Spicchi di vita ai tempi del Covid

Questi tempi ci hanno privato di riti che credevamo ci appartenessero, ma ne hanno creato altri. Ci arricchiremo degli ultimi e riacquisteremo i primi a fine pandemia?

I riti negati.

La figlia di un’amica fraterna carissima ha partorito da poco: è nato un bel maschietto, ma la mia amica non ha potuto stare vicino alla figlia durante il travaglio, perché in ospedale non poteva entrare e suo genero ha potuto vedere la moglie solo in sala parto, al momento della nascita del loro primo figlio. Nei giorni seguenti la mia amica, non ha potuto vedere figlia e nipote perché le visite in ospedale non erano consentite e ha visto il nipotino tanto atteso qualche giorno dopo, in casa, ma solo da lontano. Ora il piccolo Matteo ha un mese e mezzo e la mia amica, la nonna, non l’ha ancora preso in braccio e neppure baciato, per prudenza certo, ma così sta avvenendo….

Mio genero, in cantiere, è stato a contatto con il suo Capo che tossiva in continuazione e che il giorno dopo è risultato positivo al tampone. Lui ha temuto di essere stato contagiato, e pure noi; ma stava bene e il tampone per fortuna è stato negativo. Ma intanto, per quattro giorni ha mangiato e dormito da solo, per non contagiare eventualmente moglie e i due figli grandi, i miei nipoti.

Mia nipote universitaria ha salutato a metà marzo il suo ragazzo che ai primi di aprile partirà per un Erasmus di 3 mesi a Londra, perché, dato che siamo entrati in zona rossa, sapeva di non potersi più spostare nella cittadina vicina nei giorni successivi, per un ultimo abbraccio.

Mio nipote universitario, a Torino, nella facoltà di Ingegneria, aveva incontrato Martina, una deliziosa ragazza siciliana, al nord per studiare, che ho conosciuto anch’io, che veniva spesso qui da noi. Ora le Università trasmettono le lezioni e fanno esami on line, per cui Martina segue le sue lezioni da casa in Sicilia e i due ragazzi non si vedono ma continuano a tenersi in contatto giornaliero. A volte studiano insieme, vicini sul computer in streaming e mi fanno tenerezza… Credevamo che i nostri ragazzi fossero più fortunati di noi, almeno durante gli studi, con il mondo tra le mani e invece hanno le loro nuove privazioni e difficoltà.

Mia cognata non abbraccia da mesi la mamma novantenne ricoverata in una RSA e mi dice di non poterne più, le sembra di andare a trovare un carcerato quando le è concessa una visita, dietro una lastra di vetro

All’inizio del lockdown, la primavera dell’anno scorso, ho perso un’amica fraterna carissima, con la quale ho lavorato 30 anni, andavo in vacanza, era un punto fermo della mia vita e non ho potuto muovermi dalla mia regione per andare al funerale, e neppure ancora adesso ho potuto andare a trovarla sulla tomba, a confortare di persona il marito, che è un caro amico. Dentro di me faccio fatica a pensare che lei non sia più tra noi, non avendo vissuto quei riti che ci aiutano a staccarci dai nostri cari.

…Ma vediamo anche le positività.

Innanzitutto ho imparato a prendere una maggior confidenza con il digitale. Per necessità ho imparato ad usare la piattaforma Zoom sul computer e sul cellulare, visto che mi permetteva di collegarmi con altre persone.

Nell’ Unitre che frequento e dove dirigo i corsi, abbiamo scelto di indire lezioni on line per mantenere un filo rosso con i nostri Associati: per questo numerosi Docenti hanno accettato di tenere i loro incontri sulla piattaforma Zoom che hanno imparato ad usare da casa; ma anche molti dei nostri Associati hanno seguito le nostre indicazioni e hanno accettato di non lasciarsi intimidire, di prendere confidenza con Zoom: una confidenza inimmaginabile per dei senior, fino a poco fa, e hanno seguito gli incontri da casa attraverso computer, ipad e cellulari, aiutati anche dai nipoti e poi via via, da soli e più sicuri.

Sempre nella nostra Unitre abbiamo costituito un gruppo per una Premiazione interna di un nostro concorso, che volevamo finalmente concludere e lanciare on line ai nostri iscritti, usando Zoom. Facendo fronte ai numerosi problemi si è creata tra noi un’atmosfera di gruppo: tutti uniti per un obiettivo. La Premiazione è andata bene e la conclusione è stata una merenda insieme, con mascherina e a debita distanza certo, cosa rara di questi tempi, come gruppo intendo, visto che la pandemia ci porta ad un maggior individualismo.

Qui in Unitre ho potuto invitare un caro amico, Docente universitario di Linguistica e Accademico della Crusca che ha tenuto un’interessante lezione in Zoom sui forestierismi e i prestiti nelle lingue. Era tempo che ci pensavo ma dato che avrebbe dovuto venire da una città lontana, sembrava un’impresa impossibile che invece di questi tempi, si è avverata.

Una cara amica mi ha iscritto ad un Laboratorio di Lettura tenuto da una Biblioteca di un paese vicino; gli incontri erano sulla piattaforma Zoom e ho conosciuto gente con la quale si è instaurata una straordinaria sintonia, sono persone della nostra provincia e di Torino che mai avrei potuto incontrare in condizioni normali e con i quali vogliamo restare in contatto, anche a corso finito.

Domenica scorsa mi sono collegata via Zoom, ora che sono un po’ più esperta, con un’amica lontana: non ci vediamo di persona da circa 2 anni, ci siamo commosse a vederci anche così, in streaming e abbiamo parlato tanto, perfino di più di quando lo facciamo al telefono.

Penso che ci stiamo accontentando, certo, ma è per sopravvivere in questo momento difficile. Ci serviamo del digitale sapendo che è un palliativo; certo sappiamo che è meglio vedersi di persona, toccarci, sorriderci, abbracciarci. Ma così in streaming è meglio che niente…

foto Ridofranz su licenza iStock

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Silvia Ghidinelli è Vice Presidente e Direttrice dei Corsi dell’Unitre di Fossano, dove cura anche un Gruppo di lettura. E’ membro dell’Associazione culturale Cicerone della sua città, che mira a far conoscere agli studenti l’arte del territorio a Km 0. Si dedica quindi a senior e a giovanissimi.

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