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Rapporti intergenerazionali

Il rapporto coi nonni al tempo del Covid

Una ricerca sugli studenti delle superiori.

Nel corso del 2021 abbiamo coordinato, come Associazione Nestore, una ricerca con i ragazzi e le ragazze dell’Istituto Gentileschi di Milano, sul loro vissuto durante il lungo periodo segnato dal Covid[1].

Diversi i temi trattati nel questionario, composto da domande sia a risposte chiuse che a risposte aperte, in cui gli studenti potessero esprimersi in modo più libero: il rapporto con il Covid, i modi con cui è stata vissuta la didattica a distanza, i mutamenti nelle relazioni familiari e amicali, il vissuto complessivo di questo lungo periodo.

Come facilmente prevedibile, dalle risposte dei ragazzi emergono anzitutto, oltre alle problematicità della didattica a distanza, le ripercussioni della pandemia sulla loro vita quotidiana e sulle loro relazioni, modificatesi in modo consistente e, in non pochi casi, negativamente. Nello stesso tempo, emerge il ruolo centrale assunto, nella maggior parte dei casi, dalla famiglia, spesso quasi ‘riscoperta’ nel suo essere ambito di solidarietà e di sostegno.

In questa sede ci sembra interessante soffermarsi su un tema di norma non esplorato nelle pur numerose ricerche sui ragazzi al tempo del Covid, ossia su come la pandemia e il conseguente distanziamento sociale abbiano inciso sulle loro relazioni con i nonni.

Dalle risposte alla domanda ‘chiusa’ relativa al modificarsi o meno di tale relazione, è emerso che nel 60% dei casi i rapporti non sono cambiati, nel 18% sono migliorati, nel 24% peggiorati. Dati, ad una prima lettura, più problematici di quelli relativi ai rapporti con i genitori, immutati nel 44% dei casi, migliorati nel 38%, peggiorati nel 18%.

Se è abbastanza comprensibile che il protrarsi della contiguità con i genitori, per tutto il giorno e per tanti giorni di seguito, possa aver talvolta comportato un peggioramento dei rapporti, può sorprendere che tale problematicità si sia estesa, anzi sia stata più frequente, per i nonni. Diventa quindi interessante esplorare meglio, attraverso le risposte date alle domande aperte, i motivi per cui non pochi abbiano dichiarato un peggioramento.

A tal fine consideriamo i due grafici ‘a nuvola’ sotto riportati, che ci offrono un’immagine immediata delle risposte più frequenti e, in base alla dimensione dei caratteri utilizzati, della loro rilevanza quantitativa.

 

Grafico n. 1. Le parole più ricorrenti nelle risposte alla domanda “Motivi per cui i rapporti con i nonni sono cambiati in meglio”.

 

Grafico n. 2: Le parole più ricorrenti nelle risposte alla domanda “Motivi per cui i rapporti con i nonni sono cambiati in peggio”.

Già da frasi quali “Cerco-di-godermeli-il-più-possibile”, “Ho-capito-loro-importanza”, Più-tempo-con-loro”, “Voglio-proteggerli”, “Li-apprezzo-di-più” emerge con chiarezza il rilievo che i nonni hanno per molti dei ragazzi.

Ma tale rilievo risulta perfino maggiore se si considerano i motivi per cui tali rapporti si considerano peggiorati. Infatti, quelli di gran lunga più frequenti sono: “Non-ci-vediamo-più”, “Mi mancano”, “Mi-manca-abbracciarli”, “Mi-manca-non-vederli”, “Non-posso-visitarli-perché-lontani”, “Non-li-vedo-per-non-contagiarli” “Sto-male-perché-non-li-vedo”, “Mi-manca-il-tempo-con-loro”. Frasi, quindi, in cui la parola più ricorrente, nelle sue diverse sfumature, è ‘mancanza’, seguita dalla preoccupazione per le condizioni di salute dei nonni e dalla paura di contagiarli.

Vale a dire che quello che, nella risposta ‘chiusa’, viene fatto rientrare nella modalità ‘peggioramento’ non è legato, come nel caso dei rapporti con genitori, ad un ‘eccesso’ di contiguità e dalle conseguenti tensioni, se non conflitti, ma, al contrario, alla ‘carenza’ di tale contiguità, dal venir meno della sua quotidianità e fisicità.

Queste risposte, nel loro insieme, ben suggeriscono la rilevanza che, in molti casi, i nonni hanno per i nipoti, non solo durante la loro infanzia quando, spesso, si trascorre assieme molto tempo – nei pomeriggi, se i bambini sono malati o per altri motivi non possono andare a scuola, o durante le lunghe estati senza attività gratuite o semigratuite previste per i minori i cui genitori lavorano.

Specie in un paese, come l’Italia, in cui a fronte di un’accresciuta partecipazione femminile adulta al mercato del lavoro (pur se minore a quella degli altri paesi europei), non vi è stato alcun adeguamento del sistema formativo e delle politiche per i minori, il ruolo dei nonni per i bambini è, come noto, oggettivamente rilevante e, di norma, alla base di una forte relazione affettiva.

Ma questi dati suggeriscono che le relazioni nonni-nipoti possono essere molto rilevanti anche quando i ‘bambini’ crescono e affrontano le tensioni e le difficoltà legate all’adolescenza e alle transizioni verso la giovinezza e la maturità, e i nonni possono costituire un punto di riferimento nelle complessive dinamiche familiari.

E queste relazioni, crediamo, andrebbero analizzate con la stessa attenzione che si è prestata, finora, a quelle tra nonni e nipoti bambini.

Foto Vadym Pastukh su licenza iStock.

[1] Il progetto è stato finanziato dalla Regione Lombardia all’interno del bando a sostegno del volontariato. Il questionario è stato costruito con i ragazzi di due classi ed è stato caricato, attraverso Google Forms, sul sito dell’Istituto, in modo che potessero compilarlo – anonimamente- tutti gli studenti dell’Istituto. Su un totale di 1315 studenti, i questionari raccolti sono stati 457 (pari al 34,7%). Per un’analisi complessiva, rimandiamo a ‘Noi ai tempi del Covid: famiglia, amici, scuola, preoccupazioni e scoperte. I ragazzi di un liceo milanese si raccontano’ (a cura di Carla Facchini e Maria Mormino), Quaderni Nestore, 2021.

 

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