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Previdenza e condizioni economiche

In pensione nel 2024 tra regole pubbliche e progetti personali

La vita delle donne.

La vita delle donne è una corsa ad ostacoli, talvolta avvincente, spesso faticosa.

Il tema è noto: a parità di lavoro le donne guadagnano meno degli uomini, sono spesso costrette a rallentare, interrompere o lasciare il lavoro per dedicarsi (senza remunerazione) alla cura della famiglia, dei figli, dei genitori anziani. Esito?

Meno lavoro remunerato equivale a minor contribuzione, minori supporti pensionistici, minore stabilità, presente e futura.

Ne deriva una fragilità economica che attraversa il corso di vita e che genera una minor capacità di “sopravvivere” ad eventuali eventi inattesi sempre più frequenti, come una disoccupazione, una malattia nel presente o in tarda età, una separazione o una vedovanza.

Dunque, tenere sotto controllo le proprie finanze, pianificare la propria vita economica in tarda età con un buon preavviso rappresenta un “airbag” irrinunciabile, nonché uno degli elementi indispensabili per affrontare le fragilità descritte e attivare comportamenti virtuosi per il proprio star bene, presente e futuro.

Avere il controllo della propria economia personale significa, anche, tenersi aggiornati su ciò che accade intorno a noi e sulle novità normative, in questo caso pensionistiche, attualmente in essere.

L’entrata in pensione.

L’entrata in pensione rappresenta per tutti un momento delicato, poiché intreccia il desiderio di libertà con un senso di spaesamento per l’avvio di una fase di vita nuova e ignota.

Per iniziare a mettere a fuoco il futuro e a formarsi un’idea il più possibile precisa della propria “pensione”, uno dei primi passi è stabilirne i perimetri temporali.

Questo permette di visualizzare il momento di avvio, e sulla base di questo costruire un progetto di vita in cui si crede, e disegnare le caratteristiche di un “luogo” che si desidera raggiungere, costruito con libertà e tarato sui propri desideri.

Le principali modalità per accedere alla pensione per una donna.

In questo contributo ci concentriamo sulle principali modalità tramite le quali è oggi possibile per una donna, sulla base delle regole vigenti e delle novità recentemente introdotte dalla Legge di Bilancio 2024, accedere alla pensione.

Come spesso si ripete, il mondo pensionistico è diviso in due da uno spartiacque, rappresentato dalla notte di San Silvestro che ha separato il 31 dicembre 1995 dal 1° gennaio 1996.

Chi ha iniziato a lavorare prima del 1996

Un primo blocco di regole si applica a chi ha iniziato a lavorare prima di questa data (è sufficiente un giorno di lavoro). In questo caso, le vie principali per andare in pensione sono due. La prima è la cosiddetta pensione di vecchiaia, che si raggiunge compiuti 67 anni di età, e avendo accumulato 20 anni di contribuzione, anche non consecutivi.

L’alternativa è la pensione anticipata che per una donna richiede 41 anni e 10 mesi di contribuzione, indipendentemente dall’età anagrafica, ed è quindi accessibile a chi ha cominciato a lavorare presto e ha avuto carriere stabili. Ciò che normalmente si fa è entrare in pensione appena scatta il primo tra questi due requisiti.

Nel 2024 sono però attive altre due vie che consentono di anticipare il momento della pensione, una accessibile anche, ma non solo, alla componente femminile (quota 103) e una specifica (opzione donna).

Per caratteristiche, entrambe le misure sono rivolte a chi ha cominciato a lavorare prima del 31 dicembre 1995; le norme non lo prevedono esplicitamente, ma richiedono un numero di anni di contributi raggiungibili solo in questo caso.

Entrambe le misure esistevano anche in passato, ma sono state prorogate, solo per questo anno, con caratteristiche specifiche. Quota 103 consente di andare in pensione con 62 anni di età e 41 anni di contribuzione.

Attenzione però: tra le varie caratteristiche, prevede il ricalcolo con il metodo contributivo dell’intero assegno pensionistico, rispetto al più favorevole calcolo misto tra quote calcolate con il metodo retributivo e contributivo che si avrebbe altrimenti, e questo comporta una forte diminuzione della pensione.

Del resto, è bene ricordare che, ad esempio per una donna con 41 anni di contribuzione, una alternativa valida può essere quella di attendere 10 mesi e raggiungere così il requisito di pensione anticipata che abbiamo citato, senza subire così penalizzazioni sull’assegno.

