Le donne senior e la sfida dell’autonomia economica

Vivere a lungo, vivere bene.

Gli antropologi la chiamano «Ipotesi della Nonna». Se la nostra specie è tra le pochissime in cui le femmine vivono a lungo dopo la fine dell’età fertile, è perché la presenza delle donne mature, con il loro lavoro, la loro memoria e la loro rete di sostegno, è stata per millenni una risorsa preziosa per la sopravvivenza dell’intera comunità.

È una bella storia, che però oggi porta con sé una domanda molto concreta: chi si prende cura, economicamente, di chi si è preso cura di tutti?

In Italia le donne vivono in media 85,7 anni, quattro in più degli uomini. Le persone con più di 65 anni sono 14,8 milioni, un quarto della popolazione, e la famiglia unipersonale è diventata la forma familiare più diffusa (37%): gli over 75 che abitano da soli sono circa 2,7 milioni, in gran parte donne, spesso vedove. È quella che i demografi chiamano «femminilizzazione della vecchiaia».

A questa longevità non corrisponde però la stessa sicurezza economica. Secondo l’ultimo Rapporto annuale INPS, le donne sono il 51% dei pensionati ma ricevono solo il 44% della spesa pensionistica: il loro reddito pensionistico medio è di circa 1.620 euro al mese, contro i 2.170 degli uomini. Per le sole pensioni di vecchiaia il divario medio arriva al 45%. (Fonti: Istat, Indicatori demografici; Istat, Censimento permanente della popolazione; INPS, XXV Rapporto annuale e Rendiconto sociale)

Le ragioni sono note: carriere interrotte per la maternità, part-time più spesso subìto che scelto, anni dedicati all’assistenza di genitori, figli e nipoti. È la «doppia presenza» descritta già negli anni Settanta da Laura Balbo. In un welfare che affida alla famiglia, e dunque nei fatti alle donne, gran parte della cura, questo lavoro ha sostenuto il Paese senza comparire né in busta paga né nell’estratto conto contributivo.

Gli studi sul corso di vita definiscono questo meccanismo svantaggio cumulativo: piccole disuguaglianze che si depositano età dopo età, come sedimenti, e che diventano pienamente visibili solo al momento della pensione. Per chi vive da sola non c’è un secondo reddito ad attutire gli imprevisti: affitto o spese condominiali, bollette e costi per la salute pesano per intero su un’unica entrata.

C’è però una curiosità che vale la pena ricordare. La parola «economia» viene dal greco oikos, la casa, e nomos, la regola: in origine era l’arte di governare la casa. Nel IV secolo a.C. Senofonte le dedicò un intero dialogo, l’Economico, in cui un proprietario terriero ateniese spiega alla giovane moglie che toccherà a lei essere la «custode delle leggi» della casa: tenere i conti, amministrare le scorte, decidere che cosa conservare e che cosa spendere. Per secoli le donne sono state, di fatto, le prime economiste: hanno fatto quadrare i bilanci familiari e amministrato con cura le risorse di tutti.

Oggi la sfida è rivolgere la stessa sapienza anche verso sé stesse.

In concreto, tutto comincia da un «punto nave»: mettere nero su bianco entrate (pensione, eventuale reversibilità, piccole rendite), risparmi, immobili e spese fisse, mensili e annuali. Questa attività è essenziale, perché permette di fare ordine e di verificare di ricevere tutto ciò che spetta. Da questa fotografia nasce la scelta di dare al denaro destinazioni diverse: da un lato ciò che serve per la vita di tutti i giorni, dall’altro un fondo di autonomia da non toccare, pensato per le spese di salute o di assistenza degli anni a venire. Accanto a questo, un piccolo cuscinetto facilmente disponibile per il rubinetto che si rompe o la visita specialistica urgente. Anche accantonamenti modesti, se regolari, costruiscono mese dopo mese una base solida ed evitano di dover chiedere prestiti o aiuti nei momenti di pressione.

