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Lavoro

I Senior Caregivers che lavorano

Se 1 italiano su 7 presta assistenza ad un familiare che non ce la fa da solo e il 25% di chi lo fa vi dedica più di 20 ore settimanali, è evidente che siamo di fronte ad un fenomeno con un forte impatto sociale.

Se poi, osservando il mondo del lavoro, si scopre che 1 lavoratore su 3 si fa carico della cura di un familiare anziano o non autosufficiente e che il 57% dei caregivers che lavorano hanno più di 50 anni [1] (presumibilmente persone tra i 50 e i 65 anni che si occupano di genitori, suoceri, zii), si capisce perché il fenomeno è cruciale sia per le aziende, sia per i lavoratori e tra questi ultimi per quelli più avanti negli anni.

Il tema è stato affrontato in una tavola rotonda organizzata da Osservatorio Senior lo scorso fine giugno, in cui hanno dato il loro contributo di testimonianza dieci organizzazioni aziendali del mondo sia privato sia pubblico e in cui hanno portato dati di ricerca e la loro esperienza consulenti delle società Jointly e Social Unit che hanno studiato il fenomeno.

La tavola rotonda è stato l’avvio dell’approfondimento sul tema dei “senior caregivers” che Osservatorio Senior realizzerà nel 2021 -22, a complemento del progetto Silver Value, progetto con cui annualmente viene monitorato come le aziende gestiscono e valorizzano i senior che lavorano.

Per le organizzazioni aziendali, conoscere il fenomeno dei dipendenti caregivers, è il primo passo per poter gestire il fenomeno. Ridurre l’assenteismo che è sempre dietro l’angolo per le persone in doppio ruolo di lavoratori in azienda e di prestatori di cura in famiglia è uno dei possibili benefici derivanti dall’occuparsi del fenomeno, ma non è certo il solo, e talvolta neppure il principale. Ridurre il rischio di perdere (perché non reggono lo stress) collaboratori fidati, posizionarsi sul mercato del lavoro in modo attrattivo, ottenere prestazioni di lavoro più efficaci, dare concretezza a progetti aziendali di welfare e wellbeeing, mantenere la motivazione al lavoro dei collaboratori caregivers più anziani, sono altri benefici possibili.

Per il caregiver familiare che lavora, ricevere attenzione dalla propria azienda può essere importante. Avere un referente che fornisce le informazioni per cogliere tutte le opportunità di legge e aziendali, poter essere ascoltato per ricevere sostegno psicologico, ricevere suggerimenti su come utilizzare tutte le proprie capacità nel conciliare le due sfere del “primo” e del “secondo” lavoro, sono tutti benefici che il singolo lavoratore può ottenere da iniziative aziendali rivolte ai caregivers familiari. Per il caregiver lavoratore senior poi, sono certamente essenziali i suggerimenti su come dosare energie fisiche e psicologiche fisiologicamente calanti per equilibrarle tra impegni in azienda e in famiglia.

Ecco allora che le organizzazioni che più prestano attenzione ai caregivers, mappano la dimensione del fenomeno tra i propri collaboratori, avviano “sportelli” vuoi informativi vuoi psicologici, dedicano professionisti dedicati, attivano programmi di coaching.

L’approfondimento sui “senior caregivers” in corso da parte di Osservatorio Senior consentirà di avere una prima fotografia di quanto sta accadendo nelle organizzazioni su questo fronte.

foto PIKSEL su licenza iStock – modelle in posa

[1] Fonte: Indagine condotta da Jointly insieme al Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica su un campione di 30.000 lavoratori di aziende medio-grandi – dati presentati da Jointly a tavola rotonda Osservatorio Senior su Senior Caregivers del 28 giugno 2021.

 

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