Tutti noi siamo cresciuti con i batteri
Giù in cortile, con gli altri ragazzi della via. Un cane che si accodava alla banda, un gatto che ci ignorava sornione, e la mamma che chiamava per portarle dall’orto un paio di pomodori per il pane della merenda. Mangiarla poi sul muretto scambiandola a metà con un amico, e via di corsa ancora alla roggia, per il primo bagno d’estate o per saltarla da una sponda all’altra.
La forza gentile dei batteri amici. Di che si tratta?
I nostri cassetti delle foto raccontano di infanzie chiassose e affollate, sporche di prati e di terra.
Viene da chiedersi, ogni tanto, come fosse possibile che non fossimo perennemente malati. E in realtà esistono ipotesi scientifiche che collegano proprio quanto fosse “in forma” il nostro sistema immunitario al modo in cui vivevamo.
Non stiamo parlando delle malattie gravi per cui un tempo ci si ammalava eccome — morbillo, rosolia e tante altre, contro cui oggi per fortuna abbiamo i vaccini — né delle infezioni legate ad esempio ad acqua non potabilizzata o latte non pastorizzato, che hanno rappresentato in passato un serio problema di salute pubblica.
Parliamo invece di ipotesi che cercano di spiegare come il nostro sistema immunitario riuscisse a cavarsela in modo tutto sommato egregio, nonostante ambienti e abitudini molto meno igienici di quelli a cui siamo abituati oggi.
E ciò che i ricercatori hanno teorizzato e, in seguito, studiato è affascinante: questo non avveniva malgrado lo stile di vita di un tempo, ma — almeno in parte — proprio grazie a quel continuo stare insieme, al contatto con tanti altri famigliari e amici, e all’esposizione quotidiana a terra, animali e – denominatore comune di tutto – microrganismi, batteri in primis.
Le prime osservazioni in questo senso risalgono alla fine degli anni ’80, quando sul British Medical Journal, una delle più prestigiose riviste mediche, comparve un articolo dal titolo “Febbre da fieno, igiene e dimensione del nucleo familiare”.
All’inizio, dunque, l’attenzione si è concentrata sull’associazione tra igiene e risposta immunitaria nella sua espressione allergica. L’allergia, infatti, è la manifestazione di una sorta di “malinteso” del sistema immunitario: una reazione in cui vengono percepiti come nocivi — e quindi attaccati — fattori che in realtà sono innocui per il nostro organismo.
In breve, l’articolo osservava che i bambini inglesi cresciuti in famiglie numerose sviluppavano meno spesso la febbre da fieno, ipotizzando che l’esposizione precoce a piccoli “contagi” dai fratelli maggiori potesse in qualche modo allenare il sistema immunitario e proteggerli dalle allergie.
Da qui nacque quella che, negli anni successivi, sarebbe stata definita “Ipotesi dell’Igiene”, rafforzata nel tempo da ulteriori studi che da una parte confermavano un rischio allergico più basso nei bambini di famiglie numerose, dall’altra osservavano un fenomeno analogo tra chi cresceva in ambienti rurali – prati, orti, animali da cortile -, suggerendo un quadro più ampio di fattori, tutti però legati all’igiene.
In altre parole, sembrava che una maggiore igiene potesse ridurre la capacità del sistema immunitario di distinguere tra nemici da combattere e fattori innocui da ignorare, come se i microrganismi rimossi avessero un ruolo nell’addestramento di questa funzione.
D’altra parte, le crescenti condizioni igieniche hanno avuto storicamente un merito indiscusso: migliorare la sanità pubblica riducendo la circolazione di batteri patogeni, i “cattivi” in grado di provocare malattie.
A mettere ordine sull’argomento, è stata proposta nei primi Anni 2000 l’ipotesi degli “Old Friends immunologici”. L’idea centrale è il ruolo da “vecchi amici” di una specifica parte dei microrganismi che incontriamo ogni giorno: i cosiddetti batteri commensali.
Questi batteri sono i coinquilini silenziosi del nostro corpo, che vivono sulla pelle, nelle mucose e nell’intestino senza causarci problemi e spesso offrendo un aiuto prezioso: protezione dai patogeni, aiuto alla digestione o persino produzione di vitamine utili al nostro organismo.
Secondo questa teoria, proprio questa comunità di batteri utili è stata alterata dagli stili di vita moderni, il che potrebbe aver contribuito anche all’aumento di alcune malattie immunologiche e di altre patologie.
Riassumendo, quindi, i nostri “vecchi amici” microbiologici funzionano come maestri silenziosi del sistema immunitario, insegnandogli a distinguere ciò che è pericoloso – da combattere, pertanto, con tutta l’efficacia di cui è capace – da ciò che non lo è.
Forse anche per questo, tra pomodori rubati dall’orto, giochi con gli animali di casa e corse tra amici, non ci ammalavamo poi così spesso: quegli incontri quotidiani erano, senza saperlo, piccoli allenamenti che i nostri “batteri amici” usavano per prepararci a proteggerci.
Per approfondire:
- Strachan, D. P. (1989). Hay fever, hygiene, and household size. BMJ, 299(6710), 1259–1260.
- Rook, G. A. W. (2023). The old friends hypothesis: Evolution, immunoregulation and essential microbial inputs. Frontiers in Allergy, 4, Article 1220481
Foto Smileus su licenza iStock
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