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Un ritratto dei nuovi senior: generazioni a confronto

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Introduzione

È in corso una rivoluzione demografica, in tutto il mondo e in modo particolarmente accentuato in Italia, che sta avendo un impatto sulla società e sulla vita degli individui persino più dirompente dell’altra grande rivoluzione dei nostri tempi, quella tecnologica.

Si tratta di una rivoluzione che comporta una reinterpretazione delle fasi della vita, e con essa un cambiamento delle aspettative esistenziali delle persone, oltre ad un aggiornamento delle rappresentazioni sociali delle età che più ne sono coinvolte.

La rivoluzione in corso è sia quantitativa, sia qualitativa. Ha a che fare, sul piano quantitativo, con la maggiore longevità, l’invecchiamento della società e le migliori condizioni di salute anche in età avanzata. Ma ha pure a che fare, sul piano qualitativo, con gli stili di vita, i consumi, le aspettative personali, le rappresentazioni sociali e le nuove sfide poste alle generazioni che sperimentano i principali cambiamenti.

Modifiche importanti sul modo di vivere e interpretare nel quotidiano la propria età si stanno manifestando in vari momenti dell’esistenza. Ad esempio, i giovani stanno sperimentando una nuova condizione a cavallo tra l’adolescenza e la fase adulta. Ma le generazioni che massimamente sono protagoniste di questa trasformazione quantitativa e qualitativa sono quelle che una volta non si esitava a definire “anziane” – i sessantenni e i settantenni – e che oggi invece necessitano non solo di nuove parole per rappresentarle, come “senior” o “giovani anziani”, ma anche di una prospettiva completamente nuova per capirle.

Le differenze nelle storie di vita personali sono fortissime, ma alcune costanti si riconoscono.

Sia pur in momenti che possono essere molto diversi da persona a persona, molto spesso tra gli over55 si cominciano ad intravedere segnali che preparano ad un passaggio dall’età propriamente adulta ad una fase successiva: eventi sul piano lavorativo, familiare o della salute sono spesso marcatori di questo inizio di passaggio. Ma l’approdo nella fase in cui si è veramente anziani è lontano da venire: anche nel periodo tra i 65 e i 75 anni, quando sicuramente non si è più in fase piena adulta, si sperimenta oggi una vita che, per abitudini, condizioni fisiche, consumi, aspettative, non rientra ancora in quella dei canoni tradizionali dell’anziano.

I senior sessantenni e settantenni sono quindi in una condizione di esplorazione di questa fase della loro vita, che non solo si presenta nuova rispetto al passato, ma che al momento non ha ancora dei modelli consolidati di riferimento e delle rappresentazioni sociali assestate.

È esattamente in questi anni che si sta definendo la nuova figura di senior e tanto i protagonisti di questa età, quanto il resto della società, si stanno interrogando sulle caratteristiche e sul ruolo di questa nuova fase della vita. Per questa ragione è fondamentale riconoscere qual è l’autopercezione che i senior hanno di se stessi e della propria età, quali aspettative vi ripongono, quanto ne sono soddisfatti, quali opportunità e timori vi associano. Allo stesso modo, per “costruire” la nuova figura del senior degli anni Duemila, è importante riconoscere quale ritratto ne fanno le altre generazioni, quali aspettative a loro volta hanno verso i senior e, in definitiva, quale rappresentazione sociale del senior sta emergendo.

Indice

  • La Ricerca
  • I risultati principali della Ricerca
    • Comparazione europea ed internazionale
    • L’autoritratto dei senior
    • La rappresentazione dei senior da parte delle altre generazioni
    • Essere senior oggi: abbiamo un ritratto, ma l’identità è ancora sfuocata
    • Reinterpretare e ricostruire l’identità dei Nuovi Senior
      1. Motivazioni
      2. Aspettative e Sfide
      3. Cambiamenti individuali
    • Senior in prospettiva: dalle potenzialità all’azione
      1. Atteggiamenti psicologici
      2. Generatività e Progettualità
    • I Nuovi Senior: alcune tipologie

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La Ricerca

La Ricerca di cui nel presente rapporto si presentano le principali conclusioni è stata svolta esattamente con l’intenzione di identificare il ritratto emergente dei senior di oggi.

