La moda di seconda mano

“Vi siete già comperati una Tshirt da pochi Euro di un marchio fast fashion, vero?“ Così ci apostrofa una giovane giornalista di una nota testata che oggi è venuta in Unitre a parlarci di ecologia. Ci enumera dei brand fast fashion che sì, conosciamo benissimo. E continua…

Donna senior che lavora in un negozio di abiti usati e sostenibili

“Che cosa si intende per fast fashion? Si tratta della produzione di collezioni di capi d’abbigliamento ispirati all’alta moda, ma di qualità medio-bassa, a prezzi molto contenuti, rinnovate in tempi brevissimi, per massimizzare le vendite riducendo i tempi di uso e moltiplicare così i loro guadagni.

Ma torniamo alla Tshirt ….perché costa così poco? Naturalmente possiamo notare che è prodotta con materiali di scarsa qualità, tipo acrilici, poliamidi, che non sono biodegradabili per l’ambiente e nocivi alla nostra stessa salute; inoltre sicuramente è prodotta da lavoratori con turni sproporzionati e salari indecorosi, spesso appartenenti a paesi sottosviluppati. Getteremo la Tshirt dopo un breve utilizzo, perché la moda fast fashion ci proporrà al più presto la prossima con un collo diverso, o un colore più alla moda, o qualche lustrino in più…

La grande quantità di capi prodotti e invenduti andrà ad accrescere le 39 mila tonnellate di maglioni, jeans, Tshirt e capi vari che giacciono in Cile, nel deserto di Atacama, ma anche in Congo.

Ricordiamoci che la moda fast fashion, in auge da noi, nei paesi occidentali, crea un ciclo che produce enormi danni sociali, ambientali e sanitari.” Così ci racconta la giornalista.

Ci mostra le slide di quei depositi di abbigliamento a cielo aperto che ci lasciano sgomenti.

Tutta questa articolata riflessione ci colpisce molto, si fa qualche intervento e certo noi senior capiamo che l’importante è essere consapevoli che comperando quel tipo di abbigliamento diventiamo responsabili di tutto ciò che ne deriva e del fatto, molto importante, che la moda fast fashion è il secondo settore più inquinante al mondo, dopo l’aviazione.

Che fare allora?

Intuiamo subito che prima di tutto bisogna consapevolmente comperare di meno, utilizzare i capi di buon tessuto che abbiamo nell’armadio, magari farli rimodernare per renderli più attuali, ma anche passarceli tra amiche per aumentare il tempo d’uso.

A questo proposito intervengo raccontando alla giornalista che fino all’anno scorso avevamo, qui in Unitre, un Laboratorio dove si imparava, con l’aiuto di una buona sarta, a recuperare, aggiustare e dare nuova vita a capi di vestiario di buona stoffa, per rinnovarli con gusto, per renderli ancora sfruttabili, valorizzando stoffe di pregio indistruttibili.

Ma capiamo anche che dobbiamo imparare a comperare meglio: armarci di occhiali e controllare la qualità dei capi d’abbigliamento che acquistiamo, controllare le etichette (sì alle fibre naturali, no ai poliesteri e fibre sintetiche…) e, “ Perché no- ci invita la giornalista- acquistare capi di abbigliamento  di seconda mano.”

Ci racconta che l’usato ha il merito di valorizzare un abbigliamento di qualità che dura nel tempo, di limitare la sovrapproduzione di abiti, di promuovere un modello di consumo circolare e che è molto utilizzato dai giovani. Ci dice che molte sono le catene di negozi dove si fa shopping di seconda mano, che i capi sono igienizzati, i prezzi interessanti, si trovano capi di buon gusto.

Noi senior di provincia siamo un po’ perplessi, abbiamo sempre pensato di regalare i capi usati alle associazioni preposte, ma certamente, guidati da ragioni ambientali, sociali e sanitarie proveremo ad informarci e anch’io andrò presto a curiosare in uno di quei negozi sparsi nella nostra provincia: farò del bene al pianeta, e anche alle mie tasche.

Se sei interessato a come i Senior vivono la sostenibilità e cosa ne pensano, nel report della Ricerca di Osservatorio Senior “Le nuove sfide dei Senior” puoi trovare un capitolo dedicato alla Silver Ecology. Clicca qui per andare alla pagina dove puoi scaricare il report.

Foto Daisy-Daisy su licenza iStock.

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Silvia Ghidinelli è Presidente dell’Unitre di Fossano e cura l’invecchiamento attivo dei senior della sua città, anche come docente del Laboratorio “Piacere di leggere”. E’ membro attivo dell’Associazione culturale Cicerone e si spende per far conoscere agli studenti l’arte del territorio a Km 0. Si dedica quindi ai senior e ai giovanissimi

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