Spiritualità al tempo del disincanto

Matteo Matzuzzi è capo redattore a “Il Foglio” ed esperto vaticanista. L’intervista ruota intorno ad un suo recente articolo in cui si interroga sull’aumento delle conversioni in un tempo e in un luogo, l’Europa, in cui laicità e disincanto sembrano dominanti.

Matteo Matzuzzi

Come spiega questa contraddizione?

Credo che la laicità in Europa sia arrivata al suo culmine. In un tempo iperconnesso come il nostro, dove teoricamente tutto è alla portata di tutti, è sempre più forte l’esigenza di “qualcosa di più”. Nell’articolo cito la ricerca del Pew Research Center e in particolare il caso della Svezia che è un po’ la patria della laicità europea. Ebbene anche lì si rileva una lenta ma costante ripresa delle conversioni. Gli under 25, soprattutto, entrano in chiesa, vedono il tabernacolo, e rimangono colpiti. Sentono qualcosa che lo smartphone e l’iper-connessione non possono dargli. Certo, non è che cadono da cavallo come Saulo, ma esprimono curiosità ed interesse. E questo vale anche per la Francia, patria dello stato laico, dove quest’anno c’è stato il boom dei battesimi degli adulti.

Cosa cercano?

Da sempre l’umanità si pone domande che guardano al di là della realtà in cui viviamo. L’inizio, la fine, l’oltre. È la ricerca di un senso, attrazione per l’inconcepibile. Molte persone lo negano, ma a me sembra che queste domande siano presenti in modo diffuso. Parlo con molti ragazzi, anche per i colloqui di stage, chiedi “cosa ti piace leggere?” e rispondono “La valle dell’Eden” di Steinbeck.

Ha citato più volte il tabernacolo come punto focale dell’interesse di chi entra in chiesa per “cercare”. Perché?

Per me è un po’ la sintesi della fede. Credere che quel dischetto di farina e acqua, preparato non più dalle suore ma da macchine industriali, sia il corpo di Cristo … beh ci vuole molta fede. È un mistero, qualcosa che ha a che fare con “l’oltre” che le persone cercano.

La Chiesa cattolica è capace di rispondere a questo bisogno?

Non credo che oggi abbia gli strumenti necessari. Sia per la povera formazione di chi dovrebbe accompagnare questa ricerca, e non parlo dei laici ma proprio dei sacerdoti, sia perché nella Chiesa, dopo il concilio, si confrontano due anime che, banalizzando un po’, potremmo chiamare conservatrice e progressista. Si perdono in scontri sterili e violenti, spesso utilizzando argomenti poco comprensibili anche per me che sono dell’86, 21 anni dopo la fine del concilio, figuriamoci per i giovani.

Anche il laico che vuole dare un contributo ha difficoltà a farsi ascoltare.

Credo che bisognerebbe tornare all’essenziale, al messaggio originario senza troppe sovrastrutture, la Chiesa dovrebbe tornare a fare quello che sa fare.

Religione, fede, spiritualità. Qual è il significato di questi tre termini?

La religione è un insieme di regole e precetti codificati che rappresentano la fedeltà a un sistema istituzionalizzato. La spiritualità è la ricerca di qualcosa di più alto, di più grande, che dia senso al tutto. La fede è la convinzione, più che la speranza, che ci sia qualcosa “in più” che non vediamo e di cui non abbiamo prove tangibili ed empiriche.

I tre termini sono legati, ma non sovrapponibili: si può avere una forte spiritualità senza essere religiosi e senza fede.

Perché il cristianesimo è la fede più diffusa al mondo?

Perché il cristianesimo è la religione della libertà. L’individuo è lasciato libero di fare le sue scelte. Il bene e il male sulla terra, anche le peggiori tragedie, sono il prodotto della libertà degli uomini, una loro responsabilità.

Il cattolicesimo si fonda sul dettato evangelico che tutti i comandamenti sono riassumibili in uno solo: ama Dio e ama gli altri. Questo ha avuto grande successo perché ha tolto i lacci e lacciuoli che tenevano imbrigliata una società, ha permesso una grande espansione.
Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia: le conquiste coloniali. Le Filippine non sono diventate il paese più cattolico dell’Asia perché hanno detto “siamo liberi!” ma perché sono stati conquistati. Poi però si sono trovati bene, evidentemente, e hanno continuato ad essere cristiani anche quando avevano riconquistato l’indipendenza.

La religione ha un impatto sul mondo?

Certamente. Lo vediamo dovunque: negli Stati Uniti dove 7-8 anni fa è nato il nazionalismo cristiano che oggi, con Trump, è diventato quasi un dogma. In Europa ne abbiamo un esempio nelle ultime elezioni in Polonia. In Brasile, dove le sette evangeliche hanno avuto un’influenza molto forte nell’elezione di Bolsonaro. Anche in Cina, dove l’identità cristiana è stata una delle spinte alla reazione contro i tank cinesi che circondavano la città perché volevano farla propria.

E cito solo esempi che hanno a che fare con il cristianesimo, ma se pensiamo all’Islam e all’Induismo è ancora più evidente.
L’elemento religioso c’è eccome! E viene brandito come un vessillo.

Che rapporto ha con la morte?

Sono cattolico e credo nella resurrezione dei corpi. Certamente le domande se le fanno tutti, anche i credenti. Lo stesso Papa Francesco ha fatto scrivere nel suo testamento: nella speranza della resurrezione. È una speranza non una certezza. Fede, appunto, non prova empirica.

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Foto piazza San Pietro: Photo2021, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

 

 

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Psicologo. Dopo più di 40 anni di lavoro nelle organizzazioni ha deciso di dedicare il suo tempo alla famiglia e allo studio delle religioni e della spiritualità nel mondo.

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