si apre un mondo di ascolto, confronto, fiducia.
Sui social questo avviene meno e gli stessi giovani che mettono un comunque prezioso like alla pagina AIDO, spesso non si tesserano per partecipare. E questo avviene, magari, proprio perché non incontrano una faccia, un volto. Vedono un logo, cliccano sul logo, dando utilissima fiducia, ma spesso si ferma lì senza lo scambio umano, l’incontro. Ed è un peccato!”.
Da storica volontaria, c’è qualcosa che l’affascina invece dello stile dell’attivismo delle nuove generazioni?
“Mi affascina la loro intraprendenza. Nei direttivi dei nostri gruppi AIDO si sente. Portano idee, il voler fare, organizzano eventi briosi, musicali, artistici, quando alle volte noi più anziani siamo legati invece alla storica idea del banchetto, del convegno. Anzi, spesso vorrebbero espandere l’azione ad altri territori, ma si scontrano sui paletti che la nostra generazione può capitare che ponga”.
E allora un volontario senior cosa può porta in dote, come marcia in più in queste dinamiche?
“Noi abbiamo una preziosa esperienza, ma non basta. La vecchia generazione deve sì porla sul tavolo, ma dobbiamo riuscire a fare un passo indietro per dare spazio ai giovani. Dobbiamo evitare di imporre la nostra esperienza per non fare fuggire proprio loro. Il mondo è cambiato e se la nostra generazione non sta al passo con le nuove, le perdiamo e perdiamo tante opportunità. Serve umiltà”.
Tornando alla famiglia. Fai volontariato da ancora prima che nascesse tuo figlio, mai avuto problemi a gestire le questioni famigliari con l’impegno fuori casa?
“Nessun problema anche perché ho avuto al fianco un marito che mi ha sempre supportato. E parliamo soprattutto del volontariato in AIDO provinciale che impegna realmente molto, con le riunioni e i contatti con i gruppi, uscendo di sera. Avere una persona che ti aiuta in casa e fuori, accompagnandoti, girando mezza Lombardia la sera, non è una cosa scontata. Vitale è quindi avere una famiglia che ti supporta. Anche mio figlio, diventato grande, non ha mai criticato la mia scelta di donarmi agli altri. Ovviamente però la famiglia, con le sue necessità, è venuta sempre prima, perché io penso che sia il primo luogo dove agire il volontariato. Quando lì è a posto, puoi dedicarti agli altri”.
Ma se un senior volesse fare volontariato in AIDO, c’è spazio e cose da fare?
“Certo, c’è tanto da fare. Siamo più di 1.400.000 volontarie e volontari in tutta Italia, suddivisi in diversi gruppi comunali. Per esempio in ogni gruppo c’è da facilitare la diffusione capillare delle notizie che provengono da AIDO nazionale. Serve altresì mantenere il contatto con tutti gli iscritti della propria sezione, aggiornarli via mail. Le volontarie e i volontari che lavorano di solito non hanno tempo per fare ciò. E proprio chi è appena andato in pensione può essere estremamente utile in questo campo”.
E con il Covid come la mettiamo? La vostra generazione è stata quella più tartassata.
“Il Covid è un tasto dolente. L’età media di volontarie e volontari AIDO nella provincia di Milano va dai 60 in su, con presidenti che sfiorano anche gli 85 anni e pur essendo instancabili, proattivi, necessari, iniziano a faticare a stare al passo con la tecnologia, per non parlare degli adempimenti burocratici di una Riforma del Terzo settore che ci sta letteralmente mettendo in difficoltà. Lo stop dovuto al Covid ha quindi fatto sì che chi si è messo in pausa precauzionale, oggi fa fatica a rimettersi all’opera. Spero che i miei presidenti resistano, perché lo spirito e la voglia di fare da parte loro è alta, ma è sempre più difficile riprendere in queste condizioni perduranti”.
Ma lei, lasciando da parte il Covid, da volontaria e da donna, ha un sogno per il 2023?
“Della mia vita sono soddisfatta, ho avuto tantissimo, quindi non saprei. Per AIDO il mio sogno sarebbe quello di entrare più facilmente nelle scuole di ogni ordine e grado, con l’aiuto del Ministero ovviamente. È lì che il volontariato può incontrare i giovani, con i propri temi, attivando curiosità e dibattito, cose delle quali un movimento di opinione come il nostro si nutre”.
E in questi 48 anni di attivismo civico, dove sarà passata anche attraverso lutti e fatiche, come ha curato il suo cuore quando il volontariato spesso chiede di donarlo quotidianamente senza misura?
“Il volontariato nella buona e nella cattiva sorte mi è stato sempre vicino. Dal consiglio provinciale a quello comunale AIDO mi hanno dato una grandissima mano in periodi difficilissimi della mia vita, sollevandomi da attività che magari facevo fatica a portare avanti. Insomma, credimi, proprio grazie al volontariato ho avuto quella vicinanza umana che mi ha aiutato a uscire dai momenti bui”.
Nella foto Silvana Crepaldi Vice Presidente Vicaria di AIDO Sezione Provinciale di Milano, insieme a Valerio Cremonesi, già Presidente AIDO Sezione Provinciale di Milano e oggi operatore SIA (Sistema Informativo A.I.D.O.).
Francesco Bizzini, responsabile ufficio stampa CSV Milano – Centro di Servizio per il Volontariato Città Metropolitana di Milano.











