Confidenza
Chiediamoci subito, fin dalle prime immagini del film “Confidenza” di Daniele Luchetti, se quell’uomo ritto sul davanzale di una finestra di un bell’appartamento borghese è uno di noi; come tutti noi prova ad indossare i suoi tre quarti di vita vissuta con dignità ed eleganza di anima e di corpo.
Chiediamoci se sia sul punto di fare il tragico, finale salto nel vuoto e perché, quindi accingiamoci a metterci nei suoi panni, sempre che non soffriamo troppo di vertigini. Dai suoi abiti esistenziali – abiti che fanno il monaco – la sua vita e la sua verità saranno alla nostra portata e lui non avrà vissuto invano.
“Confidenza” di Daniele Luchetti, dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, è uno di quei film che “sentono” – come i limoni che stanno bene se dalla campagna in cui hanno messo radici sentono il suono delle campane del borgo più vicino – i misteri, le oscurità, la passione e gli orrori esistenziali, il non detto e l’indicibile che allignano, nascosti quanto pervasivi, all’interno della scrittura romanzesca.
E li sentono grazie a un doppio orecchio, una doppia macchinazione ordita da Francesco Piccolo, sceneggiatore munifico, e Luchetti, autore di una messa in scena che si prende i suoi rischi in fatto di complessità, di sovversione dell’ordine cronologico e di cancellazione quasi completa del confine fra realtà e immaginazione, fra cronaca e invenzione nella rappresentazione della vita interiore – vita commentata potentemente dalla dissonante colonna sonora di Thom Yorke – del protagonista, il professor Pietro Vella (interpretato da Elio Germano). Del resto, da Flaubert in poi, tutti sanno che la verità non sta nella cronaca ma nella invenzione romanzesca.
E poi, se si vuole seguire il protagonista, preso prima dalla passione d’amore e poi dal turbine delle paure che conducono alla paranoia, è bene si sappia che ogni discesa agli inferi, dove pulsano orrendi cuori di tenebra, non è mai rapida e diretta, ma tormentata e labirintica e ovviamente oscura come volutamente, penso, e mimeticamente è il film.
E’ inevitabile parlare di scuola se ci si imbatte nel duo Starnone-Luchetti e si dica allora che il prof. Pietro Vella è benvoluto, oltre che stimato, dagli studenti perché cerca la comunicazione anche affettiva con gli studenti e preferisce capire piuttosto che giudicare.
Lo vediamo in un mix temporale che è la cifra strutturale del film: vecchio con la figlia e le nipotine, magari, come si è detto, in piedi su una finestra; giovane mentre parla di amore e paura e accende gli sguardi e i cuori delle studentesse, la geniale Teresa (stupefacente Federica Rosellini) in particolare; maturo con la moglie Nadia (Vittoria Puccini) mentre fa carriera e ottiene riconoscimenti ministeriali.
E Teresa, al culmine della loro passione d’amore, propone a Pietro un patto, un “matrimonio etico”: si riveleranno, sussurrandoselo all’orecchio, così chi sta vedendo il film non lo sente e si arrovellerà nell’immaginarlo, un segreto destinato ad essere un deterrente nelle mani dell’uno e dell’altra. E, per una volta, non si rimpianga Hitchcock il quale, faceva sovente in modo che fossero gli spettatori a sapere quanto agli eroi e alle eroine dei suoi film non era dato conoscere.
“Confidenza”, di Daniele Luchetti con Elio Germano, Federica Rosellini, Vittoria Puccini, Pilar Fogliati, Isabella Ferrari, 2024.
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Foto Di Daniele Luchetti: foto di Vera de Kok da Wikipedia , CC BY-SA 4.0, Daniele Luchetti at the 53rd International Film Festival Rotterdam to promote the movie “Confidenza”, gennaio 2024
Boomer della prima ora, Fausto Bona, ora pensionato, è stato insegnante di lingua e letteratura francese al liceo e contemporaneamente animatore culturale del Circolo del cinema di Brescia. Continua a occuparsi di cinema in qualità di critico cinematografico del quotidiano “Bresciaoggi” di Brescia. Oltre al cinema, le sue passioni sono la montagna e la bicicletta.













