Mens sana in corpore “anziano”: invecchiamento cerebrale e longevità

Negli ultimi decenni, grazie ai progressi della medicina e della ricerca, viviamo più a lungo. In molti paesi sviluppati, tra cui l’Italia, l’aspettativa di vita supera infatti gli 80 anni. La vera domanda è se l’aumento della durata della vita si accompagna a un prolungamento della vita in salute.

Questo è stato il tema principale della seconda edizione del Milan Longevity Summit, un evento annuale che si è recentemente svolto a Milano con l’obiettivo di ridefinire i concetti di invecchiamento e longevità. Durante l’evento diversi interventi si sono concentrati in particolare sull’invecchiamento cerebrale e la sua prevenzione.

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L’invecchiamento cerebrale

Nel corso della vita e con il passare degli anni, il cervello subisce dei cambiamenti fisiologici: riduzione del volume cerebrale, rallentamento dei segnali tra i neuroni, declino della neuroplasticità e accumulo di proteine di scarto. Queste modifiche si traducono nella vita quotidiana in piccole variazioni nell’apprendimento di cose nuove, in un lieve rallentamento nei tempi di reazione o nella memoria a breve termine. Tali aspetti fanno parte di un processo di invecchiamento che possiamo definire sano in cui si preserva l’autonomia, l’equilibrio emotivo e l’intelligenza generale. Per favorire un invecchiamento cerebrale positivo, la mente, proprio come il corpo, può essere allenata: più la usiamo, più rimane attiva e funzionante.

La prevenzione è possibile

L’invecchiamento cerebrale è una priorità a livello globale, anche per l’impatto enorme che ha sulla qualità della vita in età avanzata. Esistono una serie di strategie, promosse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mirano ad un invecchiamento sano del cervello:

  1. Esercizio fisico regolare: è raccomandata sia l’attività fisica, ovvero tutte quelle azioni della vita quotidiana che impediscono la sedentarietà, sia l’esercizio fisico inteso come l’esecuzione di esercizi strutturati che hanno l’obiettivo di migliorare la resistenza e la forza muscolare. Il movimento aiuta inoltre a regolare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), riducendo i sintomi legati ad ansia, depressione e affaticamento mentale, tutti fattori che accelerano l’invecchiamento cerebrale.
  2. Alimentazione equilibrata e dieta “brain-friendly” ricca di antiossidanti, omega-3, polifenoli, grassi monoinsaturi che riducono lo stresso ossidativo e l’infiammazione. Questi nutrienti sono contenuti in frutta, verdura a foglia verde, olio extravergine d’oliva, pesce azzurro e frutta secca.
  3. Stimolazione cognitiva: attività che richiedono apprendimento e uso della memoria di lavoro (come leggere, fare un cruciverba, imparare una nuova lingua, giocare a scacchi) mantengono attivi i circuiti neuronali e favoriscono la riserva cognitiva. Anche il coinvolgimento sociale e la partecipazione a discussioni e dibattiti sono stimolanti per il cervello. È importante svolgere attività disparate per coinvolgere le diverse aree cerebrali.
  4. Qualità del sonno: una notte riposata comprende 4-6 cicli in cui si alternano fasi di sonno leggero, profondo e fase REM. Il sonno REM (l’acronimo significa Rapid Eye Movement) è una fase del sonno caratterizzata da movimenti rapidi degli occhi, intensa attività cerebrale e sogni vividi. È fondamentale per la salute del cervello. Per essere ristoratore il sonno deve essere continuo, regolare, durare circa 7 ore ed essere ricco di fasi profonde e REM. Durante il sonno profondo si attiva infatti il sistema glinfatico, che rimuove le tossine e i residui metabolici, tra cui anche la beta-amiloide, una proteina legata all’insorgenza di malattia di Alzheimer.
  5. Socializzazione: l’interazione con altre persone stimola simultaneamente diverse aree cerebrali e riduce il rischio di depressione e isolamento, entrambi fattori associati al deterioramento cognitivo.
  6. Gestione dello stress: tramite tecniche di mindfulness, meditazione e yoga.

Conclusioni

L’invecchiamento cerebrale è un processo naturale associato alla longevità. Invecchiare non significa “perdere” ma evolvere e la prevenzione attiva può fare la differenza, anche in età avanzata. Un approccio integrato che unisca movimento, alimentazione e stimolazione cognitiva rappresenta oggi la strategia più efficace per promuovere un invecchiamento in salute.

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Elisabetta Mangili e Chiara Riva sono medici in formazione specialistica, scuola di Specializzazione in Gerontologia e Geriatria, Università di Milano-Bicocca.

Giuseppe Bellelli è Professore Ordinario di Gerontologia e Geriatria presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi Milano-Bicocca. Inoltre è direttore dell'Unità Operativa Complessa di Geriatria dell'IRCCS San Gerardo di Monza ed è presidente della sezione Lombarda della Società italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG).

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