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Salute

La visita geriatrica, questa sconosciuta

La valutazione multidimensionale geriatrica: età biologica contrapposta ad età anagrafica.

La Geriatria è la branca della medicina che si occupa della salute e delle malattie delle persone anziane. Per molti anni la soglia di riferimento oltre la quale definire anziano un individuo è stata convenzionalmente posta ai 65 anni di età. Più recentemente i geriatri hanno rivisto tale soglia che oggi può essere fissata a 75 anni. Oggi, infatti, la maggioranza delle persone con età compresa tra i 65 e i 75 anni può essere considerata “giovane-adulta”, in grado di condurre vita attiva, paragonabile per intensità di relazioni e iniziativa, a quella dei giovani adulti di un ventennio fa e non certamente a quella di individui che vent’anni orsono avevano 65 anni.

Foto JD Mason da stocksnap.io

Perché è opportuno stabilire una soglia che distingua l’individuo giovane-adulto dall’anziano? Se è vero che l’età anziana non impedisce di per sé la possibilità di condurre una vita in salute, è altrettanto vero che, con l’invecchiamento, il rischio di sviluppare malattie (soprattutto croniche) e limitazioni funzionali (cioè intese come limitazioni al funzionamento degli apparati del nostro organismo) aumenta. In ragione di ciò, l’individuo anziano è maggiormente esposto, rispetto ad un individuo giovane, al rischio di sviluppare una condizione definita in ambito geriatrico come “fragilità”. Con il termine “fragile” si identifica una condizione clinica multifattoriale (cioè dovuta a molteplici cause) che non può essere di per sé definita come una malattia, bensì come una condizione di estrema vulnerabilità biologica e clinica, tale da esporre la persona che ne è affetta ad un maggior rischio di incorrere in eventi avversi. Per eventi avversi si intendono ad esempio complicanze post-chirurgiche (cioè insorte dopo un intervento chirurgico di qualsiasi natura), cadute, o l’incapacità di recuperare la propria autonomia motoria (capacità di alzarsi dal letto e deambulare) dopo una malattia.

Definendo la fragilità è possibile definire per converso l’età “biologica” dell’individuo, da contrapporsi all’età anagrafica. L’età anagrafica (quella desumibile dalla carta di identità) non è quasi mai utile per prendere delle decisioni terapeutiche in un paziente anziano, mentre al contrario quella biologica è fondamentale. Tutti, infatti, abbiamo nozione, per sentito dire o per notizie ascoltate alla radio/TV, di individui molto anziani (anche ultracentenari) che hanno brillantemente superato interventi chirurgici particolarmente problematici: nella maggior parte dei casi si trattava di individui anziani sì dal punto di vista anagrafico, ma molto più giovani dal punto di vita “biologico”.

Al contrario, l’individuo fragile versa in uno stato di equilibrio biologico precario, suscettibile di scompensi a cascata che compromettono la capacità di mantenere l’omeostasi (l’equilibrio delle funzioni dell’organismo) a causa della minore efficacia dei meccanismi di compenso dell’organismo (cioè di una ridotta resilienza). Qualora un individuo anziano dovesse incorrere in una ospedalizzazione per qualsiasi ragione, la possibilità di sviluppare complicanze durante il ricovero e l’incapacità di recuperare il proprio stato di salute precedente sarà ridotto in presenza di una condizione di fragilità.

Foto di valelopardo da Pixabay

Come valutare la fragilità? Poiché appunto la fragilità dell’individuo anziano non dipende da una singola malattia bensì da molti elementi, è dunque necessario valutare più “dimensioni della salute”. Ciò può essere fatto mediante la “Valutazione Multidimensionale Geriatrica” (VMG). La VMG è una metodologia ampiamente collaudata in ambito geriatrico che si caratterizza per tre aspetti principali: 1) è focalizzata sulla complessità dell’anziano, analizzando le cosiddette “5 I” della Geriatria: danno Intellettivo (la presenza di deficit delle funzioni cognitive), Instabilità (disturbo dell’equilibrio e dell’andatura), Immobilità, Incontinenza, rischi Iatrogeni (cioè i rischi dovuti all’assunzione di particolari farmaci); 2) misura la “funzione complessiva”; 3) è multidimensionale, in quanto comprende oltre alla valutazione dello stato funzionale, il profilo psicologico, cognitivo, sociale, economico e spirituale. Tipicamente gli strumenti della VMG finalizzati a valutare una condizione di “fragilità”, includono la valutazione clinica tradizionale, ma anche la valutazione dello stato socio-economico-ambientale, dello stato funzionale (cioè della capacità di portare a termine le attività comuni della vita quotidiana), delle funzioni cognitive e dello stato psico-affettivo, nonché la valutazione dello stato nutrizionale. Inoltre si registra il trattamento farmacologico in atto, i valori e le preferenze di cura dell’individuo. Per valutare ciascuno di questi ambiti vengono utilizzate apposite scale o questionari composti da domande che vengono poste al paziente e/o ai familiari. I punteggi ottenuti consentono di misurare il livello di compromissione (o di integrità) nei vari ambiti, ed in tal modo il geriatra potrà ottenere un quadro completo del livello di fragilità (biologica, sociale o cognitiva) dell’individuo. Infine la VMG valuterà anche i bisogni e lo stress del caregiver o dei familiari che assistono il paziente fragile. La VMG è in sintesi la metodica più attuale per cogliere in modo dettagliato gli aspetti di complessità dell’individuo anziano, consentendo di individuare i soggetti a maggior rischio di incorrere in eventi avversi, indipendentemente dall’età anagrafica e dalla presenza di malattie specifiche.

Quanto è frequente la condizione “fragilità”? Sebbene non esistano studi di prevalenza in Italia, si può desumere, sulla base di altri studi, che tra gli individui ultra 65enni residenti al domicilio una percentuale compresa tra il 12 e il 15% sia di fatto “fragile”. Tale percentuale è nettamente più elevata oltre gli 85 anni di età e tra gli individui anziani ricoverati in ospedale. Per tale motivo è di fondamentale importanza, per tutti gli anziani residenti al domicilio che abbiano compiuto i 75 anni di età, rivolgersi al geriatra per una valutazione specifica del rischio di sviluppare fragilità o di esserne già affetti. La valutazione VMG dovrebbe poi essere routinaria in tutti i reparti ospedalieri in presenza di individui con età superiore ai 75 anni.

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