Grano antico e moderno: il frumento come pianta di civiltà

Quanti anni hanno i grani che oggi definiamo antichi?

La storia del grano è antica quanto quella dell’umanità, tanto da definire il frumento o triticum come vera e propria “pianta di civiltà”; la sua coltivazione infatti coincise e accelerò il passaggio da una vita nomade ad una stanziale delle popolazioni che si insediarono nella “Mezzaluna fertile”, la prima area del pianeta dove gli uomini impararono a coltivare la terra, segnando una rivoluzione epocale: da cacciatore-nomade, l’uomo divenne agricoltore stanziale.

Il ‘900 e i grani moderni                                                                                                   

Tra i cereali che consumiamo vi sono anche quelli che mangiavano i nostri antenati?

I grani che oggi definiamo “antichi” in realtà hanno appena un centinaio di anni: Timilia, Russello, Rieti, Saragolla, Solina, Gentil Rosso sono alcune delle piante di frumento più note, risultato dell’intenso lavoro di incroci condotto da Nazareno Strampelli, genetista italiano che a partire dai primi anni del ‘900 portò alla rivoluzione dei grani moderni.

Le ricerche di Strampelli furono fondamentali durante la “Battaglia del Grano” voluta da Benito Mussolini, che finanziò il suo lavoro nel tentativo di assicurare all’Italia l’autosufficienza alimentare. Tra gli incroci più di successo vi era anche quello del Senatore Cappelli, ottenuto nel 1915 attraverso l’ibridazione e la selezione di un grano di provenienza tunisina.

Il Senatore Cappelli rappresenta forse l’esempio più eclatante di come oggi chiamiamo erroneamente grani antichi, varietà che la generazione Senior ha conosciuto e visto coltivare e che sono nate nei primi decenni del XX secolo.

L’aspetto nutrizionale dei grani antichi per i Senior

Ad oggi con grani antichi si fa riferimento alle prime piante coltivate dall’uomo circa 10.000 anni fa, come il triticum turanicum, il farro monococco e la spelta. Questi sono più facilmente conosciuti con i propri marchi registrati, di aziende che quindi ne hanno comprato l’esclusiva avendone compreso il potenziale commerciale.

Per i Senior, ma non solo, dal punto di vista nutrizionale le varietà antiche non si discostano molto da quelle moderne se non per il maggiore contenuto di carotenoidi, vitamine B3, B5 e B6, di minerali e di sostanze antiossidanti, e nel complesso una migliore digeribilità.

Un’interessante revisione della letteratura scientifica pubblicata dai ricercatori dell’Università di Firenze nel 2018 ha sottolineato come, sebbene vi siano molteplici studi che associno gli effetti positivi del consumo di cereali antichi alla riduzione dell’infiammazione e delle patologie cardiovascolari, ad oggi sia ancora controverso stabilirne con certezza l’efficacia. Quello che vale, invece, è promuovere una dieta varia, anche nel consumo di cereali – in varietà antiche e moderne insieme – nei diversi tipi di frumento come orzo, riso, segale, avena e grano saraceno.

È bene non concentrarsi sui benefici di un ristretto gruppo di alimenti quanto, invece, divertirsi nella scoperta e nell’alternanza di diverse varietà.

Fonti: Sofi, F., Dinu, M., Pagliai, G., Cei, L., Sacchi, G., Benedettelli, S., … & Martínez, I. (2018). Health and nutrition studies related to cereal biodiversity: A participatory multi-actor literature review approach. Nutrients, 10(9), 1207.

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Foto Jevtic su licenza iStock

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Nutrizionista e divulgatrice scientifica. Si occupa di salute, scienza e sostenibilità e insegna Nutrizione ad Alma – la Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

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