Promosso, guidato e realizzato dall’Associazione Osservatorio Senior  e dal Laboratorio TRAIL dell’Università Cattolica, il Progetto di Ricerca, svoltosi tra settembre 2015 e settembre 2016, si è focalizzato sulla “percezione dei senior”, intesa sia come immagine che i senior hanno di se stessi, sia come rappresentazione sociale dei senior.

 

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In particolare, sono stati esplorati i seguenti aspetti tematici:

  • Le omogeneità e le differenze tra la percezione che le altre generazioni hanno dei senior, la percezione che i senior hanno di se stessi e la realtà oggettiva
  • La motivazione, le aspettative e gli atteggiamenti delle persone in uscita dal mondo del lavoro per ragioni di età e in transizione verso la pensione
  • La rappresentazione che le persone senior e la loro rete sociale fanno della propria storia di vita e del proprio futuro.

con una particolare attenzione alle dimensioni:

  • Capacità fisiche e condizioni di salute
  • Capacità lavorative e motivazioni di lavoro
  • Relazioni affettive

Più precisamente, il Progetto di Ricerca si è posto i seguenti obiettivi:

  • Identificare le maggiori differenze e omogeneità di percezione tra i senior di oggi e le altre fasce di età, con riferimento alla stessa popolazione senior
  • Individuare gli aspetti positivi di auto percezione dei senior, da valorizzare e comunicare
  • Individuare gli aspetti di maggior distanza di percezione tra le generazioni sui quali è più necessario un miglioramento della comunicazione intergenerazionale
  • Individuare quali sono le aspettative degli stessi senior riguardo alla loro salute e ai loro stili di vita, riguardo all’attività lavorativa e riguardo alle relazioni affettive
  • Individuare qual è la rappresentazione sociale che viene fatta delle persone di età senior e quindi quali sono le aspettative nei loro confronti da parte delle altre generazioni e dei loro stakeholders sociali (comunità di appartenenza, famiglie, aziende se ancora lavorano, ecc)
  • Comprendere quale rappresentazione sociale del Senior si sta consolidando e quali sono gli aspetti sui quali invece vi é maggior distonia e divergenza di opinioni.

L’impianto di Ricerca si è articolato in una parte quantitativa e tre parti qualitative, da cui sono scaturiti sia quattro output specifici, sia conclusioni comuni, qui riportate.

Le quattro sezioni in cui si è articolata la Ricerca sono state coordinate in un’unica “cornice” comune (ipotesi di ricerca, dimensioni analizzate, riferimenti di letteratura comuni) e con conclusioni integrabili. Peraltro, ogni sezione della Ricerca ha prodotto un proprio output specifico.

La parte quantitativa (a cura di Alessandro Rosina e di Valeria Bordone) ha consentito, grazie ad approfondimenti sui dati provenienti dall’indagine “Non mi ritiro” promossa dall’Università Cattolica, di ottenere evidenze sulla percezione dei senior rispetto al sentirsi anziani, con riferimento alla fascia di età 65-74 anni e su base nazionale.  In questa stessa sezione della Ricerca è stato anche possibile esprimere dei confronti con riferimento alle classifiche internazionali sull’ageing e ad approfondire la dimensione dell’impegno dei senior sul fronte “culturale”.

Titolo di questa sezione della Ricerca: “I nuovi Senior. Nonni felici e culturalmente cre-attivi. Analisi quantitativa”.

