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Sessualità

Siti di incontro

Scrive una lettrice: “Vedova, 67 anni, figli in città lontane. Mio marito è mancato ormai due anni fa e sento il desiderio di riaprirmi alla vita. Con il passare degli anni le amicizie si sono rarefatte e con esse la possibilità di poter conoscere persone nuove. Ho pensato ad una app di incontri, cosa ne pensa?”

Carissima lettrice,

quando ero piccola ricordo il programma pomeridiano con Marta Flavi Agenzia Matrimoniale, oppure il più recente Uomini e Donne Over. L’esigenza di chiedere aiuto nell’incontrare potenziali partner esiste da che esiste l’uomo e a seconda delle epoche si declina in vari modi. Volendo vedere…ci sono stati anche gli annunci sul giornale! Ora ci sono le app. Niente di più facile, niente di più complesso al contempo.

Un gesto comune, scaricarla sul cellulare, per poi trovarsi di fronte un mondo di possibilità, avere a disposizione nomi, visi, descrizioni. Un catalogo di persone pronte per essere scelte.

La questione è che ciò che dovrebbe essere istintivo, ovvero l’attrazione per l’altro, in quel caso diventa una scelta razionale: troppo alto, troppo basso, troppo distante geograficamente, no per carità segue il calcio, non le piacciono i film gialli. Insomma, tutto il corollario di aspettative viene messo in gioco. E la scelta invece che essere di cuore, passa prima dal cervello.

D’altra parte però un’ app di incontri consente di avere una possibilità in breve tempo di instaurare una conoscenza che può portare ad una frequentazione e quindi a rimettersi in gioco. Alla fine, è la solitudine e la difficoltà nell’avere occasioni di incontro a spingere all’uso di questi strumenti, ma spesso mi chiedo…non si è più capaci di costruire occasioni? Dobbiamo far passare tutto dalle nuove tecnologie che appiattiscono i rapporti umani?

Mi sono chiesta quanto le relazioni nate sulle app siano autenticamente basate su un sentimento oppure quanto influenzate da tutte le costruzioni mentali in termini di aspettative e speranze fatte nel tempo di conoscenza online. Quanto va bene davvero o ce la si fa andare bene?

Ai miei pazienti suggerisco anche di iscriversi a dei corsi, dove trovano una dimensione di piacere e di conoscenza al contempo. Dove il corpo, le percezioni, le prime impressioni a pelle esistono e innescano preferenze inconsce.

Possiamo pensare magari a un sano equilibrio di entrambe le cose.

Le app da una parte ci aiutano a rimetterci in gioco in breve tempo, ma con il rischio di grandi delusioni perché spesso l’idea che ci eravamo fatti non corrisponde alla realtà di chi poi ci ritroviamo davanti.

Non so voi, ma io rimango della vecchia scuola. Un bell’abbonamento ad un’associazione culturale o al buon vecchio CAI e si unisce l’utile al dilettevole, che dite?

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Foto di Teona Swift da Pexels   Modella in posa

1 Commento

  • Alla scrittrice di Verona posso solo dire di non arrendersi !

    Sono diventato un pensionato nel 2017 e, da allora, continuo a “provare” di tutto perchè mi sono accorto tardi che, per dedicarmi TROPPO al lavoro, non avevo curato Amicizie e Hobbies !

    Così mi son fatto un corso di due anni di acquerello; ho partecipato, iscrittomi all’Unitre, ad un corso biennale di “scrittura di se”; ho assistito ad un certo numero di conferenze di vario argomento; oggi partecipo, con altri coetanei, ad un gruppo che, settimanalmente, gioca a Burraco…

    Dici che potrebbe andare ? No ma io ti comprendo ! Non è il “quanto” fare per rientrare nel mondo ma il “con chi” farlo ! Farlo con persone che tengono a noi come noi teniamo a loro, farlo se coinvolge te e quelli che hanno scelto con te, farlo per fare esperienza insieme…e poi ci starebbe anche il resto…

    Non arrenderti cara lettrice accetta, però il fatto che se tu sei intelligente, riservata, colta, preparata, faticherai più di altri a incontrare persone con le quali “guardarti negli occhi” perchè la gente, oggi, vuole “evadere” ed “apparire”.

    Un abbraccio

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