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Argomenti Letti e visti

Basta una vita accanto ?

Della serie “Appassire con stile”. 

Al giorno d’oggi, a fronte di 10 libri pubblicati, solamente 4 sono scritti da donne: una di queste è Isabella Garavagno, con “Vite accanto”, edito dall’Araba Fenice, un romanzo ambientato nella Racconigi dei primi anni del ‘900, con le sue filande e l’Ospedale Psichiatrico. Da questa prospettiva di provincia è vissuta la storia d’Italia: la guerra di Libia, le due guerre mondiali, il fascismo, i partigiani, le camicie nere, i Tedeschi insediati nel castello di Racconigi, la loro ritirata, la Liberazione e il secondo dopoguerra.

Ho presentato il libro all’Unitre di Fossano (Cn) in occasione della Festa della Donna e sono balzate fuori tante donne del ‘900, diverse nella loro tipologia. C’è Giovanna, la donna ricca, algida e scostante, che si sposa a 30 anni illibata e non accetta di condividere il letto col marito, il farmacista Cesare Mancini; non è un caso che l’amico napoletano di lui, invitato al matrimonio, pensa di Giovanna che “na jatta fredda nun te fa’ scarfà” ( una gatta fredda non ti sa scaldare…); c’è Ninin, la serva di casa che muore per un aborto procurato, mentre il fidanzato è lontano, in guerra in Libia; c’è Norina, la serva saggia, coetanea di Giovanna, la padrona, che vive tutte le vicende di famiglia; c’è Carmen la prostituta della Maison Josette, il più bel bordello di Torino, 5 lire a marchetta, che affida la figlia Benedetta a una donna, Teresa, che le farà da madre; c’è Teresa, maestra, donna emancipata, che crede nei diritti delle donne e nel diritto all’istruzione dei più poveri, che amerà, riamata, Cesare, in un amore clandestino; c’è Benedetta che sposa Michele, fratello di Ninin, al quale la lega un’affettuosa promessa di bambina… E la loro figlia Caterina, innamorata di Franz, figlio di un ufficiale tedesco, che studia violoncello, la quale subirà le vessazioni dei fascisti per questo, negli ultimi giorni di guerra….

Tutte queste donne sono unite dal filo d’Arianna, quasi un filo rosso, dipanato da Cesare Mancini, il farmacista antifascista che cura le rose, colto, premiato per i suoi studi sulla pellagra, marito di Giovanna, sempre di lei rispettoso. Muore a metà romanzo, ma le sue idee, le sue conoscenze, la sua generosità di sentimenti costituiranno lo scenario in cui Giovanna invecchierà accanto alla serva Norina.

Riuscirà Giovanna, durante la sua lunga vita ad accettare, a sciogliersi e ad amare coloro che la circondano? Le basterà la “vita accanto” che ha avuto col marito, come il faggio rosso del loro giardino, dalle cui radici partivano due tronchi, uno accanto all’altro, o rimpiangerà di non aver “unito” la sua vita a quella di Cesare? La “vita accanto” ad un’altra persona può rappresentare un valore o non basta?

E’ il dilemma presente nelle due poesie poste in premessa al romanzo: il rimpianto per ciò che non si è vissuto o l’accettazione piena di ciò che è stato?

Passi echeggiano nella memoria,

lungo il corridoio che non prendemmo,

verso la porta che non aprimmo…

T.S.Eliot

Wisława-Szymborska

E l’altra poesia:

E a me è capitato di esserti accanto.

E davvero non vedo in questo

Nulla di ordinario.

W Szymborska

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