Io vagabondo che non sono altro

La storia di Tonino

Io un giorno crescerò
E nel cielo della vita volerò
Ma un bimbo che ne sa
Sempre azzurra non può essere l’età.

Grandi i Nomadi che mi hanno accompagnato per gli anni della gioventù!

Io vagabondo l’ho cantata e cantata allo sfinimento, mi addormentavo cantandola.

E intanto sognavo davvero di diventare vagabondo, di uscire dal tran tran quotidiano, di sperimentare il mondo.

Non sono mai guarito. La mia vita è stata tutta uno spostarmi da un posto all’altro, da un lavoro all’altro, da una relazione all’altra. Chissà dov’era casa mia…

Napoli, Malta, Copenaghen, Tallinn, San Paolo del Brasile, Barcellona, purché ci fosse il mare che senza mi sento morire…

E senza non avrei nemmeno lavorato, sì perché di lavori ne ho fatti diversi ma alla fine tutti ruotavano intorno alle navi, la mia grande passione. Forse le navi sono casa mia…

Incapace di tenere una relazione per più di qualche mese, sono stato giustamente punito dalle mie donne che mi hanno fatto vedere i sorci verdi. Sì perché troncavo presto i rapporti, ma non scappavo via, cercavo di lenire le loro ferite e in cambio ricevevo le peggio punizioni.

Ma non ho rimorsi, non ho rimpianti.

Anche adesso che l’età non è più azzurra, mi sento vagabondo.

Sono tornato a Napoli per l’ultimo saluto a mia madre, ho rivisto tutti e tutto e nel giro di 24 ore la mia mente vagava di nuovo.

Alla ricerca di nuove esperienze, di nuove destinazioni, di nuova vita.

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Foto di Zia Ur Rehman su Unsplash

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