Dolore e rigidità alle spalle?
Potrebbe trattarsi di Polimialgia Reumatica. Come riconoscerla per intervenire e quando allarmarsi.
I dolori articolari sono piuttosto frequenti nelle persone che si affacciano alla soglia dei 65 anni, la maggior parte di essi sono legati all’artrosi, malattia degenerativa cronica e progressiva che interessa le articolazioni. Talvolta si rende necessario distinguere i dolori derivanti da altre peculiari condizioni patologiche per le quali l’approccio terapeutico si differenzia. Una di queste è la polimialgia reumatica.
Si tratta di una patologia infiammatoria caratterizzata da dolore e rigidità principalmente al collo, alle spalle e alle anche, che spesso interessa anche le braccia e le cosce. Si configura come una delle più comuni patologie infiammatorie reumatologiche nella popolazione anziana, al secondo posto solo dopo l’artrite reumatoide. Molto frequentemente si può manifestare in associazione con l’arterite a cellule giganti, che è la più comune vasculite (processo infiammatorio dei vasi arteriosi) della popolazione anziana. Entrambe le patologie sono rare negli under 50 anni e le donne sono più colpite degli uomini.
Questa patologia si manifesta tipicamente con dolore o ridotta capacità di movimento a livello delle anche, del collo e delle spalle, a volte sono coinvolte anche le braccia e le cosce. Il dolore può comparire improvvisamente oppure progressivamente nel corso di settimane. Dolore e rigidità sono tipicamente più intensi al mattino (caratteristica è la presenza di una rigidità mattutina della durata di almeno 45 minuti), migliorano progressivamente nel corso della giornata, si acuiscono la notte e rendono difficile l’addormentamento. Vestirsi, lavarsi o pettinarsi i capelli, alzarsi dal letto o da una sedia diventano attività difficili a causa dei dolori. A volte all’esordio può esserci malessere generale, perdita di peso e febbre. Se presente cefalea, dolore alla masticazione, disturbi visivi, formicolii e dolore al cuoio capelluto va sospettata ed immediatamente esclusa la presenza di arterite a cellule giganti. Come già accennato, l’arterite a cellule giganti è un processo infiammatorio che interessa le grandi arterie tra cui in particolare l’arteria temporale.
La diagnosi è clinica. Agli esami del sangue si riscontra un caratteristico aumento di VES e PCR, due esami ematochimici che suggeriscono la presenza di infiammazione. L’esame ecografico può essere d’aiuto nella diagnosi, mentre altre indagini più avanzate come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RMN) dovrebbero essere considerate solo in casi selezionati. Talvolta la presentazione clinica è sfumata – interessamento di una sola spalla, la non immediata risposta ai cortisonici, la debolezza muscolare, l’interessamento prevalente di articolazioni periferiche come quelle di ginocchia o mani – e apre la strada all’esclusione di altri quadri di patologie reumatologiche altrettanto plausibili come l’artrite reumatoide, l’artrosi della spalla, la malattia della cuffia dei rotatori, la polimiosite.
Il cortisone rappresenta tutt’oggi la pietra miliare della terapia. Il trattamento va cominciato il prima possibile, usando basse dosi (15-25 mg al giorno), a cui generalmente segue un rapido miglioramento dei sintomi. Quando si ottiene la remissione clinica, la dose di cortisone deve essere ridotta molto lentamente sino a sospensione. La durata media del trattamento è di 8-12 mesi.
Per garantire un buon controllo di questa patologia e scongiurare la persistenza dei sintomi, considerato anche che le recidive sono frequenti, è necessario proseguire con un attento monitoraggio sia in concomitanza della riduzione della dose di cortisone che nel medio-lungo termine, per poter da un lato minimizzare gli effetti legati alla terapia cortisonica (diabete, osteoporosi, ipertensione) e dall’altro intervenire sull’eventuale ripresa di malattia.
La polimialgia reumatica è una patologia abbastanza comune nella popolazione anziana che impatta in modo spesso severo sulla vita quotidiana della persona colpita, tanto da associarsi ad una disabilità percepita che talvolta risulta anche più stressante del dolore e della rigidità mattutina, i due sintomi cardine. Bisogna quindi affidarsi al proprio medico di medicina generale che avrà cura di indirizzare verso lo specialista per la corretta gestione della terapia.
foto AndreyPopov su licenza iStock
Giuseppe Bellelli è Professore Associato di Gerontologia e Geriatria presso il Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi Milano-Bicocca. Fa parte del Consiglio Direttivo della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) e dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP). Valentina Maria Deiana, dottoressa specializzanda in Geriatria presso l'Università Milano Bicocca