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Differenze di genere Rapporti intergenerazionali

Uomini e donne nella transizione alla nonnità

Nonni sempre più tardi

In un articolo precedente ‘Figli sempre più a lungo, nonni sempre più tardi’, si è evidenziato come i mutamenti demografici in atto abbiano comportato una forte modifica delle età che si hanno nei passaggi tra i diversi ruoli familiari.

In particolare, si è visto come fino a 55-59 anni sia maggiore la percentuale di chi è ancora figlio rispetto a quella di chi è già nonno/a.

Vale a dire che se, grazie al prolungamento della vita media, di norma si perdono i genitori ad un’età decisamente maggiore rispetto al passato, a causa della posticipazione delle scelte procreative delle giovani coppie, si diventa nonni sempre più tardi.

Diventare nonni: differenze tra uomini e donne

In questo articolo mi interessa articolare l’analisi relativa al diventare nonni differenziandola per uomini e donne.

Anzitutto, come evidenzia il grafico n. 1, fino a 75 anni, a parità di classe di età, ci sono più ‘nonne’ che ‘nonni’: ad esempio, a 55-59 anni, lo sono il 32,1% contro il 18,1% degli uomini; a 60-64 il 48,2% contro il 25,6%; a 65-74 il 68% contro il 56,4%. Solo dopo i 75 anni le percentuali di uomini e donne si equivalgono.

Grafico n. 1: percentuale di chi è nonno/a, bisnonno/a per sesso e classe di età

Le ragioni delle differenze

La differenza tra i dati femminili e maschili sono riconducibili al fatto che, di norma, le coppie vedono le donne più giovani di 3-4 anni rispetto ai loro partner, per cui tutti i cambiamenti che riguardano la coppia (dal matrimonio dei figli, alla nascita dei nipoti) si verificano ad un’età minore per le donne che per gli uomini.

Detto altrimenti, a parità di classe di età, è più probabile che tali eventi si siano verificati per le donne che per gli uomini.

La probabilità di diventare bisnonni

Le stesse motivazioni sottostanno al fatto che la percentuale sia maggiore per le donne anche per quanto riguarda la probabilità di essere bisnonni.

Certo, si nota anzitutto che, di nuovo a causa della posticipazione delle scelte delle giovani coppie, non ci sono percentuali minimamente significative di chi ha pronipoti al di sotto dei 75 anni, ma qui ci interessa rimarcare che tale percentuale è, tra le donne, quasi il doppio di quella rilevata tra gli uomini (il 15,8% contro l’8,3%).

Se consideriamo che le donne vivono in media tre-quattro anni più degli uomini  (la speranza media di vita è pari, rispettivamente, a 84,7 e a 81,1 anni) ne deriva che esse non solo hanno una maggiore probabilità di diventare nonne (e bisnonne), ma che, di norma, vivano questi ruoli familiari per un arco temporale più ampio rispetto a quello vissuto dagli uomini, costituendo quindi, per molti anni, una figura di riferimento o, almeno, presenza significativa per i nipoti (e, per qualche anno, anche per i pronipoti).

Del resto nel già ciato articolo ‘Restare figli sempre più a lungo, diventare nonni sempre più tardi’, si è rilevato che, ancora a 30-34 anni, oltre la metà delle persone risulta avere ancora almeno un nonno/nonna in vita.

L’allungamento in atto delle relazioni familiari riguarda più le donne degli uomini.

Vale a dire che l’allungamento in atto delle reti familiari, ossia il fatto spesso che ci siano tre generazioni familiari compresenti (e in non pochi casi, quattro) riguarda molto più l’asse femminile che quello maschile.

Se poi consideriamo che sono soprattutto le nonne (e in particolare quelle materne) ad accudire, almeno saltuariamente, i nipoti, è presumibile che questa più lunga compresenza delle nonne nella vita dei nipoti si traduca ‘anche’ in un rapporto affettivamente molto rilevante.

Questo, ovviamente, non vuol dire che le relazioni siano sempre positive e tantomeno che siano prive di asperità, o di tensioni, specie in un contesto che vede continui e forti mutamenti negli stili di vita.

Ma, anche se le relazioni possono vedere tensioni, sono, presumibilmente, comunque molto significative per entrambi i soggetti, contribuendo sia ad arricchire la loro rete affettiva, che a trasmettere memorie familiari e, forse, anche valori e modelli culturali.

Indagine Istat 2016 ‘Famiglie, soggetti sociali e cicli di vita’.

Foto di Un Dia Mas Para vivir TV da Pixabay

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