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Letti e visti

Astolfo

Il cinema di Gianni Di Gregorio è prezioso e inimitabile, un dono continuo per noi, una musica per vecchi animali dai capelli grigi e dal cuore indomito e appassionato.

In “Astolfo” ci regala la possibilità di immedesimarci nei suoi panni o in quelli di Stefania Sandrelli e di sognare il celebre – Caterina Caselli docet – “verde prato dell’amore”.

La grazia leggera, quasi eterea, e la consapevole ingenuità di Gianni Di Gregorio, personaggio e autore di cinema, uniti in simbiosi inestricabile, sono sotto gli occhi di tutti: potrebbe camminare sull’acqua o volare come un aquilone al primo soffio d’aria. E l’aria del suo film non è più quella di Roma, ma spira dai borghi laziali dove Di Gregorio, nei panni di Astolfo, un professore in pensione di antica famiglia nobiliare, con quella figura quasi donchisciottesca e la sua faccia dalle rughe farcite di cinema, è costretto, causa sfratto, a trasferirsi.

Astolfo torna da Astolfo: si trasferisce nella magione avita dove campeggia il ritratto del celebre, omonimo fondatore della famiglia che diede lustro, case e terre al casato, dissipate poi dai discendenti con noncurante ignavia nel corso dei secoli.

Come ogni ritorno al natio borgo selvaggio, anche quello di Astolfo non è sotto il segno della felicità: nel palazzotto nobiliare dalle crepe al muro il Professore si misura con inconvenienti e personaggi che arricchiscono l’albero della vita, pardon, finzione quotidiana. Il curato si è accaparrato un salone costruendo un muro che ne impedisce l’accesso ad Astolfo, il quale si trova in casa un occupante abusivo.

Astolfo, mite e sensibile, riesce subito a convivere con lui, così come con un cuoco e un ragazzo che gli fa dei lavoretti in casa.  L’unico suo cruccio è rappresentato dal prete furbo e anche dal sindaco imbroglione che si è costruito una villa in quella che fu la querceta di famiglia di Astolfo.

Siccome senza amore e desiderio non c’è vita, e nemmeno cinema, ecco che il settantenne Astolfo incontra una donna e se ne innamora: è Stefania, una bella, dolce signora, sua coetanea. “Les jeux sont faits”: l’ultimo film di Di Gregorio rivela la sua profonda ragione e natura in  Stefania Sandrelli e celebra la felice unione fra un cinema schivo e volatile e una grande attrice per sessant’anni interprete di personaggi femminili di intramontabile fascino e bellezza.

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