Come ti muovi, sbagli
Alcuni popoli amerindi sostengono – secondo me a ragione – che il passato sta davanti ai nostri occhi e lo possiamo vedere mentre il futuro è alle nostre spalle e non lo possiamo vedere.
Allora se pensiamo a un personaggio come Gianni Di Gregorio dobbiamo pensarlo come una sorta di Giano bifronte con un brillante passato davanti agli occhi e un altrettanto promettente futuro alle sue spalle.
Un’onorevole ed elegante vecchiaia si guarda allo specchio e diventa cinema sotto i nostri occhi, pellicola dopo pellicola: questa è la parabola di Gianni Di Gregorio, regista, sceneggiatore e attore in grado di irridere lo scorrere del tempo perché sa che il cinema è trucco, meraviglioso trucco, emolliente, se non lifting per le rughe del volto e dell’anima.
Gianni Di Gregorio lavora per noi perché sa che la vita si vive guardando avanti ma si capisce solo à rebours, all’indietro, nella prospettiva della ricomposizione a posteriori e lui che la rappresenta ci offre graziosamente le bobine di pellicola affinché noi possiamo ripercorrerla sequenza dopo sequenza fino a coglierne finalmente il senso, o a misurarne consapevolmente il non senso.
Questa volta Gianni Di Gregorio è un professore di liceo di evidente estrazione borghese: dopo la scomparsa della moglie vive solo nella sua bellissima e grande casa romana, perfettamente incistato nelle sue confortevoli abitudini e amicizie. Ha un libro, come tutti, nel cassetto, un saggio sui Longobardi – nei tormentoni che verranno alcuni diranno sui Nibelunghi, altri sui Vichinghi… – Intanto si documenta pescando nella sua ricchissima biblioteca e prende appunti, poi si vedrà. Su di lui veglia un domestico factotum precisino e irritabile.
Gianni Di Gregorio rifinisce il suo alter ego sullo schermo con grande finezza: sa perfettamente che il suo cinema è lui, solo lui. Come Nanni Moretti sa che la propria immagine è inseparabile dal proprio cinema e non si riesce ad immaginare un film di Gianni Di Gregorio senza Gianni Di Gregorio e senza una donna, una bella donna che gli faccia un po’ di corte e cerchi di perforare la sua corazza di pigrizia. Stavolta tocca a Iaia Forte misurarsi con uno splendido settantenne che è maschera fissa a sfondo variabile.
Però di film in film cerca di cambiare ed arricchire il contesto, alias messa in scena. Manoel De Oliveira ha fatto film fino a novant’anni; Di Gregorio è giovane, di anni ne ha solo 76. Chi vivrà vedrà! E lo abbiamo visto, fra tenerezza, malinconia e ironia descrivere i rapporti fra un padre vedovo e una figlia invadente con vissuta precisione.
L’incipit del film, vagamente spiazzante, è nel segno di Paolo e Francesca: un giovane professore universitario tedesco legge gli eterni versi di Dante e, terminata la lezione, una studentessa gli rivolge qualche domanda seguita da un invito ad approfondire il discorso sull’amore e sui frammenti del discorso amoroso…
L’avventura e il cammino di espiazione del giovane professore tedesco, sposato con la figlia del vecchio professore romano, cambierà la vita di quest’ultimo che si vedrà la casa “invasa” dalla figlia, tradita dal marito, e da due adorabili nipoti.
Come ti muovi, sbagli
Un film di Gianni Di Gregorio, 2025.
Con Gianni Di Gregorio, Greta Scarano, Tom Wlaschiha, Anna Losano.
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Foto: LucaFazPhoto, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Boomer della prima ora, Fausto Bona, ora pensionato, è stato insegnante di lingua e letteratura francese al liceo e contemporaneamente animatore culturale del Circolo del cinema di Brescia. Continua a occuparsi di cinema in qualità di critico cinematografico del quotidiano “Bresciaoggi” di Brescia. Oltre al cinema, le sue passioni sono la montagna e la bicicletta.













