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Rapporti intergenerazionali

Restare figli sempre più a lungo, diventare nonni sempre più tardi

Tra il 1950 e il 2020, la speranza media di vita è salita da 63,7 a 81,1 anni per gli uomini, da 67,2 a 84,7 per le donne.

Negli stessi anni, l’età media al primo parto è passata da circa 25 anni a oltre 32.

A partire da questi due mutamenti, proviamo a delineare come si stanno strutturando i ruoli familiari nelle diverse classi di età, utilizzando, a tal fine, i dati che emergono dall’Indagine Istat 2016 ‘Famiglie, soggetti sociali e cicli di vita’.

Il primo dato sopracitato e, in particolare, la fortissima contrazione della mortalità sotto i 60 anni (a 60-65 anni risultano ancora in vita il 92,9% degli uomini e il 95,9% delle donne) hanno comportato che, attualmente, la quasi totalità dei soggetti ha, fino ai 25 anni, ancora in vita sia la madre che il padre.

Dopo tale età la percentuale comincia a diminuire ma solo per quanto riguarda i padri, che comunque sono ancora presenti nel 70% dei casi per i 40-44enni e nel 35% dei casi per i 50-54enni. Ancora più rilevante la permanenza in vita delle madri, dovuta sia alla loro maggiore longevità, sia al fatto che le donne sono di norma più giovani del loro partner.

Ha la madre ancora in vita non solo la grande maggioranza degli adulti (il 90% dei 40-44enni, quasi il 70% dei 50-54enni), ma anche una parte non piccola di persone ‘quasi’ anziane (il 30% dei 60-64enni), o anziane (il 10% dei 65-74ennni). Vale a dire che si rimane ‘figli’ molto più a lungo di quanto non avvenisse ancora pochi decenni fa.

Ma il mutamento è ancora più evidente se si considera la presenza in vita di almeno un nonno, che riguarda la quasi totalità di chi ha meno di 20 anni, il 70% dei 20- 30enni, circa la metà dei 30-40enni e circa il 15% dei 40-50enni.

Poi, certo, il numero dei nonni in vita man mano diminuisce: se fino a 20 anni la percentuale di chi ne ha almeno tre supera l’80%, già a partire dai 30-34 anni, diventa maggioritaria la percentuale di chi ne ha al massimo uno; tuttavia, quello che interessa rimarcare è che, comunque, si rimane a lungo non solo figli, ma anche nipoti.

Grafico n. 1 – Padre, madre e almeno un nonno in vita * Classe di età

Nello stesso tempo, poiché gli ultimi vent’anni sono stati caratterizzati anche dalla posticipazione delle età a cui i giovani costituiscono una propria famiglia e hanno figli, mentre ancora 20-30 anni fa, quasi il 90% dei 40-44enni aveva già costituito un proprio nucleo coniugale ed era diventato genitore, oggi, in questa classe di età, tale percentuale è scesa attorno al 70%.

Dato che, come si è visto sopra, in questa classe di età quasi tutti (il 94%) sono ‘ancora’ figli, il risultato è che tra i 45-49enni ci sono più persone che sono ‘ancora’ figli che persone che sono ‘già’ genitori.

I nuovi ruoli familiari degli anziani

Ma la posticipazione delle scelte di coppia dei giovani comporta anche una posticipazione dell’età a cui si diventa ‘nonni’ e fa sì che, anche ad età ‘mature’, siano più numerosi quanti hanno almeno un genitore in vita, di quelli che hanno almeno un nipote: il 73,7% contro il 10,1% tra i 50-54 anni, il 55% contro il 25,5% tra i 55-59enni. Solo a partire dai 60-64enni, i due dati pur essendo molto vicini, si invertono (il 34,4% contro il 41,8%).

Grafico n. 2 – Percentuale di chi ha almeno un genitore in vita/ almeno un figlio / almeno un nipote * Classe di età

La domanda che allora ci possiamo porre è: cosa comportano questi mutamenti ‘strutturali’ per l’identità delle persone? In particolare, cosa significa, per i sessantenni, essere ancora ‘figli’ e non essere invece nonni, come forse ci si sarebbe prospettati?

E, infine: cosa significa diventare orfani a 60-70 anni, quando la perdita dei genitori si intreccia con l’uscita dal mondo del lavoro e con l’affacciarsi alla ‘propria’ età anziana?

I mutamenti in atto nel ridisegnare una nuova mappa del corso della vita, ridisegnano anche i ruoli familiari e pongono i soggetti nella duplice necessità di confrontarsi con ruoli ben diversi da quelli che avevano, alla loro età i propri genitori (ammesso che fossero arrivati all’età che hanno ora i figli…) e di elaborare, in assenza di consolidati modelli di riferimento, relazioni del tutto nuove e per nulla scontate.

Il presente articolo è stato rielaborato a partire da quanto scritto dall’autrice e pubblicato sulla rivista dell’Associazione Nestore “Il Semestrale” n.1 – aprile 2023, con il titolo “I mutamenti in atto nei ruoli e nelle reti familiari. Alcuni dati e molti interrogativi”

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Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

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