Il passaggio dal lavoro alla pensione
Sappiamo ormai tutti come l’età utile in Italia per ottenere la pensione si vada sempre più innalzando, in corrispondenza con l’aumentare dell’aspettativa di vita.
Dobbiamo lavorare più a lungo, e l’auspicio è di riuscire ad avere il giusto entusiasmo e le dovute forze fisiche e mentali per concludere il proprio percorso professionale nel modo più soddisfacente possibile.
Ci sono certamente molti lavoratori che attendono con trepidazione il momento della pensione, ma non sono pochi i casi di coloro che, pur avendo raggiunto i requisiti previsti dalla normativa, decidono di proseguire a lavorare ancora per qualche tempo.
Per alcuni la scelta è quasi obbligata, soprattutto se il trattamento pensionistico maturato, per vari motivi, è insoddisfacente, e si vuole dunque garantire alla propria famiglia un reddito più sostanzioso ancora per qualche anno.
Vi è anche, però, chi decide liberamente di prolungare la permanenza sul posto di lavoro. Possiamo individuare in particolare due categorie di persone che rientrano in questa fattispecie.
La prima categoria comprende coloro che si trovano nella felice condizione di provare ancora passione per la propria professione: per questo motivo non sentono un bisogno immediato di interrompere il percorso lavorativo e decidono con convinzione di rimandare i tempi del meritato riposo.
Si tratta certamente di una scelta consapevole e da considerarsi in generale positiva, ma che, a nostro avviso, non va presa a cuor leggero. Va bene continuare a lavorare, a patto però che si cominci a pensare al dopo, sfruttando il tempo che si ha a disposizione per prepararsi nel modo adeguato alla svolta che, prima o dopo, comunque ci attende.
Gli ultimi anni di lavoro devono essere l’occasione per gettare le basi del futuro, creandosi sempre più interessi e facendosi coinvolgere in attività che potranno poi rappresentare le occupazioni degli anni a venire. Ciò vale per tutti, anche per i più giovani, perché è sempre fondamentale trovare un sano equilibrio fra vita professionale e vita privata, coltivando interessi extra-lavorativi, ma diviene cruciale per chi è ormai ad un passo dalla pensione.
Esiste una seconda categoria, e riguarda coloro che non riescono a smettere soltanto perché sono ormai assuefatti ai ritmi e alle modalità che il lavoro ha loro imposto nel corso degli anni. E’ stato coniato diversi anni fa un termine che descrive questo fenomeno: “workaholism”, che possiamo tradurre in italiano con “dipendenza dal lavoro”.
In molti casi si manifesta come un disagio generalizzato, ma spesso può trasformarsi in una vera e propria patologia. Comporta in generale l’incapacità di immaginare la propria vita senza un impegno lavorativo strutturato e senza quei ritmi serrati e obbligati che vengono spesso imposti dal lavoro. L’idea di ritrovarsi padroni delle proprie giornate e di dover rinunciare allo status che un ruolo professionale può conferire genera angoscia e senso di incertezza verso il futuro.
Nel momento in cui dovesse maturare la consapevolezza di trovarsi in una situazione del genere, è importante reagire, e senza indugio. Il vero rimedio è generalmente uno solo: crearsi dei nuovi interessi, modificare le proprie abitudini di vita, lasciarsi coinvolgere da conoscenti o amici che ci propongono di affrontare nuove attività (ad esempio culturali, sportive, turistiche, di volontariato), frequentando nuovi ambienti.
Le occasioni vanno a volte cercate, a volte si presentano casualmente (un vecchio amico che non sentivamo da tempo e che ci racconta quanto è bello giocare a padel, o partecipare a gite eno-gastronomiche, o riprendere gli studi universitari). L’importante è coglierle al volo, senza farsi catturare dall’abitudine, dall’inerzia e dalla pigrizia; a volte vale la pena buttarsi con un po’ di coraggio e fare lo sforzo di provare: a smettere si fa sempre in tempo.
Vogliamo in particolare spezzare una lancia a favore del volontariato: il proprio tempo e le proprie energie non sono mai sprecate se vengono impegnate a favore degli altri, soprattutto se si tratta di persone svantaggiate o in difficoltà. Sono tantissimi i casi di persone che, arrivato il momento della pensione, hanno scoperto quanta soddisfazione può offrire il donare il proprio tempo agli altri e, come si dice, quanto faccia bene fare del bene.
Chiudiamo con un’ultima raccomandazione: nel caso la situazione sia invece piuttosto grave, e ci si renda conto di non riuscire con le proprie forze a superare il senso di disagio che il solo pensiero di abbandonare il lavoro può suscitare, bisogna cercare l’aiuto di specialisti, senza perdere tempo e senza sottovalutare il problema.
La pensione è un periodo della vita che può offrire tante gioie e tanta ricchezza: sarebbe un peccato non sfruttarlo a pieno, dopo averlo conquistato con tanta fatica e impegno.
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Marco Ronchi è Senior Consultant di AIMS International, società di Executive Search. In precedenza ha operato a lungo nelle Direzioni HR di aziende italiane ed internazionali.












