Sentirsi giovani sempre più a lungo
Lo certifica anche una ricerca: ci sentiamo più giovani sempre più a lungo! Anche se all’invecchiamento cominciamo a pensarci molto presto.
Sono le principali evidenze emerse dallo studio “Human After All” di Hearts United e Doxa su un campione rappresentativo di 2000 italiani, presentato lo scorso 15 settembre nel corso dell’evento Villa Futura.
“Il tempo non è più quello di una volta – dicono i ricercatori – E con lui, anche il significato dell’età”.
Di longevità si fa un gran parlare in questi anni, eppure la consapevolezza del suo significato è piuttosto bassa.
Nonostante la grande attenzione data dai media negli anni più recenti, secondo lo studio sono pochi a conoscere bene il significato di Longevity.
Solo il 14% in media, con una punta positiva tra la generazione più giovane, quella dei 18-24enni (che raggiunge il 22%), seguita dal 13% degli over 65.
Ma se la prospettiva è di “vivere più a lungo e meglio”, quali sono i “pilastri” intorno a cui si può costruire la longevità?
Per più di un italiano su due, vivere meglio e più a lungo significa costruire ogni giorno una vita più equilibrata, con attenzione a: relazioni, sonno, movimento, alimentazione, benessere mentale e senso nella vita.
Di gran lunga meno alta l’adesione ad altri aspetti che possono portare ad una sana longevità.
Solo per una persona su tre, longevità “significa soprattutto mantenersi in forma, curare il proprio stile di vita e invecchiare nel modo più sano possibile”.
Si arriva poi ad un misero 6% di persone che ritengono che la longevità “dipenderà soprattutto dai progressi della scienza, della medicina e dalle innovazioni tecnologiche capaci di bloccare i meccanismi biologici dell’invecchiamento”.
I nostri comportamenti, insomma, sarebbero per il futuro della longevità assai più importanti dei progressi scientifici, con ciò invertendo la spiegazione (che non ha mai trovato oppositori) per cui è stata soprattutto la medicina e la scienza a consentire negli ultimi decenni l’incremento clamoroso dell’aspettativa di vita.
Se ci sentiamo giovani sempre più a lungo e pensiamo di avere nei nostri comportamenti la chiave per vivere sempre di più e meglio, paradossalmente all’invecchiamento ci si pensa sempre più presto.
“Ti è mai capitato di pensare cose tipo: ok, qualcosa sta cambiando / non sono più come prima / sto invecchiando ?”.
A questa domanda, il 51% risponde di pensare – spesso o ogni tanto – ai cambiamenti legati all’età e, a sorpresa, ci si pensa per la prima volta più da giovani che da anziani.
Il “turning point” – dicono i ricercatori – è intorno ai 30 anni. E’ quello il momento in cui si percepisce che il tempo è una risorsa limitata.
Ed è tra i 25 e i 34 anni che per la prima volta si inizia a pensare ai cambiamenti legati all’età, mentre il cambiamento legato all’età non è certo una novità né per i 55-64enni (10%), né per gli over 65 (5%).
Una conferma, nell’insieme, che longevità e buon invecchiamento si cominciano a costruire da giovani.
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