C’è poi una questione che, prima ancora che economica, è di autonomia: restare al timone delle proprie decisioni. Le scelte sul proprio denaro non andrebbero infatti mai delegate del tutto, nemmeno ai familiari più cari, a meno che non vi siano dei motivi di salute che lo richiedono. È quindi più che legittimo fare domande finché tutto non è chiaro e diffidare di chi chiede decisioni rapide, al telefono o alla porta di casa: nessun professionista serio mette fretta.

Lo stesso vale per il tempo, la risorsa meno contabilizzata. Accudire i nipoti o un familiare fragile è un gesto d’amore, ma ha un costo in energie, salute e spese: in famiglia si possono concordare regole chiare, come un tetto di ore settimanali, il rimborso delle spese vive o uno scambio di aiuti. Ci sono Paesi europei in cui chi assiste un familiare per diverse ore alla settimana matura contributi pensionistici: segno che quel tempo è, a tutti gli effetti, lavoro.

Anche la casa può diventare una risorsa. Se l’abitazione è ormai troppo grande o costosa, si può valutare di affittare una stanza, magari a uno studente attraverso i progetti di coabitazione intergenerazionale presenti in molte città, oppure di trasferirsi in una casa più piccola. Strumenti come la vendita della nuda proprietà o il prestito vitalizio ipotecario permettono di ricavare liquidità senza lasciare la propria abitazione, ma vanno sempre valutati con attenzione insieme a un professionista.

Co-housing, condomini solidali, gruppi d’acquisto e banche del tempo consentono poi di dividere costi e servizi e di scambiare competenze senza intaccare il portafoglio. È il capitale sociale composto da relazioni e fiducia che, nei momenti difficili, valgono quanto un conto in banca. In Giappone esiste da molti anni un sistema in cui le ore di assistenza prestate agli anziani si accumulano come crediti da usare in futuro per sé: anche il tempo può diventare una forma di previdenza.

Guardare avanti significa poi considerare, con lucidità, l’eventualità della non autosufficienza. È importante conoscere i servizi pubblici disponibili, come l’indennità di accompagnamento e l’assistenza domiciliare offerta dal Comune in cui si vive, e valutare per tempo eventuali coperture assicurative dedicate, confrontando con attenzione costi e condizioni.

Un altro aspetto importante è quello di parlare con i propri cari di come si desidera essere assistite e mettere per iscritto le proprie volontà: la legge offre strumenti precisi, dalle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) alla possibilità di indicare in anticipo il proprio amministratore di sostegno, fino, naturalmente, al testamento. Decidere per tempo evita incertezze e incomprensioni e permette di restare protagoniste della propria storia.

Il più importante degli investimenti, però, resta quello su di sé.

Salute, cultura, relazioni, competenze digitali: coltivarle è la prima forma di tutela, anche economica, perché restare attive e inserite nella comunità protegge dalla solitudine e rende più forti di fronte agli imprevisti. La solitudine non è solo una condizione emotiva, ma un fattore di vulnerabilità, anche economica. Confrontarsi con altre donne che vivono la stessa fase della vita, frequentare le Università della Terza Età e i centri civici, prendere parte agli incontri gratuiti di educazione finanziaria promossi ogni anno in tutta Italia rende il percorso più facile e bello.

Le donne si sono prese cura degli altri per tutta la vita, con generosità. Prendersi cura di sé non è egoismo, ma il giusto riconoscimento di quanto è stato dato. E se per millenni le nonne sono state una risorsa per la comunità, oggi tocca alla comunità, dalle famiglie alle istituzioni, saper essere una risorsa per loro.

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Foto monkeybusinessimages su licenza iStock

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Francesca Bertè è Partner Progetica e vicepresidente di Eqwa, Impresa sociale nata per diffondere e sviluppare riflessioni, studi e comportamenti finalizzati a dare benessere ai cittadini attraverso sistemi e strumenti di welfare. Progetta e realizza percorsi formativi di educazione e pianificazione finanziaria. Svolge attività di ricerca su fenomeni sociodemografici, modelli di welfare e politiche sociali, con focus sul ciclo di vita economico delle famiglie. E’ Educatore Finanziario conforme alla norma tecnica UNI 11402. E' autrice, insieme a Sergio Sorgi, del saggio "Felicità cercasi" (2020) e Fiducia sostantivo plurale (2022), editi da Egea.

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