aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Letti e visti Letti e visti

Per quieto vivere

Massimiliano Smeriglio, Per quieto vivere, Fazi Editore 2017.

Roma, giugno 1945. La portiera dello stabile di un quartiere popolare, fervente fascista, ritiene che tra i suoi doveri istituzionali vi sia quello di mantenere l’ordine tra i condomini e denuncia due giovani partigiani: i ragazzi, a causa sua, vengono fucilati.

La folla inferocita la cattura, la malmena davanti agli occhi terrorizzati del figlio di otto anni e la rinchiude nel vano dei cassoni dell’acqua, al decimo piano dello stabile.

Ben immaginando la sua sorte, la donna elude la sorveglianza dei suoi aguzzini e si lancia nel vuoto: il ricordo del suo corpo scomposto in cortile tormenterà a vita il figlio.

Quando questi, ormai adulto,  prende il posto della madre nel portierato, la sua ossessione è la ricerca della verità: chi tra gli abitanti del condominio si è reso colpevole di quella morte atroce?

Alla fine della sua scialba carriera, il portiere si ritira nel paese di origine e l’incarico passa al figlio.

Siamo ai giorni nostri. Il nuovo portiere dello stabile è un quarantenne scapolo, meschino e furbetto, una laurea in sociologia per compiacere i genitori. Il  “quieto vivere” è il suo stile di vita e il portierato la professione che meglio gli si addice.

Dal padre ha ereditato l’ossessione di scoprire chi ha causato la morte della nonna, sicuramente qualcuno del condominio.

Giorno dopo giorno, sorveglia il microcosmo di vicende umane e filtra tutto attraverso il suo sguardo deformato, fatto di morbosità e grettezza.

La sua voce narrante si alterna alle voci dei condomini: il giornalista destinato a morire per una terribile malattia degenerativa, assistito dal figlio amorevole. La coppia di trans, la “mattacchiona” vittima di una vicenda oscura e tragica, il figlio fuggito all’estero per liberarsi del peso di un padre cui non vuole assomigliare, che oggi torna per seppellirlo. Il piccolo spacciatore, padre affettuoso di una ragazzina adolescente.

“Per quieto vivere” è un libro che non si legge tutto d’un fiato. Spesso è ruvido, a volte persino irritante, ma l’amaro che lascia è ben compensato dalla profondità dei temi e dalle riflessioni che da questi scaturiscono: la malattia, la morte, l’amore paterno e quello filiale, il rancore, il pregiudizio. E infine la ricerca di una verità che, una volta scoperta, non reca alcun sollievo.

Filo conduttore è l’avvicendarsi delle generazioni,  mentre il tempo scorre e ciascuno raccoglie ciò che ha – o non ha – seminato: uno spunto di riflessione per noi lettori Senior!

Massimiliano Smeriglio, Per quieto vivere, Fazi Editore 2017

Leggi le altre recensioni della nostra Rubrica “Letti e Visti”

Commenta