Prevenzione sì, ma con misura
… il giusto equilibrio per la salute.
Con l’avanzare dell’età il rapporto dell’individuo con la propria salute tende a modificarsi in modo significativo. Se da giovani è frequente una sottovalutazione dei sintomi e dell’importanza dei controlli preventivi, nella terza età la salute può diventare motivo di crescente attenzione e, talvolta, di preoccupazione. Tra questi due atteggiamenti esiste tuttavia un punto di equilibrio, che rappresenta il presupposto per il mantenimento del benessere e di una buona qualità di vita nel tempo.
La prevenzione costituisce uno dei pilastri della medicina moderna, ma non va confusa con il ricorso indiscriminato all’esecuzione di accertamenti diagnostici: un numero maggiore di esami e controlli eseguiti non equivale necessariamente a una migliore qualità delle cure. Con l’avanzare dell’età, infatti, possono manifestarsi modificazioni fisiologiche e variazioni dei parametri laboratoristici che non corrispondono necessariamente a condizioni patologiche.
Un eccesso di controlli può pertanto condurre all’identificazione di alterazioni clinicamente poco significative, generando preoccupazioni ingiustificate e innescando ulteriori indagini diagnostiche a cascata non sempre appropriate.
È importante ricordare che ogni accertamento diagnostico presenta dei limiti intrinseci e che i risultati devono sempre essere interpretati nel contesto clinico, con il supporto del medico di riferimento.
Parlare di prevenzione significa quindi capire quali controlli apportino benefici concreti e quali possano diventare inutili o fonte di preoccupazioni. Per questo è utile fare riferimento ai programmi di screening organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale, progettati sulla base di evidenze scientifiche e rivolti a precise fasce di età.
In Italia gli screening più diffusi riguardano alcune patologie oncologiche frequenti. Tra questi rientra lo screening per il carcinoma del colon-retto, che si basa sull’esecuzione del test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Si tratta di un esame semplice, non invasivo e di facile esecuzione, offerto con cadenza biennale alla popolazione di età compresa tra i 50 e i 74 anni. Il test permette di individuare precocemente alterazioni potenzialmente patologiche che possono rendere necessari ulteriori approfondimenti diagnostici, frequentemente in assenza di sintomatologia clinica manifesta.
Per la popolazione femminile, lo screening mammografico rappresenta uno strumento di comprovata efficacia nella diagnosi precoce del carcinoma della mammella. La mammografia viene solitamente proposta con cadenza biennale alle donne di età compresa tra i 50 e i 74 anni. L’individuazione di lesioni in fase iniziale, spesso di dimensioni ridotte, consente nella maggior parte dei casi l’adozione di trattamenti meno invasivi ed è associata ad una prognosi più favorevole.
Accanto a questi programmi di screening consolidati, stanno emergendo percorsi di prevenzione sempre più mirati, come nel caso del tumore della prostata. In questo ambito, il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) viene impiegato come test di primo livello, con l’obiettivo di limitare il ricorso a indagini non necessarie e riservare gli approfondimenti diagnostici solo a chi ne ha reale bisogno.
Riveste inoltre un ruolo centrale la valutazione del rischio cardiovascolare, che si basa sul monitoraggio periodico di parametri quali i livelli ematici di colesterolo e glicemia, il profilo vitaminico e la misurazione della pressione arteriosa, al fine di individuare precocemente condizioni predisponenti e impostare strategie preventive appropriate.
In conclusione, prendersi cura della propria salute significa compiere scelte consapevoli ed informate.
Gli screening oncologici e i controlli ematochimici rappresentano strumenti di grande valore in termini di prevenzione, ma il loro impiego deve essere guidato dal principio dell’appropriatezza e adattato alle condizioni cliniche individuali, ai fattori di rischio individuali e alla storia clinica di ciascun individuo.
L’obiettivo non è l’esecuzione di molteplici accertamenti diagnostici, bensì l’individuazione mirata di quelli realmente utili per la diagnosi precoce delle patologie di maggior rilevanza, evitando accertamenti superflui che possono generare ansia e una medicalizzazione non necessaria della vita quotidiana.
Una prevenzione adeguata, condivisa e contestualizzata con il medico di riferimento, permette di tutelare non solo la durata della vita, ma soprattutto la sua qualità, favorendo un invecchiamento più equilibrato, sereno e consapevole.
Vuoi leggere i precedenti articoli della sezione Salute? Clicca qui
Foto designed by freepik
Eleonora Cucini e Chiara Riva sono medici in formazione specialistica, scuola di Specializzazione in Gerontologia e Geriatria, Università di Milano-Bicocca.
Giuseppe Bellelli è direttore dell'Unità Operativa Complessa di Geriatria dell'IRCCS San Gerardo di Monza e Professore Ordinario di Gerontologia e Geriatria presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi Milano-Bicocca.











