Curo mia madre, ma voglio avere una vita

La storia di Valentina

La mia mamma si è ammalata tanti anni fa, una malattia seria che la costringe a letto e ad essere aiutata in tutte le incombenze quotidiane, anche quelle più banali come lavarsi e cambiarsi.

Ha bisogno di aiuto anche per mangiare.

Nel tempo si è aggiunta anche una forte depressione e un rifiuto degli altri che crea situazioni anche più difficili della malattia fisica.

Lei ha 88 anni, io 63 e sono figlia unica. Lavoro ancora, per fortuna l’azienda dove lavoro mi ha dato tutte le facilitazioni di orario che la legge prevede, e anche qualcosa di più. Però la mia giornata è un correre dietro agli impegni, divisa tra l’ufficio e l’assistenza a mia madre. Per fortuna casa della mamma non è lontana dalla mia.

Mio marito ha un negozio e solo la domenica riesce a dare una mano. Le mie due figlie giustamente hanno altro per la testa, ogni tanto fanno visita alla nonna ma non alleviano il carico di lavoro.

Senza una badante non ce la facevamo e così c’è una signora sudamericana che sta con lei tutte le mattine. Meno male che c’è ma non va tutto liscio. Quando è lì mia madre comincia a telefonarmi lamentandosi della sua presenza e poi il costo non è indifferente e pagarla comporta che non posso nemmeno pensare di smettere di lavorare.

Ce la faccio ancora, ma le mie energie stanno diminuendo, ogni tanto sto male anch’io e quando mi sveglio la mattina non mi capita mai di dirmi “ma che bella giornata mi aspetta oggi!”

Vorrei tanto avere una vita, niente di che, ma una vita leggera in cui posso dedicarmi un po’ a me stessa e che decido io cosa fare momento per momento, non già tutta programmata di cose pesanti.

Mi sento in gabbia, credo di aver diritto ad una vita mia diversa da quella di oggi, ma non posso certo abbandonare mia madre al suo destino.

Come ne esco?

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Foto di Sergio Cerrato – Italia da Pixabay

 

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