Uno scultore sessantenne a Rapa Nui
Nel mese di novembre del 1868 Richard Powel, Ammiraglio della Marina Reale Britannica, a capo della fregata HMS Topaz, prelevò da Rapa Nui (conosciuta come l’Isola di Pasqua) due sculture: “Hoa Hakananai’a” e “Hava”. Powel era intenzionato a farne un regalo importante per la Regina Vittoria, la quale, al loro arrivo in Inghilterra, li donò al Museo Britannico di Londra, dove si trovano tuttora.
Dopo 150 anni, nel 2018, il Consiglio degli Anziani di Rapa Nui[1], con le associazioni culturali dell’isola e con i funzionari dello stato cileno, hanno iniziato un processo per il recupero di queste sculture (chiamate Moai). Dei due moai trafugati dagli inglesi, “Hoa Hakananai’a“, il cui nome tradotto sarebbe “amico perso o rubato”, è un esemplare unico che possiede importanti informazioni archeologiche scolpite sulla sua superficie.
Benedicto Tuki, uno scultore sessantenne di Rapa Nui , ha offerto di scolpirne gratis una replica per il museo in cambio dell’originale esposto a Londra. Il Museo Britannico ha risposto con una serie di iniziative protratte negli anni senza dare finora una riposta concreta. Il gesto di Tuki ha contribuito però a dare maggiore risonanza al tema della salvaguardia della cultura dei Rapa Nui.[2]
Rapa Nui è un’isola di circa 165 km quadrati; 23 km di lunghezza per 11 km di larghezza. Dista più di 3.000 km dalla costa cilena continentale e 1.800 km dall’isolotto di Pitcairn, famoso per essere l’isola degli ammutinati del Bounty.
La cultura di Rapa Nui non ha lasciato tracce scritte però le ricerche archeologiche riportano questo gruppo etnico ad altre tradizioni presenti in Polinesia e ipotizzano che il suo arrivo sull’isola avvenne dal I al VI secolo D.C. La tradizione orale ipotizza che fosse una società divisa in clan, con sacerdoti e corporazioni di artigiani. La posizione geografica dell’isola ha permesso agli abitanti di vivere in isolamento per 1000 anni.[3]
Il primo contatto registrato con altri popoli avvenne nel 1722 con l’arrivo degli olandesi che trovarono circa 3000 abitanti nativi. Da quel momento, con le malattie portate dagli europei e le razzie schiaviste, la popolazione si ridusse 150 anni dopo (nel 1877) a 111 persone. Dal censimento del 2017 l’Isola conta oggi circa 8000 abitanti, di cui quasi il 50% dichiara di essere discendente dagli originari Rapa Nui.[4]
Moai è il nome delle circa 900 iconiche statue dell’isola. Costituite da lava vulcanica, hanno un’altezza media di 4,5 metri e un peso di circa di 5 tonnellate ciascuna. Le loro dimensioni, considerando la tecnologia a disposizione all’epoca, fanno supporre grandi sforzi e sfide logistiche per costruirle e trasportarle. Scolpite tra il 1250 e il 1500, le sculture Moai rappresentano lo spirito dei loro antenati e di personaggi importanti per la loro società.
Oggi alcuni moai originali sono presenti anche sulla terraferma cilena, a Parigi e a Washington tra altre città. Ci sono anche varie copie in diversi musei del mondo, ma i membri del Consiglio degli Anziani di Rapa Nui sostengono che spostare i moai originali lontani dalla loro isola equivale a portare via un membro di una famiglia per tenerlo in mostra in casa di una famiglia estranea.[5]
Benedicto Tuki era uno scultore e intagliatore nato a Rapa Nui. Era un profondo conoscitore e divulgatore della tradizione culturale e artistica dell’Isola. Durante i suoi viaggi di lavoro ha promosso l’immagine di Rapa Nui al punto di essere soprannominato il “Moai Viaggiatore”. Ha imparato il mestiere direttamente dalla sua famiglia la quale, secondo il suo racconto, risaliva alle famiglie reali dell’isola, un’ipotesi che aggiungeva una dimensione leggendaria al suo lavoro.
Considerava che il crescente interesse degli abitanti dell’isola per riaffermare la loro identità, di cui è un esempio la richiesta al British Museum, era un segno dei tempi: le nuove generazioni si domandano sul perché il patrimonio dell’isola sia stato portato all’estero e fino a che punto si possa parlare di ruberia o sottrazione indebita.
Nella sua opera, Tuki recuperò l’uso dei materiali e della simbologia autoctoni della cultura dell’isola. Il suo lavoro oggi conta più di 20 sculture di grande formato in diverse parti del mondo sia in Cile che in Nuova Zelanda, Stati Uniti, Giappone e Germania oltre che nelle isole di Nuku Hiva e Samoa in Polinesia.
La sua visibilità come artista ha contribuito ad aprire il dibattito sulla cultura Rapa Nui, diventando una cassa di risonanza per gli sforzi del Consiglio degli Anziani. In merito alla sua possibile donazione di una replica del moai al British Museum , Tuki aveva sostenuto : “Il mio unico desiderio è che torni a casa; per me questo vale molto più di qualsiasi somma di denaro. Finché vivrò, combatterò affinché i nostri antenati tornino sull’isola”.[6]
Tuki è morto nel 2022 all’età di 76 anni senza vedere il ritorno del Moai dall’Inghilterra. Il suo atelier, nel frattempo, è diventato il Museo Aukara ad Hanga Roa , capoluogo dell’isola, finalizzato alla valorizzazione e promozione della cultura di questa parte della Polinesia.
Dal 2018 il British Museum da parte sua ha organizzato diversi incontri e gruppi di lavoro tra specialisti di entrambe le sponde, senza arrivare ad una conclusione, sottolineando solo che esiste ora una maggiore e reciproca comprensione del tema.
Nel frattempo, il ritorno di Hoa Hakananai’a è ancora sull’agenda del Consiglio degli Anziani di Rapa Nui, supportati anche da azioni sui social media. Dal 2023 il Museo britannico è stato contattato da circa 1 milione di persone chiedendo la restituzione del Moai. Il dibattito è ancora aperto, e pone in risalto la discussione sull’eticità di conservare pezzi di importanza culturale o sacra di altri paesi in musei stranieri.
Nota: Le esperienze contenute nel testo corrispondono ad episodi vissuti o testimonianze fornite all’autore e sono rielaborate per una migliore comprensione dei temi. Ogni eventuale somiglianza a persone o situazioni reali è da considerarsi casuale.
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[1] Il Consiglio è composto da 36 persone che rappresentano i cognomi originali dell’Isola. Il suo scopo è rinforzare il patrimonio culturale Rapa Nui.
[2] Racconto ispirato liberamente a diversi articoli sulla vita e opera di Benedicto Tuki, scultore .
[3] The Secrets of Easter Island. Smithsonian magazine. 2002
[4]AHTR . Re-teaching Rapa Nui. E. Cadwell. 2021
[5] BBC Mundo. Moai en Inglaterra: el inusitado viaje de habitantes de Isla de Pascua al Museo Británico por el famoso moai que perteneció a la reina Victoria. 2018
[6] ‘Stolen friend’: Rapa Nui seek return of moai statue. BBC, 2018
Julio Gonzalez, educato in Messico, Canada e negli Stati Uniti, vive in Italia da più di trent’anni. Manager internazionale, ha gestito direttamente, in vari ruoli nelle Direzioni Risorse Umane dove ha lavorato, progetti di integrazione di aziende e culture diverse in Italia, Europa, Americhe, Asia e Oceania














