Senior Living
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Lavoro

Progettare gli ultimi anni di lavoro

Mid career focus.

Cosa succede quando un’Azienda si rende conto che nel 2022 i dipendenti tra i 50 ed i 59 anni saranno il 39% del totale e quelli tra 60 e 67 il 17%? E che queste percentuali sono ancora più alte se si guarda ai responsabili intermedi? Gli viene il panico! Perché scatta un’associazione automatica tra Senior e “non aggiornato”. L’idea è che il personale Senior non curi spontaneamente la sua employability, cioè l’equilibrio tra competenze possedute e necessarie dato “il mondo che cambia”. Competenze intese in senso lato: conoscenze, mentalità e cultura, soft skill, atteggiamenti. Un esempio tipico è la cultura e la pratica digitale. Lo spettro è di un’Azienda inevitabilmente in ritardo.

Non voglio entrare qui nel merito della questione, se cioè questa assunzione sia vera. Mi interessa di più esplorare la reazione.

Spesso le Organizzazioni cercano di stimolare l’assunzione di responsabilità dei Senior con messaggi centrati sulla paura: il mondo che cambia a velocità crescente, mestieri che scompaiono, digitalizzazione sempre più diffusa, il rischio di rimanere fermi e di essere superati dalla realtà. Avete presente quei video emozionali con numeri in continuo movimento e musiche angoscianti che descrivono un futuro dove ci saranno “lavori che oggi nemmeno immaginiamo” ma di sicuro non quello che stai facendo tu!

Ma per fortuna non tutte si muovono così. Ho incontrato una Azienda che ha trasformato la paura in desiderio, la necessità del cambiamento in opportunità.

Ha lanciato un programma su base volontaria, rivolta ai manager over 50, in cui offre l’opportunità di fare il punto sul proprio percorso professionale e di progettare il futuro, ovviamente entro i confini delle scelte strategiche ed organizzative aziendali. Da qui il nome: Mid Career Focus.

Chi partecipa? in genere due tipologie di persone. Quelli che già stavano riflettendo sulla propria situazione professionale, perché un po’ stanchi/annoiati/delusi, spesso pungolati proprio dalle opportunità e dagli stimoli provenienti da un mondo che cambia e si muove. Oppure chi sta vivendo una situazione complicata magari dopo anni di soddisfazione e tranquillità: il capo che cambia e non si va più cosi d’accordo, l’organizzazione che si modifica e riduce/cambia gli spazi operativi, ecc.

Il percorso non è sempre facile. La tendenza a dare ad altri la responsabilità delle avversità che ci accadono e ad assumere un atteggiamento rivendicativo è sempre forte: il nuovo capo, il mercato, le scelte strategiche. Ma quasi sempre si arriva a capire che c’entriamo anche noi. Acquisire questa consapevolezza è fondamentale per essere liberi di riprogettare il futuro. Come scrive Massimo Recalcati “La psicoanalisi insegna che il responsabile è sempre il soggetto, non certo delle ferite che ha subito, ma di ciò che farà di quello che ha subito. Siamo responsabili di quello che facciamo di ciò che gli altri hanno fatto a noi”.

Da qui è possibile costruire un nuovo progetto c’entrato non sulla paura e la necessità ma sul desiderio e l’opportunità. E anche l’Azienda ha dei vantaggi importanti: persone più motivate ed energetiche anche nelle ultime fasi della loro vita professionale, progetti e soluzioni organizzative nuove che solo persone con grande esperienza possono concepire.

“Una società con persone sempre più longeve diventa anche più matura ma non necessariamente meno dinamica, meno innovativa, meno produttiva, meno in grado di generare benessere” (Alessandro Rosina). Se alla parola Società sostituiamo Organizzazione l’affermazione rimane valida. Sta qui la grande sfida per le Aziende di fronte all’invecchiamento della forza lavoro.

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