Non c’è un senso da cercare perché tutto ha già un senso
Incontriamo don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della fraternità di Romena a Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo.
Scrive libri, lavora il ferro vecchio dei contadini, commenta il Vangelo della domenica su Avvenire, racconta di sé e della sua esperienza in giro per l’Italia e in televisione. Ma soprattutto, aiuta le persone che arrivano a Romena. O, come dice lui, le ascolta.
Chi viene alla fraternità di Romena?
All’inizio, nel 1991, arrivavano prevalentemente persone lontane dalla Chiesa, attratte anche dallo stile che abbiamo. Oggi accogliamo anche molte parrocchie e gruppi di Chiesa. Questo mi sembra positivo, perché significa che il messaggio che cerchiamo di trasmettere è diventato più universale.
Le persone che arrivano qui sono spesso in un momento di crisi o di sofferenza. La “crisi” è un’opportunità: un’occasione per eliminare ciò che non serve o che è dannoso e arrivare al cuore della questione.
L’obiettivo non è tanto dare risposte, quanto aiutare le persone piegate dalla vita a smettere di lamentarsi, rialzarsi e continuare a camminare. Non do istruzioni, le spingo ad ascoltarsi e a guardare il mondo con occhi diversi.
Cosa significa aiutare senza dare istruzioni?
Oggi c’è la tendenza a voler dare una risposta a ogni domanda. Abbiamo un gruppo di genitori che hanno perso i figli e che ci pongono domande disperate: “Dio, dov’eri in quel momento?”, “Da dove ricomincio a vivere?”, “È Natale, mi manchi ancora di più”.
Io non posso rispondere a queste domande spiegando perché il figlio è morto o cosa devono fare per tornare a vivere. La domanda non va “risolta”, va “abitata”. Significa camminare insieme a loro, piangere con loro, sognare con loro una via di uscita dal dolore. Alla fine, nella vita quotidiana, nulla cambia. Quello che è cambiato è il loro modo di vederla.
Come si fa?
Bisogna curare i pensieri, perché diventano parole; e le parole, perché diventano gesti, azioni, vita. I nostri pensieri creano la realtà che viviamo.
Molto dipende da noi. Ci vuole un po’ di disciplina. Questa parola può spaventare, ma in realtà la disciplina è già presente nella nostra vita, imposta dall’esterno: il lavoro, la famiglia, le responsabilità. Spesso diventa una gabbia inconsapevole.
Quello che dico io è che bisogna portare la disciplina dentro di sé. Almeno nei pensieri. Puoi scegliere se vedere il mondo come tutto marcio o scoprire che c’è anche tanto di buono; puoi vedere la vecchiaia come una disgrazia o come un’opportunità. Questo cambiamento di visione trasforma l’esistenza.
Mi sembra una riflessione importante, ma non facile da mettere in pratica, soprattutto per gli anziani, che hanno molte cose da lasciar andare e poco tempo per rifarsi.
Ci sono due parole che direi a queste persone: malinconia e nostalgia. La prima andrebbe eliminata, è “l’umor nero” dei latini, quella patina sul cuore che ti fa vedere tutto nero. La seconda, invece, è dolce: è la tristezza del non ritorno, quella che ti fa dire: “È andata così, pace!”.
La vecchiaia può essere una grande opportunità per rallentare, ascoltare e ascoltarsi. È il momento per guardare indietro e ringraziare per ciò che è stato, anche per le difficoltà e le sofferenze, perché anch’esse hanno contribuito a fare di te ciò che sei. Per finire bene la vita bisogna abbracciare tutto ciò che hai vissuto; se la rabbia rimane dentro, allora hai finito.
A quelli che hanno perso un figlio, dico di non fermarsi a guardarlo nella tomba, ma di immaginarlo davanti a loro che li aspetta. Portate avanti la sua vita, prendete le due cose più belle che aveva e cercate di diventare quelle cose: la sua gioia di vivere, la sua curiosità, il suo coraggio, la sua sensibilità.
È necessario essere religiosi per poterlo fare?
Siamo abituati a separare la vita dalla religione, ma io credo che la vita stessa sia religiosa. Va al di là del credere o non credere. Ogni essere umano ha desiderio di infinito, una sete che lo spinge a cercare qualcosa di più grande. In questo senso non è l’ateismo il problema, ma l’idolatria: comprare tutto, anche le cose che non hanno alcun valore.
Le persone vengono a Romena a cercare un senso?
Sì, e io dico loro che non devono cercare un senso, perché tutto ha già senso. C’è una bellissima canzone di Vasco Rossi, Un senso, che parla di questa frenetica ricerca di qualcosa che forse, alla fine, non c’è. A un certo punto dice: “Senti che bel vento, domani un altro giorno arriverà”.
Se ti ricordi anche Leopardi immagina infiniti spazi, sovrumani silenzi e profonda quiete, e si spaventa, ma quando sente il vento tra le foglie gli sovvien l’eterno. Dicono la stessa cosa: ascolta, guarda, smetti di cercare. Il senso è nel vento tra le foglie e nel domani che arriva, è la vita stessa, non qualcosa in più o di diverso.
Hai paura della morte?
Tutti abbiamo paura della morte, anch’io. Ma con la paura o si aggredisce o si scappa; con la morte né l’una né l’altra cosa servono. È meglio fermarsi e guardarla meglio. Per morire bene ciò che conta non sono i risultati che hai raggiunto, ma quanta vita hai lasciato con il tuo passaggio, perché alla fine ognuno di noi è alla ricerca di un po’ di pane, un po’ di affetto e di sentirsi a casa da qualche parte.
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Psicologo. Dopo più di 40 anni di lavoro nelle organizzazioni ha deciso di dedicare il suo tempo alla famiglia e allo studio delle religioni e della spiritualità nel mondo.