La parte qualitativa si è invece articolata in tre iniziative:

  • “Percezione dei senior da parte di tre fasce di età” (a cura di Valeria Bistulfi)
    Questa parte di Ricerca ha indagato, attraverso interviste individuali semi-strutturate svolte in varie città italiane, come i Senior tra i 55 e 75 anni percepiscono se stessi e come questa fascia di età sia percepita dai giovani 25-35enni, ma anche dalle persone over80. E’ stato possibile, in questo modo, individuare omogeneità e differenze di percezione tra le varie fasce di età riguardo alla generazione senior.
  • “Motivazioni e atteggiamenti delle persone in uscita dal lavoro e aspettative sociali nei loro confronti” (a cura di Silvio Ripamonti).
    Questa parte della Ricerca ha indagato, attraverso interviste individuali semi-strutturate svolte in area lombarda, le motivazioni e le aspettative dei Senior tra i 55 e i 64 anni che sono usciti di recente, o stanno per uscire, dal mondo del lavoro (neo pensionati, persone che avviano una “seconda carriera”, persone a fine carriera); inoltre, attraverso ulteriori interviste individuali a familiari, amici, colleghi di lavoro, capi, colleghi di associazione, dei senior già intervistati, è stato possibile individuare anche le aspettative e la rappresentazione che viene fatta dagli “stakeholders sociali” di questa popolazione.
  • “Piccoli e grandi ritratti” (a cura di Silvia Ivaldi e Giuseppe Scaratti)
    Questa parte della Ricerca è stata dedicata, attraverso interviste in tre scuole milanesi fatte da nipoti tredicenni a se stessi e ai loro nonni e svoltesi con l’assistenza dei loro insegnanti, alla raccolta di storie e trame di vita dei senior.
    E’ stato possibile fare una ricognizione dei significati che le persone coinvolte attribuiscono al loro percorso esistenziale di invecchiamento, individuare pratiche e concrete esperienze di interpretazione delle proprie traiettorie, comprendere l’immagine che generazioni molto giovani costruiscono rispetto alla traiettoria di invecchiamento delle generazioni più anziane.

Per quanto riguarda l’organizzazione del Progetto di Ricerca:

  • il Team di Ricerca è stato composto da: Valeria Bistulfi, Isabella Cecchini, Silvia Ivaldi, Enrico Oggioni, Silvio Ripamonti, Arianna Rolandi, Alessandro Rosina, Giuseppe Scaratti, Gian Piero Scilio
  • il Team guida da: Enrico Oggioni, Alessandro Rosina, Giuseppe Scaratti
  • Coordinatore del Progetto di Ricerca: Enrico Oggioni.

I risultati principali della Ricerca

Dopo alcuni dati di inquadramento internazionale sull’invecchiamento della popolazione, verrà proposto il ritratto dei senior emerso, che tiene conto innanzitutto di come si dipingono e si vedono gli stessi protagonisti di questa età, confrontato poi con l’immagine che ne hanno sia le altre generazioni, sia i loro principali “stakeholders sociali”.

Saranno poi evidenziate motivazioni e aspettative dei senior, insieme alle richieste che sono loro poste dal contesto in cui vivono. Le une e le altre permetteranno di comprendere quali sono le principali sfide che i senior “esploratori” di oggi devono affrontare.

Infine, verranno proposte alcune considerazioni sulla dotazione di capacità psicologiche utili ai senior per affrontare la nuova fase di vita, oltre ad alcune tipologie di senior.

Comparazione europea ed internazionale

In Italia al 1° gennaio 2016 i residenti over55 erano oltre 21 milioni, di cui oltre 14 milioni (per l’esattezza 14.288.446) tra i 55 e i 74 anni (fonte Istat).

La popolazione dei senior (tra i 55 e i 74 anni) risulta ormai aver superato quella dei giovani-adulti (15 – 34 anni) di oltre un milione e mezzo di persone e si prevede che il divario sarà di circa 5 milioni al 2030.

