I lavoratori over55

Qual è la situazione dei lavoratori over 55 oggi in Italia?

C’è da rilevare innanzitutto il livello di crescente insoddisfazione, di stanchezza mentale e, a volte, di vero e proprio disagio psichico, che colpisce una percentuale significativa di lavoratori senior all’interno delle aziende.

Cause del disagio possono essere soprattutto la ripetitività delle logiche e delle modalità lavorative all’interno del proprio contesto aziendale (nel quale si opera magari da molti anni); il desiderio di sperimentare e consolidare nuovi equilibri fra vita professionale e vita privata; l’esigenza di individuare un senso nuovo al proprio operare e al proprio contributo (lavorativo e non) all’interno dell’ambiente lavorativo e, più in generale, della società.

Se il fenomeno della “great resignation” (il significativo aumento delle dimissioni dal lavoro di questo periodo) riguarda, naturalmente, soprattutto le fasce più giovani di professionisti, cioè coloro che più facilmente possono decidere di abbandonare l’attuale lavoro in quanto hanno significative probabilità di trovarne uno nuovo o di reinventare addirittura il proprio futuro, le forme di disagio e di insoddisfazione che ne sono alla base riguardano anche gli over 55; con la differenza che per questi ultimi è molto più difficile trovare il coraggio di abbandonare un posto di lavoro sicuro per cercare qualcosa di diverso (e spesso è poco chiaro al soggetto stesso che cosa si desidera trovare e in cosa potrebbe consistere questo “diverso”).

Provando a specificare meglio la natura del disagio e dell’insoddisfazione nel caso particolare dei lavoratori senior e prendendo spunto dalle ricerche di Erik Erikson sui cicli della vita, potremmo parlare di un crescente senso di vuoto e di impoverimento, causato dall’impressione di un declino della propria capacità generativa, cioè della possibilità di lasciare un segno, di incidere sul contesto, di offrire un contributo significativo a livello dell’ambiente sociale di riferimento, il tutto accompagnato da una maggiore richiesta di senso nei confronti del proprio operare e delle vicende della propria vita, professionale e non, richiesta che caratterizza soprattutto il periodo della tarda maturità.

Da quanto abbiamo sopra tratteggiato nasce quella che potremmo definire “la sindrome del prigioniero”: il lavoratore senior si ritrova a fronteggiare la prospettiva di diversi anni che lo separano dalla pensione, nei quali si sente “intrappolato” nel presente luogo di lavoro, dovendo continuare a ricoprire probabilmente lo stesso ruolo (difficile pensare ad avanzamenti di carriera o a mobilità interna verso differenti posizioni dopo una certa età), gestendo e contenendo per quanto possibile la propria insoddisfazione e la propria fatica, stringendo i denti in attesa di tempi migliori (la liberazione costituita dall’età pensionabile).

Quanto è davvero possibile oggi in Italia, per un lavoratore senior, affacciarsi al mercato del lavoro e trovare una valida alternativa all’attuale occupazione? All’interno delle grandi organizzazioni il problema dell’occupabilità degli over 55 è ancora molto sentito, nonostante alcuni passi siano stati fatti negli ultimi anni.

Si continua a puntare, anche per ruoli manageriali, su fasce di lavoratori più giovani, generalmente al di sotto dei cinquant’anni, soprattutto per motivi di costo, di spendibilità futura e di investimento di carriera. La situazione pare essere più favorevole nelle aziende di medie-piccole dimensioni, soprattutto nelle realtà a carattere familiare, dove esiste una forte richiesta di competenze professionali e manageriali, e un lavoratore di grande esperienza, proveniente da un ambiente lavorativo evoluto, potrebbe fare decisamente comodo.

Resta comunque, in generale, da rilevare la ben nota ed endemica rigidità del mercato del lavoro italiano, che poco favorisce la mobilità dei lavoratori e disincentiva la ricerca di soluzioni differenti rispetto ad un lavoro considerato sicuro.

Negli ultimi anni sta prendendo piede, in modo sempre più strutturato, anche nel nostro Paese la formula del temporary management, che consente di ricoprire posizioni “a progetto”, per tempi limitati e definiti, all’interno delle aziende che ne fanno richiesta; esistono ormai diverse società che, in modo sistematico,  individuano, selezionano e mettono a disposizione delle aziende professionisti che, soprattutto superata una certa soglia di età, ritengono una buona soluzione quella di mettersi a disposizione per missioni limitate nel tempo e sempre diverse in quanto a contenuti e al contesto in cui ci si trova ad operare.

Si tratta però di una soluzione che tocca quasi esclusivamente la fascia dei manager, e che viene presa in considerazione solo da coloro che, per una ragione o per l’altra, si sono ritrovati privi di un lavoro. Raro il caso di persone che abbiano volontariamente lasciato un impiego sicuro per dedicarsi al temporary management.

Ci sembra dunque, per concludere, di poter suggerire alcune linee di intervento, sulle quali è auspicabile aprire spazi di riflessione ulteriore. E’ innanzitutto necessario continuare a ragionare su possibili forme di flessibilità “costruttiva” e regolata del mercato del lavoro (che non si traducano semplicemente in una maggiore possibilità di licenziamento da parte delle aziende), così da favorire una più libera circolazione dei lavoratori, con la definizione di percorsi di carriera anche “creativi” (dalla dipendenza alla libera professione e viceversa; da forme di lavoro continuativo e strutturato a formule part-time o a progetto; da professioni tipicamente aziendali ad esperienze imprenditoriali, o in ambito non profit), con focus soprattutto sui lavoratori over 55.

All’interno delle grandi organizzazioni va intrapreso, o proseguito, uno sforzo volto ad un coinvolgimento mirato e differenziato dei lavoratori senior, con l’obiettivo di valorizzarne il patrimonio di competenze, il bagaglio di esperienza, la capacità di trasmettere valori ai più giovani, prevedendo magari anche percorsi di accompagnamento graduale alla fase del pensionamento.

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Foto di Cade Martin, Dawn Arlotta, USCDCP da Pixnio, Creative Commons CC0

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Marco Ronchi è Senior Consultant di AIMS International, società di Executive Search. In precedenza ha operato a lungo nelle Direzioni HR di aziende italiane ed internazionali.

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