Impegni e disimpegno dopo il pensionamento

In tutte le lingue e, quindi, anche in italiano, alcune parole hanno significati, o almeno accezioni differenti. E’ il caso, ad esempio, di due parole che spesso vengono associate al periodo successivo al pensionamento: impegno e disimpegno.

Comincio dalla prima – impegno – riprendendo due delle definizioni che ne dà il dizionario on line Treccani:

  • un obbligo verso un’altra persona o verso un gruppo di persone, con le quali ci si impegna a fare o consegnare qualcosa, a eseguire una prestazione.
  • l’impiego di tutta la propria buona volontà e di tutte proprie forze per fare qualcosa.

Con la parola ‘impegno’ si può, quindi, intendere sia un compito da svolgere, sia una specifica modalità con cui un compito viene assolto: da un lato il rimando è a un ‘dovere’ (che può essere sia assunto volontariamente, che imposto), dall’altro è a un ‘voler’ svolgere un compito bene, o, almeno, al meglio delle proprie capacità.

Svolgere un’attività con impegno implica una sorta di identificazione, di immedesimazione nell’assolvere tale impegno. Giocando con le parole, potremmo dire che un impegno può essere svolto sia ‘con’ impegno, che ‘senza impegno.

Ma anche ‘disimpegno’ ha significati diversi. Anche in questo caso riprendo due delle definizioni che trovo sulla Treccani:

  • svincolamento da impegno, obbligo, vincolo.
  • locale che dà libertà di passaggio ad altri locali] ≈ sgabuzzino. ⇓ andito, corridoio, ingresso

Nella prima accezione si tratta, pur se con sfumature diverse, di rifiutare / ridimensionare determinati obblighi. Con la seconda si intende uno spazio posto tra più stanze, che fa sì che non si passi direttamente da una stanza all’altra, ma che, varcata la soglia della stanza da cui si esce, ci sia uno spazio intermedio, che permette di accedere a diverse stanze ponendosi, in qualche misura, come una piccola sosta che, almeno in teoria, rende possibili diverse scelte.

In entrambi i casi la parola ha a che fare con libertà, ma in un caso come caduta di un vincolo (libertà da), nell’altro come possibilità di scelta (libertà di). E’ come un prendere tempo, come una pausa di silenzio tra due parole, che può aiutare e decidere meglio quale parola dire.

Ecco: forse potremmo considerare il periodo successivo al pensionamento come un periodo in cui a fronte di una riduzione /ridimensionamento degli ‘impegni’ che ci vengono richiesti dall’esterno, ci si può dedicare ‘con impegno’ alle attività che ci sembrano più interessanti.

E anche come un periodo in cui possiamo sì ‘disimpegnarci’, dismettere cioè gli impegni precedenti, ma anche come un momento di passaggio in cui possiamo prendere una pausa per decidere ‘cosa’ fare poi, quale porta varcare per entrare in quale stanza.

Si può scegliere di ‘dismettere’ e basta, in modo da trascorrere questa fase della vita senza impegni e senza impegno – privi cioè di vincoli, ma si può anche decidere non solo di assumere nuovi impegni (o di scegliere, tra quelli precedenti, quali mantenere), ma anche con ‘quanto’ impegno dedicarvisi.

Ed è poi in qualche misura secondario quali impegni poi si assumeranno: se dedicarsi ai nipoti, fare viaggi, leggere, vedere gli amici, impegnarsi nel volontariato, o altro.

Perché l’importante è che, alla base, vi sia stata una scelta non scontata, una scelta che si può anche modificare in seguito, anche più volte, per essere comunque liberi ‘di’.

Il presente articolo trae spunto dall’Introduzione al n.4 del Semestrale dell’Associazione Nestore

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Foto di NoName_13 da Pixabay

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Carla Facchini è Presidente dell'Associazione Nestore, già Professore Ordinario di Sociologia della Famiglia, Universita Milano Bicocca.

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