Le novità 2024 per “opzione donna”

Opzione donna consente invece l’accesso alla pensione a 61 anni di età e 35 di contribuzione. La misura non è solo complicata, ma anche complessa: i due requisiti andavano infatti conseguiti entro il 31/12/2023 (non è sufficiente quindi conseguirli nel corso dell’anno corrente), e per ottenere effettivamente la prima pensione è necessario attendere 12 (per le lavoratrici del settore privato) o 18 mesi (per le lavoratrici del settore pubblico).

Anche qui, è previsto il ricalcolo contributivo dell’assegno, e bisogna quindi attendersi un calo della pensione che può arrivare ad essere anche vicino a un terzo dell’importo.

Due elementi offrono spunti di riflessione interessanti.

L’età anagrafica prevista, 61 anni, è riducibile di un anno per figlio, con un massimo di due.

L’idea alla base è quella di restituire alla componente femminile una parte del tempo non retribuito del quale ci si è privati per accudire i figli; il modo, tuttavia, suscita qualche perplessità in chi vorrebbe opportunità realmente pari e non singole misure di welfare “benevolenti”.

Il secondo elemento di interesse riguarda i requisiti: per accedere a opzione donna è necessario essere in uno stato di invalidità pari almeno al 74%, essere licenziate o dipendenti di imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione delle crisi aziendali, o assistere da almeno sei mesi un parente in condizioni di difficoltà.

Più che un accesso pensionistico globale e valido per tutte, come nelle prime versioni di “opzione donna”, si tratta quindi, sostanzialmente, di una misura che intende fare da ponte verso la pensione a donne in condizioni di difficoltà.

Chi ha iniziato a lavorare dal 1996

Per chi ha iniziato a lavorare a partire dal 1996, invece, alle due misure strutturali citate, pensione di vecchiaia e anticipata, se ne aggiungono due: la pensione anticipata contributiva e la pensione di vecchiaia contributiva. Si tratta delle lavoratrici più giovani, di norma ancora sufficientemente lontane dal momento della pensione: le regole potrebbero nel frattempo cambiare, ma è bene conoscerle.

La pensione anticipata contributiva richiede 64 anni di età e 20 di contribuzione, ma anche un valore minimo per l’assegno pensionistico lordo piuttosto elevato, pari a circa 1.600 euro mensili, non alla portata di tutte.

Se non lo si raggiunge, l’alternativa è attendere il già citato requisito di vecchiaia (67 anni e 20 di contributi), nel caso delle post-1996 rispettando però una soglia di pensione, decisamente più raggiungibile della precedente, di poco più di 500 euro lordi.

Anche queste soglie però possono rappresentare un problema per chi ha lavorato e contribuito pochissimo: ecco che allora la pensione di vecchiaia contributiva richiede (ben) 71 anni di età e 5 di contribuzione, senza necessità di rispettare soglie minime in termini di assegno.

Contano anche i progetti personali

Abbiamo così riepilogato, in estrema sintesi, i punti chiave dell’attuale normativa pensionistica.

Il consiglio, però, è sempre quello di non accontentarsi dei numeri e di non fermarsi ai puri calcoli statistici.

L’interpretazione degli aspetti tecnico-normativi è infatti un mezzo, non un fine.

Progettare la propria pensione significa, infatti, fare un salto immaginativo e dare spazio al nostro “sé futuro”. Dove vorremo vivere? Come sarà la nostra casa? Come vorremo passare le nostre giornate? Viaggeremo? Come vorremo essere assistite in caso di bisogno? Come immaginiamo la nostra quotidianità? Come possiamo evitare la solitudine? Che ricordo vogliamo lasciare di noi?

L’invito è quello di non accontentarsi mai e di essere curiose (e curiosi) del proprio futuro. Perché, in fondo, è proprio ciò che ci permette di ridurre caos e incertezza e dare significato alla nostra vita.

Infine, tema banale solo in apparenza, è necessario considerare che il tipo di famiglia in cui si vive incide sulle prestazioni pensionistiche. Così, ad esempio, le donne non single sono “eleggibili” a godere della pensione di reversibilità del proprio compagno solo se sono sposate.

Qui, i recenti dati sulle separazioni ed i divorzi evidenziano che, anche per le coppie sposate, la possibilità di separarsi e divorziare non è affatto residuale. Inoltre, è bene ricordarlo, la longevità femminile è maggiore di quella maschile e pertanto è probabile che anche le donne che convivono con il proprio coniuge o compagno passino l’ultima parte del proprio pensionamento da sole.

Queste ultime considerazioni, unite a quelle iniziali sui minori redditi da lavoro (e quindi sulla ridotta contribuzione) evidenzia la necessità che ogni donna, anche se parte di una famiglia, verifichi le proprie condizioni di autonomia e indipendenza economica al tempo del pensionamento, simulando se le pensioni pubbliche saranno sufficienti a tale fine.

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Foto insta_photos su licenza iStock

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