Desiderio che non invecchia, ma corpo che cambia

Sessualità over 65

Abbiamo già ampiamente discusso in precedenti articoli di come la sessualità sia una componente dellintimità emotiva e fisica che accompagna uomini e donne per tutta la vita, tant’è che è la ricerca stessa a smentire il mito che invecchiamento e disfunzione sessuale siano legati in modo inesorabile.

I cambiamenti fisiologici legati all’età non rendono impossibile una relazione sessuale appagante e molti di questi cambiamenti sono modificabili e in discreta parte risolvibili.

Ricordiamo come negli uomini l’invecchiamento comporta la necessità di maggiore stimolazione fisica per raggiungere e mantenere l’erezione, e di come poi quest’ultima sia seguita da orgasmi (se presenti…) meno intensi.

Nelle donne la menopausa determina la fine della fertilità e produce cambiamenti a causa del deficit estrogenico con effetti negativi su desiderio, eccitazione, piacere e orgasmo. Si aggiunge poi la sindrome genito-urinaria della menopausa che include secchezza vaginale, dolore e atrofia, tutti fattori che incidono ulteriormente sulla funzione sessuale determinando calo libidico, vulvodinia, dispareunia e in generale disturbi da dolore sessuale.

Secondo lo studio “La prevalenza della disfunzione sessuale nelle diverse fasi della menopausa” pubblicato nel 2021 la disfunzione sessuale in post-menopausa può raggiungere fino l’89,01%. I disturbi più comuni nelle donne sono calo del desiderio, problemi di eccitazione, disturbi dell’orgasmo, problemi di lubrificazione e dolore sessuale.

L’atrofia vaginale, data dalla diminuzione di estrogeni, può essere definita come l’assottigliamento, secchezza e perdita di elasticità dei tessuti genitali e può essere trattata con terapie estrogeniche locali, idratanti, farmaci specifici o trattamenti rigenerativi (laser o radiofrequenza).

Da dati italiani, la prevalenza dell’atrofia vaginale nel periodo post menopausa è del 75,3%. Lo studio italiano EVES ha reclutato 1226 donne di età compresa tra 45 e 75 anni alle quali sono state confermate le diagnosi appunto di VVA.

I disturbi maggiormente riportati negli studi internazionali italiani sono:

  1. secchezza vaginale fino al 70% nelle donne in post menopausa europee,
  2. dispareunia ovvero il dolore al rapporto,
  3. bruciore e/o irritazione genitale,
  4. sintomi urinari, ovvero urgenza, frequenza o disuria.

Secondo i dati della Società Italiana di Andrologia negli uomini sani la disfunzione erettile resta il problema più studiato; essendo un disturbo multifattoriale varia per età, presenza o meno di patologie vascolari, diabete, uso di farmaci (es. diuretici, beta-bloccanti).

In Italia, la disfunzione erettile (DE) riguarda circa 3 milioni di uomini, coinvolgendo circa il 13% della popolazione maschile adulta. L’incidenza aumenta drasticamente con l’avanzare dell’età: colpisce appena l’1,7% nella fascia under 39, ma sale fino al 48% negli over 70 e supera il 52% nella fascia oltre i 75 anni.

In questi casi la terapia è prettamente farmacologica.

Per entrambe le categorie l’accesso alle cure e ai trattamenti è ancora ostico, soprattutto perché si tratta di un aspetto intimo e spesso con un carico di vergogna duro da smussare.

Foto cottonbro studio da pexels  – Modelli in posa

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Federica Casnici, laureata in Psicologia, si è formata come Sessuologo Clinico presso A.I.S.P.A. – Associazione Italiana di Sessuologia e Psicologia Applicata, di cui è collaboratrice. Specializzanda in psicoterapia ipnotica svolge attività in libera professione di consulenza psicologica e sessuologica individuale e di coppia.

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