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Ricerche

Il cambiamento climatico interessa anche ai senior

Il cambiamento climatico non è una preoccupazione solo delle generazioni più giovani.

Il futuro del pianeta e la protezione dell’ambiente stanno a cuore alle persone più anziane non meno che a quelle più giovani. Non solo, ma – sorpresa! – sono i baby boomers ad essere meno fatalisti e a ritenere che i propri comportamenti individuali possono contrastare il cambiamento climatico.

Lo rivela uno studio realizzato in Gran Bretagna dal The Policy Institute del King’s College London, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica New Scientist nel settembre 2021, dal titolo “Who cares about climate change? Attitudes across the generations”

 

Lo stereotipo diffuso è che la sensibilità al futuro del pianeta e la volontà di contrastare l’attuale tendenza sarebbero proprie delle persone di più giovane età, mentre a chi ha già vissuto buona parte della propria vita questo interesserebbe meno. Pare proprio che questo non corrisponda al vero, se si considerano le risposte dei 2050 intervistati britannici coinvolti nella ricerca dal King’s College London, rappresentativi di quattro generazioni: i baby boomers e oltre, la generazione X, i millennials e la generazione Z (cioè i nati nel nuovo millennio, quelli tra i 18 e i 24 anni).

Alla domanda: “Il cambiamento climatico, il calo della biodiversità e in generale le criticità ambientali sono problemi sufficientemente grandi da giustificare cambiamenti significativi nello stile di vita delle persone?”, una larga maggioranza, il 70% circa, risponde affermativamente, senza differenze significative tra generazioni, con solo una percentuale leggermente più alta (74%) tra i senior baby boomers.

Anche quando i ricercatori chiedono se si è disponibili ad apportare cambiamenti significativi al proprio stile di vita personale le risposte sono in larga misura affermative (tra il 65 e il 70%) e le percentuali non sono molto diverse a seconda delle generazioni: la generazione Z al 70%, i millennials al 65%, i baby boomers al 68%.

La sorpresa maggiore arriva quando la ricerca esplora il grado di fiducia che le persone hanno sugli effetti positivi dei propri comportamenti individuali rispetto al problema. “Non ha senso modificare il mio comportamento per contrastare il cambiamento climatico perché non farà comunque nessuna differenza”: condivide questa affermazione solo il 33% della generazione Z e il 32% dei millennials, ma addirittura un bassissimo 22% della generazione X e il 19% dei baby boomers. I più anziani pensano quindi che i propri comportamenti individuali a favore dell’ambiente avranno effetti positivi.

E’ una grossa sorpresa anche perché, nella stessa ricerca, è emerso quanto lo stereotipo avverso i baby boomers sia diffuso ed errato. Infatti, alla domanda: “Quale generazione pensi che più probabilmente dirà che non ha senso cambiare il proprio comportamento per contrastare il cambiamento climatico perché non farà comunque nessuna differenza?”, il 49% ha risposto i baby boomers ed oltre, a fronte di un reale 19%.  Percezione e realtà sono quindi molto lontane!

L’unico aspetto rispetto al quale sembra confermata la vulgata per cui i senior sarebbero poco attenti al futuro del pianeta riguarda il grado di priorità dato ai problemi ambientali rispetto alla crescita economica. In questo caso, il 66% della generazione Z e il 57% dei millennials ritiene che le preoccupazioni ambientali dovrebbero avere la priorità rispetto alla crescita economica, a fronte del 45% della generazione X e al 44% dei baby boomers.

Insomma, se è vero che i più giovani sono in prima linea nel combattere il disinteresse per l’ambiente, in base a questa ricerca britannica sembra azzardato dire che vi sia un conflitto generazionale sul cambiamento climatico.

Foto Halfpoint su licenza iStock

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