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Previdenza e condizioni economiche

Il decumulo finanziario

Si parla tanto di “risparmiare” come se l’attività fosse fine a se stessa. In realtà, risparmiamo per accrescere la nostra capacità di consumo nel futuro. E questo futuro può essere domani, tra 1 anno, quando ne avremo bisogno e può essere per noi o addirittura per i nostri successori.

Ma come ci dobbiamo comportare se volessimo utilizzare il risparmio accumulato per i consumi correnti o per dare supporto ai figli, ai nipoti, o anche soltanto per noi stessi, per curarci, vivere esperienze o viaggiare? Tecnicamente, si chiama decumulo finanziario (wealth decumulation).

Una ricerca sul tema[1] evidenzia come la maggior parte delle persone, con bassa conoscenza finanziaria, si comporta al contrario di quello che dice la teoria moderna del ciclo di vita, arrivando nella terza fase della propria vita particolarmente “ricca di immobili” e “povera di liquidità”. La ricerca condotta su 27 paesi europei[2] ha evidenziato che dopo i 65 anni in media abbiamo almeno l’89% di ricchezza in immobili.

Questa osservazione ci consente di mettere subito sul piatto la prima considerazione da fare, cioè che di norma ci si indebita da giovani per comprare casa e poi ci si ritrova ad aver una grande ricchezza in immobili ma difficilmente liquidabili in tempi stretti. Ecco perché è meglio tenere in considerazione un certo equilibrio tra asset reali (tipicamente la casa) e asset finanziari, perché in caso contrario diventerebbe più difficile realizzare un “decumulo finanziario”.

Il secondo elemento da considerare è comprendere in quale fase della nostra vita ci troviamo e porci la domanda conseguente. Nella fase di accumulo, tipicamente la fase lavorativa, ci dovremmo domandare “di quante risorse avremo bisogno per soddisfare i nostri consumi/obiettivi/desideri”. La risposta determinerà quanto risparmiare per questo obiettivo.

Se, invece, ci trovassimo all’inizio della fase di decumulo, dovremo domandarci “quante risorse mettere a disposizione per il proprio decumulo, per quanto tempo e con quale strategia”. Le risposte determineranno la stima di quante risorse potremo prelevare periodicamente.

Ipotizziamo ora, di trovarci al termine della fase di accumulo e di avere conseguito un certo capitale finanziario e di volerlo usare per mantenere i consumi ad un livello desiderato. Nell’ipotesi di avere oggi 100.000 euro, quanto potremmo prelevare annualmente per arrivare tra 20 anni ad esaurire tale cifra? Se applichiamo le stime sulla base di scenari statistici[3] e ipotizziamo di investire questo capitale nei mercati finanziari, possiamo concludere che potremmo prelevare annualmente circa il 9% di quanto investito. Questo è possibile, perché mentre ogni anno preleviamo una cifra, il capitale cresce in virtù della remunerazione fornita dai mercati finanziari con un profilo di rischio alto.  E se tale rischio non fosse adeguato alla personale propensione e volessimo abbassare tale livello ad un rischio, ad esempio, medio? In questo caso, ci potremmo permettere di prelevare annualmente “soltanto” il 6.8% di quanto investito.

Particolare attenzione va posta al fatto che l’orizzonte temporale che ci attendiamo di avere a disposizione potrebbe non coincidere con il tempo effettivo di utilizzo del capitale, cioè potremmo vivere più a lungo di quello che ci aspettiamo. Auspicabile, per tutti! E con la stessa infinita speranza! Ma in questo caso ci troviamo davanti ad un rischio, buono, ma sempre un rischio, cioè quello di finire le nostre risorse prima del tempo. Nel nostro esempio, abbiamo definito 20 anni, ma sono uno scenario sufficientemente prudenziale? Per questo motivo, sarà sempre necessario bilanciare le strategie finanziarie con quelle adatte a gestire il rischio longevità, cioè le strategie pensionistiche, con una rendita vitalizia.

Ritornando alla nostra strategia finanziaria, dobbiamo anche tenere conto del fatto che la strategia applicata deve essere necessariamente una strategia che riduce il profilo di rischio via via che si avvicina il tempo di esaurimento del capitale, per evitare di trovarci a subire oscillazione negative del mercato senza avere più tempo per recuperarle. Non solo, teniamo anche sempre conto che la scelta di un profilo di rischio alto o medio alto, ci espone ad un ulteriore rischio che è quello di vedersi ridurre improvvisamente il capitale per una crisi finanziaria. Questa riduzione avvicinerebbe il momento di esaurimento del capitale oltre a quanto stimato inizialmente. Per questo motivo la scelta del profilo di rischio è un’altra variabile che richiede massima attenzione e cura.

L’ultima considerazione da fare: come in ogni attività di pianificazione, anche nel decumulo finanziario sarà opportuno effettuare attività di monitoraggio delle variabili descritte. Periodicamente dovremo capire se il montante ha ancora sufficiente spazio per gli importi periodici che abbiamo programmato di utilizzare, se il tempo definito coincide con le nostre necessità e se tali importi rispondono ancora ai bisogni definiti inizialmente. In sintesi, possiamo dire che la strategia di decumulo finanziario è un’utile modalità di impiegare i propri risparmi accantonati negli anni passati, ma richiede molta cura nella gestione delle variabili che abbiamo trattato, dalle risorse a disposizione, al tempo di decumulo, al rischio definito, in una costante verifica di tutti questi aspetti.

foto Ljupco su licenza iStock

[1] Wealth decumulation, portfolio composition and financial literacy among European elderly – Romiti, Rossi

[2] http://www.share-project.org/  – Survey of Health, ageing and retirement in Europe

[3] Elaborazioni Progetica a Gennaio 2022. Le stime vengono realizzate a certi livelli di probabilità attesi (50%), in termini reali, non costituiscono garanzia di conseguire i rendimenti indicati e sono effettuati su indici di mercato a profilo di rischio alto con strategia “life cycle” e non considerano gli eventuali costi di gestione.

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