Nel confronto internazionale, l’Italia si caratterizza per essere un Paese:

  • con un processo di invecchiamento della popolazione più accentuato:
    • l’aspettativa di vita è di circa 80 anni per gli uomini e 85 per le donne, 2 anni in più rispetto alla media europea
    • la percentuale di over 65 è pari al 21%, 3 punti percentuali oltre la media europea
  • a circa metà classifica nelle indagini internazionali che misurano la qualità della vita, l’invecchiamento attivo e la percezione di benessere dei senior:
    • indagine europea Active Aging Index, che misura fattori quali il tasso di occupazione, il grado di partecipazione  nella società, la capacità di vita indipendente e la capacità di invecchiare attivamente (link)
    • indagine internazionale Global Age Watch, che considera 96 Paesi e che utilizza come indicatori il livello e la sicurezza del reddito disponibile, le condizioni di salute e l’aspettativa di vita, le capacità personali di lavoro e culturali, le condizioni sociali e ambientali favorevoli (link)
  • con maggiore solidarietà intergenerazionale all’interno della famiglia, più ridotto tasso di istituzionalizzazione degli anziani e più bassa percentuale di chi vive da solo senza familiari vicini (link)
  • con più carenti politiche pubbliche a favore dell’invecchiamento attivo e meno servizi di assistenza agli anziani non autosufficienti (link)

L’autoritratto dei senior

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“L’età non è quanti anni hai ma quanti anni ti senti” scriveva Gabriel Garcia Marquez nel suo ultimo romanzo.

L’invecchiamento non è un processo che si svolge solo a livello individuale e biologico, ma è simbolicamente e socialmente costruito.

Ad esempio, la parola “anziano” tradizionalmente non ha inteso solo denominare le persone oltre una certa età, ma ha storicamente portato con sé una serie di significati ormai definitivamente associati al vocabolo: l’anziano è inteso come un soggetto non attivo, a riposo, malato o in cattiva salute, dipendente dall’aiuto degli altri, associabile spesso alla condizione di pensionato e di nonno.

In quest’ottica, le prime domande chiave da porre ai senior per capire come percepiscono se stessi sono: quanto ti senti anziano  e quanto ritieni di essere considerato anziano? E quali sono gli eventi e le condizioni che ti fanno pensare ad un salto nel processo di invecchiamento, cioè le situazioni a partire dalle quali inizi a sentirti anziano?

La prima evidenza della ricerca è che i senior non si sentono anziani.

Sicuramente non ci si sente anziani tra i 55-64enni, ma neppure tra i 65-74enni: infatti solo il 15,3% degli uomini e il 28,8% delle donne di quest’ultima fascia di età dichiara di sentirsi (abbastanza o molto) anziano.

Il 43,9% dei 65-74enni uomini non si sente anziano per nulla e il 40,7% solo un po’, a fronte rispettivamente del 37,6% e del 33,7% delle loro coetanee donne.

Le differenze di genere sono dunque piuttosto accentuate – le donne di questa età si sentono più anziane dei loro coetanei maschi. I motivi possono essere vari: vi è nel genere femminile maggiore sensibilità e attenzione all’aspetto fisico, maggior senso di insicurezza riguardo alla propria condizione (comune anche ad altre fasi della vita), inoltre le donne sperimentano effettivamente peggiori condizioni di salute nonostante la maggiore longevità.

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La maggioranza delle persone della fascia di età 65-74 anni ritiene che anche “gli altri” non li considerino anziani, ma con dati meno favorevoli rispetto alla percezione che i senior hanno di se stessi: infatti, “solo” il 71,1% degli uomini, e il 59,5% delle donne, ritiene che gli altri non li considerino anziani per nulla o che li vedano come tali solo “un po’”.

Dunque, in generale non ci si sente anziani e anche “gli altri” confermano questa immagine, ma allo stesso tempo si ha l’impressione di sentirsi in condizioni migliori (e probabilmente con potenzialità maggiori) rispetto a quanto gli altri sono disposti a riconoscere.

In altre parole esiste uno scenario in grande cambiamento rispetto alla percezione della condizione dei senior, che però è più lento nella società rispetto a quello che gli over 65 sentono di vivere nella propria quotidianità.

Ma in quali occasioni le persone iniziano a sentirsi anziane? A cosa viene associato il proprio invecchiamento?

Continua …

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