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Letti e visti

Le ereditiere

Il film paraguayano, già vincitore di numerosi premi e candidato all’Oscar, racconta la storia di due donne che convivono, Chela e Chiquita. La prima soffre di depressione e vive ritirata, la seconda è attiva ed estroversa. E’ di certo la persona dominante della coppia. Si intuisce che è una coppia lesbica, anche se non è mostrato esplicitamente.

Le due donne, di origini borghesi, attraversano una difficile crisi economica. Chiquita cerca di sopravvivere attuando una truffa e viene chiusa in carcere. Chela è costretta a scuotersi dalla sua passività e ad occuparsi della convivente. Si inventa l’attività di tassista che la rimette in gioco a contatto con la gente. E ha occasione di conoscere Angy, una giovane cliente con cui si stabilisce subito una vicinanza affettiva.

Dunque i temi della pellicola sono due. Le difficoltà economiche e l’omosessualità.

La perdita degli averi, messi in vendita poco a poco, è una delle parti meglio riuscite del film. Prima sentiamo un pianoforte che non è accordato, immagine ancora più suggestiva delle sequenza in cui il piano stesso viene ceduto a un’acquirente. Poi le belle stoviglie di pregio, presentate fin dall’inizio su un elegante cabaret come fossero loro le protagoniste del film, vengono messe in vendita . E infine tocca ai quadri. Non assistiamo alla loro dipartita ma vediamo sulla parete gli aloni, malinconici e deprimenti, dopo la loro scomparsa.

L’omosessualità è solo accennata. Le due donne, dopo una convivenza decennale, non pensano di certo al sesso in un rapporto logorato dal tempo. E quando Angy propone un’avance a Chela, lei si chiude in bagno. Il regista sembra trattare con molta cautela un tema tabù poco presente nella cinematografia sudamericana.

Chela è la vera protagonista di un film minimalista, fatto di sguardi e di silenzi. Lei si muove sperduta e timorosa nell’intraprendere la nuova attività di tassista. Non ha la patente, non è abituata a guidare in autostrada, ma accetta di mettersi in gioco.

E’ un film tutto al femminile che può apparire anche troppo di parte. Gli uomini sono sullo sfondo e sono tutte figure negative. Angy racconta di un episodio di seduzione da parte di un pescatore quando era adolescente. E poi licenzia un fidanzato sgradito. D’altro canto Chela non è mai stata sposata.

Ma è anche una pellicola sulla solitudine. Nessuna delle protagoniste ha una famiglia. Le amiche rappresentano gli unici legami affettivi anche per le signore ottantenni che giocano a bridge e che si fanno portare in automobile. Solo una di loro, vedova, dice a Chela che non sa cosa vuol dire perdere un marito. Dunque l’amicizia femminile è un ulteriore tema trattato dal regista.

L’interpretazione di tutte le protagoniste, a partire da Ana Brum, è decisamente ottima. Nel film non c’è azione e la vicenda poggia su una sceneggiatura non sempre all’altezza del suo compito tanto che, soprattutto nella seconda parte, il film appare eccessivamente lento.

Un film comunque molto gradevole da vedere.

Le ereditiere, di Marcello Marchesi con Patricia Abente, Margarita Irun, Ana Ivanva Villagra e Ana Brum

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