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Letti e visti

La vita lunga delle donne

Hanno vissuto gli anni delle grandi trasformazioni sociali, sono state giovani in un’epoca di fermenti culturali e innovazioni: sono le donne che hanno più di 65 anni, 7 milioni in Italia.

Marina Piazza, sociologa attenta alla questione femminile, traccia un ritratto della generazione cui lei stessa appartiene. Non ha la pretesa dell’esaustività, ma più semplicemente parla delle donne con cui ha dialogato nei molti incontri tenuti sul tema della vecchiaia.

Quando si diventa vecchie?

Non siamo state giovani tutte allo stesso modo e anche la percezione dell’ingresso nell’ultima parte della vita è diversa.

C’è chi si accorge della propria vecchiaia all’improvviso, nello sguardo altrui: un posto a sedere ceduto sull’autobus, o il nipotino che osserva: “Nonna, ma sei vecchia!”.

C’è chi, ancora giovane, sperimenta un indebolimento delle forze a causa di una malattia e si proietta anzitempo nella condizione futura.

I vissuti personali sono differenti e non è corretto descriverli attraverso luoghi comuni, spesso poco aderenti alla realtà.

Negli anni passati la vecchiaia veniva percepita come una condizione triste e temibile. Oggi, al contrario, è diffusa la visione di un giovanilismo esasperato, irrealistico e poco rappresentativo della effettiva condizione degli over 60.

Voce fuori dal coro, Marina Piazza rifiuta sia i vecchi che i nuovi stereotipi e preferisce la dizione Invecchiamento creativo invece di Invecchiamento attivo.

Creativo perché – così come abbiamo vissuto la giovinezza ciascuna a proprio modo rigettando i vecchi modelli – oggi viviamo gli anni della maturità secondo le nostre esperienze pregresse, i valori che hanno animato le nostre vite, le condizioni sociali e il retroterra culturale che possediamo.

Seguendo il filo di questo divenire creativo si snoda l’excursus della Piazza.

Che cosa succede con l’avanzare degli anni?

Cambia il vissuto della memoria. I ricordi dell’infanzia si fanno nitidi e viene voglia di ricordare, di narrare, di scrivere.

Negli anni giovanili eravamo troppo occupate a definire noi stesse per pensare alla nostra infanzia. Oggi invece:

“lei – la bambina – si rifà viva, ci prende per mano, cerca di insegnarci qualcosa, proprio perché sappiamo di entrare in una fase che ci assegna sentimenti e compiti nuovi e avvertiamo la necessità di appigliarci a momenti significativi della nostra vita per trovare la nostra «verità».”

Sovente negli anni della maturità cambiano le condizioni economiche, gli stili di vita, il rapporto con il corpo, costringendoci a continui adattamenti: “Non mi sono fermata affatto, ho però cambiato passo”, scrive l’Autrice.

Cambia la percezione della sessualità. Curiosamente, si tratta dell’argomento che più ha incontrato pudori e reticenze negli incontri della Piazza con le donne.

Proprio la generazione che in gioventù ha parlato tanto liberamente della propria sessualità, oggi sembra aver difficoltà a raccontare come lo vive (o non lo vive).

Purtroppo, è anche il tempo delle perdite e ci si deve misurare con l’improvviso venir meno di abilità fino a poco prima date per scontate, e di tante persone care.

La vita lunga delle donne non è un libro che si legge d’un fiato.

E’ piuttosto un invito alla riflessione, al confronto tra le nostre istanze personali e quelle di chi vive la nostra stessa condizione.

Il linguaggio è quello della sociologa, puntuale e rigoroso. Tuttavia, è ampiamente accessibile ai profani e spesso lascia il posto al linguaggio più intimo della donna che vive in prima persona ciò che descrive.

In fondo è un invito alla speranza, perché la vecchiaia

“può anche capovolgere tutto. Soprattutto le idee preconcette, le immagini stantie, i luoghi comuni, siano negativi o positivi. Per dare un po’ di spazio alla vita.”

Marina Piazza, La vita lunga delle donne, Solferino, 2019

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