Antonio, volontario senior di Casa Zaccheo
Anche se ci troviamo a 1200 mt qui è considerata collina. Siamo precisamente a 15 km da Aosta. Immersa nel bosco, dagli anni ’80 sorge una struttura con una storia di alti e bassi: costruita e usata dal comune di Collegno come colonia estiva, nel 1992 fu acquistata dalla regione autonoma e venne usata come sede per addestrare i guardaboschi.
Entrata in disuso, attirò in loco solo vandali, sbandati di ogni tipo e pure soggetti dediti all’occultismo. Da 15 anni a questa parte però le cose sono cambiate per “La Baita” di Arpuilles e che oggi si chiama “Casa Zaccheo”. Una svolta avvenuta anche grazie a volontari senior, passo passo, con la fatica tipica delle belle storie di riscatto e rinascita.
O almeno a confermarci questa testarda traiettoria è Antonio Scandariato, 61 anni, tecnico di telecomunicazioni e automazione industriale prossimo alla pensione, volontario dell’Associazione L’Albero di Zaccheo.
Questa realtà di ispirazione cattolica aostana ha avuto in comodato d’uso gratuito la struttura per realizzare un luogo accogliente e protetto per famiglie in difficoltà, giovani, persone fragili, ma anche per dare il benvenuto a pellegrini della vicina Via Francigena. Lo faranno attraverso attività condivise e il recupero dei legami intergenerazionali a promuovere una rete di relazioni fondata sulla solidarietà e il supporto reciproco.
E contro ogni possibile quanto ingiustificato pregiudizio per la matrice confessionale che sostiene il progetto, è proprio Antonio a raccontarci come le etichette dicono tanto, ma non tutto: “Quando ero giovane non frequentavo la chiesa se non marginalmente, a 19 anni mi allontanai tornandoci solo quando divenni padre. Credevo comunque poco e male. La mia vera conversione è avvenuta unicamente attraverso la porta stretta e dilaniante di una disabilità entrata in famiglia. La mia fede per me, ma oserei dire per noi, non è un’esperienza quindi di facciata, un’etichetta o un distintivo da mostrare. Qui a L’Albero di Zaccheo e a Casa Zaccheo ancora di più, vogliamo che si tocchi nell’azione, nell’esempio concreto, cerchiamo di dargli corpo nei gesti, concretezza nel vivere insieme come comunità”.
Anche l’impegno da volontario di Antonio ribalta, se mai fosse necessario, quello che si potrebbe pensare di un volontario cattolico: “La mia prima mansione è quella di sostenere il presidente, che poi è anche mia moglie. Sono – sorride divertito – il primo consigliere del presidente, subordinato a suo completo servizio. Ma sono allenato in questo. Mia moglie Michela, infatti, per sette anni è stata presidente del Forum delle famiglie, con tantissimi impegni che la portavano ad assentarsi. Per questo i miei amici e conoscenti scherzavano su questa mia ‘vedovanza bianca’ chiamandomi ‘il marito del Forum’. Ma io e lei siamo sempre stati una squadra, ci sosteniamo a vicenda… e anche oggi la cosa non cambia”.
Ma se Casa Zaccheo sarà luogo intergenerazionale, da volontario senior hai già trovato il linguaggio giusto per interagire con le nuove generazioni? “Più che nel linguaggio comune con i giovani cerchiamo di unirci a loro intorno a obiettivi comuni. Poi conta che all’interno della nostra associazione abbiamo una presenza di giovani che è decisamente importante. Nel direttivo su cinque componenti abbiamo due under 25. Abbiamo veramente un gruppo giovane che si dà tanto da fare. Per esempio, il sito lo ha creato un ragazzo di 23 anni, laureando in informatica. Insomma, per relazionarsi con loro, primariamente, lasciamo che siano i giovani stessi a parlare. Capiamoci, noi comunque ci proviamo eh… ci alleniamo, ma nel mentre usiamo il canale migliore, cioè farli parlare tra di loro, ovviamente però tutte e tutti ben focalizzati su medesimi obiettivi”
Pensi però che nel progetto Casa Zaccheo voi senior potete portare una marcia, se non in più, tipica della vostra generazione? “Di sicuro citerei ovviamente l’esperienza, ma anche la costanza. Il vantaggio dell’esperienza cerchiamo però di non farlo pesare troppo. Mettendo in conto il rischio educativo, lasciamo che i giovani sperimentino la gestione dello spazio, liberi di sbagliare per crescere. Ovviamente parliamo di sbagli misurati. Per quanto riguarda la costanza, contate che loro sono tutti impegnati a costruirsi un futuro, e sono comprensibilmente distratti da mille cose. Noi invece che abbiamo già costruito, abbiamo la mente più allenata e libera per dare un esempio: in primis che si fatica non per noi, ma per gli altri, per lasciare qualcosa proprio alle nuove generazioni. E poi che per fare ciò serve, appunto, impegno e costanza”.
