Quando la meraviglia
La storia di Mauro
Una sera del passato inverno, all’imbrunire, al calar della nebbia, attraversavo uno dei ponti che giacciono sul Naviglio Grande.
Distrattamente lo sguardo si è rivolto come incantato verso quello vicino.
Verso luci che si perdono nel buio ovattato, lentamente, malinconicamente, lasciando quasi immaginare un mondo altro, misterioso, dentro quel buio.
Sono rimasto lì, inghiottito da quella luce magica, mentre il freddo risaliva lentamente dalle dita.
Non so quanto. Non so. Se qualcuno pensa ad un intreccio di nostalgia, come se quello spettacolo rimandasse a piacevoli immagini interiori affondate nella memoria, non è quel che accaduto.
Meraviglia, solo meraviglia. Soffermarsi piacevolmente immerso in uno stato emotivo che sospende il tempo, la percezione corporea, e ti catalizza davanti a quello spettacolo, esaurendo ogni tuo canale percettivo.
Non so quanto sia durata quella sospensione.
Senz’altro l’indisponente freddo alle mani (soffro facilmente di dolore articolare da quelle parti anche con poco freddo) improvviso e improvvido come un’amante tradita, colpevole, mi ha strappato a quel dolcissimo trasporto.
Ho quasi settant’anni, la giovinezza e le sue emozioni sono piacevoli ricordi. Eppure quella sera ho vibrato, di nuovo, come solo la giovinezza sa farti vibrare: ho scoperto che tutto è ancora intatto dentro di me.
Intatto. E non lo sapevo…
E ho imparato qualcosa di altrettanto importante: che il quotidiano può essere noioso, ripetitivo, uguale a se stesso solo se siamo noi a volerlo, ricoprendolo di indifferenza.
Il quotidiano è ambivalente, ci annoia e ci tranquillizza, ci rilassa e ci indispone. Ma può anche meravigliarci.
Ecco, credo che questo sia un dono da conservare gelosamente: poter gioire e godere di quel che ti circonda in ogni momento della vita, che sembra insignificante.
La vita che si rinnova nelle piccole cose, ogni giorno. Rinnovare è scoprire qualcosa di nuovo, e si può in quel che già ci circonda.
E aggiungo: questa gioia riaffiora in me ogni volta che ne parlo, come ora che ne scrivo. La vita e la sua bellezza ci sfugge e non ce ne accorgiamo…
Vuoi leggere le precedenti storie pubblicate su Osservatorio Senior? Clicca qui












