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Psicologia e longevità

Come affrontare l’isolamento in modo insolito

Isolamento, senior, media durante l’era Covid

Sono ormai numerosissime le ricerche che segnalano le conseguenze negative dell’isolamento (Richard Armitage, Laura Nellums 2020). L’invito a non uscire, a non vedere i famigliari, a non abbracciarsi, a non fare neppure la spesa sono misure finalizzate soprattutto alla protezione dei senior che si sono rivelate portatrici di possibili conseguenze negative. La passeggiata solitaria, permessa, fa bene al fisico ma non agli affetti.

La solitudine dei senior, in particolar modo quelli intorno ai 70 anni, al di là della pandemia può essere dovuta a una vedovanza, un divorzio o alla lontananza dei figli che sovente abitano altrove e sempre più spesso all’estero. E’ un problema diffuso che può produrre ansia, depressione, stress, insonnia e attenzione verso i segnali negativi. Il vaccino è ormai accessibile ma la sensazione di non poter tornare alla vita di prima è comune.

La tecnologia fornisce numerose risposte a questo problema pur non potendo sostituire il calore di un rapporto fisico.

Le risposte più ovvie sono le telefonate, le chat e i messaggi whatsapp. Solo due osservazioni. Le telefonate e le chat richiedono sincronia e sono volatili. Non sono replicabili al momento del bisogno. I messaggi whatsapp sì, ma hanno il problema di un linguaggio impoverito dalla sintesi.

Le videoconferenze sono un mezzo utilissimo ma poco caloroso nel senso che stare tutti sul monitor invece che stare in cerchio come accadrebbe nella vita e osservare turni per parlare crea una situazione un po’ statica. Certo, i vantaggi della voce e del contatto visivo sono innegabili.

Tuttavia, accanto a questi media, vorrei invece qui riflettere su un mezzo di comunicazione vecchio e un po’ in disuso, ma ancora valido: le mail. Ecco, ogni senior ricorda i bei tempi delle lettere inviate per posta e dei biglietti augurali di carta scritti a mano. Ognuno di noi ha avuto difficoltà a disfarsi di emozionanti messaggi cartacei mandati da un amico o da un parente, magari deceduto, o da un amore.

Certo c’era già il telefono. Ma una telefonata di 40 anni fa si è persa nella memoria a breve temine, mentre un biglietto o una lettera sono eterni (come i libri cartacei). Dunque, le mail potrebbero essere un mezzo di comunicazione che ha ancora molto da dire tra amici e parenti lontani.

In primo luogo, permettono un pensiero più complesso. Scrivere significa riflettere, dare un nome a situazioni e sentimenti, trovare le parole giuste. E’ un’utile ginnastica per la mente. Anche chi legge usa l’immaginazione. La scrittura non telegrafica fa bene sia a chi legge sia a chi scrive. Una bella descrizione, dove si parla anche di emozioni, non può essere più efficace di una foto dozzinale? Non siamo forse immersi in un diluvio di foto superflue?

Inoltre, le mail stanno immobili nel computer e nel cellulare sempre a disposizione per una rilettura in un momento di solitudine anche di notte quando il cellulare tace. Infine, se significative, possono essere stampate come una vecchia lettera postale. E una foto si può sempre allegare a una lettera se proprio ce n’è bisogno.

Non sono la sola a prediligere le mail. Vittorio Pasotti, iscritto all’Università della Terza Età di Pavia e intervistato su Corriere Milano lo scorso 13 gennaio, ha inviato, durante il primo lockdown, 80 mail, una al giorno, contenenti ciascuna una poesia ai suoi compagni di corso. Le mail sono state assai apprezzate.

Inoltre ricordo sempre il sito https://www.interpals.net/ dove persone di tutto il modo diventano compagni di penna e si scambiano mail.

Forse potrà sembrare un’idea troppo romantica e passatista. Ma non sempre le belle abitudini del passato sono da archiviare.

Foto di Marcus Aurelius da Pexels

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