Quest’anno il cantiere di Casa Zaccheo è ufficialmente partito. Ne nascerà una casa per ferie con 60 posti letto, locali per ristorazione, conferenze e attività varie, con un forte focus sull’accoglienza dei pellegrini e su iniziative di svago e sostegno per giovani, famiglie e persone in difficoltà. Oggi come vanno le cose? “In questo momento la struttura e l’associazione sta cercando di trovare fondi per rendere sostenibile il cantiere. Facciamo fundraising con eventi ad hoc, ma confesso che visto la mole di lavori da fare speriamo di trovare presto un mecenate danaroso per accorciare decisamente i tempi. Altresì siamo impegnati con un dialogo serrato con l’amministrazione pubblica e faremo a breve un evento in tal senso dove abbiamo invitato Alessandro Lombardi, Capo Dipartimento per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”.
Una situazione in divenire, ma anche stancante. Non avete paura di aver fatto il passo più lungo della gamba? “Non abbiamo vergogna ad ammettere che in questi anni molti dubbi e discussioni sono nate in seno alla nostra associazione. E qui è entrata in gioco la mia e nostra fede. Non dico che ci parlo direttamente con Dio eh, ma in qualche modo a domande sul progetto Zaccheo le risposte in un modo o nell’altro ci sono sempre arrivate. Bisognava però mettersi sulla giusta frequenza di ascolto per carpirle. E per non raccontarti favolette, per meglio spiegare cosa sto dicendo, non nascondo che siamo arrivati in momenti di crisi progettuale a chiedere sconfortati ‘tu Signore ci vuoi o no?’. Abbiamo organizzato un pellegrinaggio a piedi partendo dalla Toscana per arrivare a piazza San Pietro. 400 chilometri durante i quali ci sono capitate tante cose. In quelle cose ci ha fatto sentire la sua mano, la sua presenza. Abbiamo sentito la sua risposta. Come avremmo potuto mollare a quel punto? Come possiamo mollare oggi?”.
Ma nel tuo impegno da volontario senior, impegno che vede mescolarsi famiglia e comunità, tempo proprio e tempo condiviso, non hai paura di andare in sovraccarico, in burn out? “Certamente. Per questo bisogna in qualche modo tutelarsi in certi momenti. Bisogna staccare la spina, ripiegare nel privato per prendere fiato. Cercare quindi di coinvolgere il più possibile gli altri nell’associazione, cercando di delegare il più possibile perché ognuno abbia il proprio spazio di indipendenza, anche decisionale, secondo i compiti che può avere all’interno della comunità”.
Antonio, ora che vai in pensione ci sveli un sogno tutto tuo? “I miei sogni li vorrei proprio realizzare e portare in una Casa Zaccheo finita, accogliente, operativa, piena di umanità. Vi confesso che sono da sempre appassionato di elettronica, di automazione, di domotica e mi sento a mio agio quando insegno le cose che mi appassionano. Quindi, perché no? Magari potessi insegnare queste cose lì, anche e soprattutto ai più giovani…”
Francesco Bizzini, responsabile ufficio stampa CSV Milano – Centro di Servizio per il Volontariato Città Metropolitana di Milano.












