Le ricette del cuore

Il cibo è nutrimento e ci mantiene in vita, ma è anche espressione e comunicazione di affetti.

Molti cibi sono strettamente legati a odori e sapori della nostra infanzia e accade spesso che diventino una specie di imprinting che si radica in profondità nel subconscio, per cui si continua a ricercarli per tutta la vita e sono per noi una sorta di radici che ci portiamo dentro.

Ed è così che i nostri cibi speciali ci riportano, con i loro profumi ed i loro sapori, negli scenari della nostra infanzia, nei quali portiamo i nostri famigliari e i nostri ospiti. Per questo è importante conservare e tramandare le ricette di famiglia, perché in questo modo si tramanda l’anima delle nostre famiglie, attraverso aneddoti e ricordi di cucina, dei quali noi senior siamo i custodi.

È questo il senso delle originali ricette che stiamo raccogliendo nella nostra Unitre: la loro collocazione nei ricordi di famiglia, che ce le rende care e mitiche. È questa preziosità, unita alla ricetta, che vogliamo condividere con i lettori del nostro ricettario che avrà il titolo: Le ricette del cuore.

Io ho proposto due ricette a cui sono affezionata: le lasagne tricolori e la frittola.

LE LASAGNE TRICOLORI

Sono Bresciana e la cucina nostra è semplice: casoncelli, mariconde, arrosti, manzo all’olio, ossobuco, spiedi con uccelli e carne di maiale, accompagnati dalla classica polenta gialla rovesciata sul tagliere, che il nonno, raccontava la mia mamma, tagliava alla domenica con un filo rosso.

Questi erano i nostri piatti familiari di rito nelle feste, finché non venne in famiglia Ave, di Bologna, cognata di mia zia Vera. Io ero una bambina di 6/7 anni e la ricordo bellissima ragazza sul tipo Monica Bellucci, capelli corvini mossi, rossetto rosso. Insegnò a mia zia le vere “Lasagne alla bolognese”: ricetta che adottò tutta la nostra famiglia e che faccio ancora io, oggigiorno, con qualche variante per renderle più adatte ai veloci tempi moderni e che i miei nipoti vogliono imparare a cucinare….

Ave e la zia Vera preparavano la pasta sfoglia a mano di 3 colori: bianca come si fa normalmente, con uova e farina; verde, con gli spinaci bolliti, aggiunti al composto che tiravano a sfoglia; rossa, con 2 pelati aggiunti al composto che tiravano sempre a sfoglia.

Ricordo che erano gli anni 50, io ero bambina, la Repubblica era nata da poco e il tricolore era molto amato e sentito dagli Italiani. Le sfoglie, che erano della lunghezza della teglia da forno che si usava, erano tirate belle fini, tuffate tre alla volta e di colore diverso, in acqua che bolle, si toglievano con un mestolo forato, si passavano in acqua fredda e, a mano, si liberavano dall’acqua, si stendevano nella teglia, alla quale era stato preparato un fondo di sugo e besciamella (mescolate prima) accostandole una bianca, una rossa e una verde; con un mestolo si prelevava sugo e besciamella, si spargeva sullo strato di pasta sfoglia, si spolverava abbondantemente di parmigiano grattugiato, unito a noce moscata, e si continuava così sino all’ultimo strato, avendo cura di non riempire la teglia fino all’orlo, perché in cottura il composto si sarebbe gonfiato.. Si infornava in forno caldo a 180° per mezz’ora, fino a che si formava una crosticina dorata. La zia Vera e Ave le servivano belle calde.

Io oggi non faccio la pasta 3 colori, anzi, compero la pasta sfoglia pronta. La teglia era allora molto grande, mentre oggi la mia teglia accoglie solo due file di pasta…

 LA FRITTOLA

È un semplice dolce veneziano, retaggio della dominazione veneziana su Brescia.

Ricordo quando ero bambina e abitavo nella mia Brescia: in certi giorni d’inverno, intorno a Carnevale, la città era avvolta in una nebbia fitta, tanto che dalle nostre finestre spariva in un mare latteo il bel campanile romanico; io al tavolo facevo i compiti, la mia mamma stirava e forse aveva “la luna”.  Ad un tratto mi illuminavo: – Dai, mamma, facciamo la frittola!

Mamma metteva a bagno nel marsala un pugno di uvetta sultanina, sbatteva un uovo o due, aggiungeva a occhio un po’ di zucchero, farina bianca, un cucchiaino di Lievito Bertolini, un po’ di latte, l’uvetta ben scolata, e rendeva l’impasto un poco denso, assaggiandolo per regolare lo zucchero.

A questo punto, in una padella larga metteva un pochino di burro al fondo e quando era sciolto, rovesciava l’impasto come fosse una frittata e la cuoceva da una parte lentamente e la girava delicatamente, ultimando, senza fretta, la cottura. Io intanto chiamavo la signora Maria e la Gina, le vicine di casa :- Mamma ha fatto la frittola! È quasi pronta! Venite!

Alla fine mamma la versava in un piatto, la spolverizzava di zucchero e la consumavamo calda, a fette, mentre “la luna” di mia madre si dissolveva nel vocio allegro della cucina e la nebbia, ora disarmata, continuava ad avvolgere la città.

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Foto Mikhail Nilov da Pexels – modelli in posa

 

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Silvia Ghidinelli è Vice Presidente e Direttrice dei Corsi dell’Unitre di Fossano, dove cura anche un Gruppo di lettura. E’ membro dell’Associazione culturale Cicerone della sua città, che mira a far conoscere agli studenti l’arte del territorio a Km 0. Si dedica quindi a senior e a giovanissimi.

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