Il doppio soffitto di cristallo

Prosegue la serie di articoli dedicati all’ageismo. Dopo il primo pezzo dal titolo “Ageismo: se lo conosci lo eviti” e il secondo dal titolo “Difendersi dall’ageismo”, ecco il terzo pezzo sull’argomento.

Incroci pericolosi. Inizio con una scomoda verità: l’età non è neutra rispetto al genere. Con il termine intersezionalità si indica la sovrapposizione tra più forme di discriminazione. Il problema è peggiore di quanto appaia perché, quasi sempre, le discriminazioni non si limitano a sommarsi tra loro, ma si moltiplicano. In pratica, più discriminazioni si rafforzano a vicenda spingendo la persona colpita verso i margini dei gruppi, delle organizzazioni e della società, diminuendone il senso di appartenenza e riducendone l’accesso alle opportunità.

Il doppio “soffitto di cristallo”. Vi è un doppio standard, differenziato per uomini e donne, che si trasforma, per il genere femminile, in un doppio svantaggio. È più facile, infatti, che gli uomini maturi vengano percepiti come autorevoli, esperti, solidi e affidabili rispetto alle donne di pari età. Naturalmente, a volte vengono messi da parte anche loro per ageismo, ma qualcuno riesce a riposizionarsi in questa chiave. Le donne mature, invece, sono più spesso percepite come poco dinamiche e non del tutto aggiornate: in definitiva, meno “spendibili”. Perfino nel “gotha” dei ruoli di leadership e tra gli speaker e gli esperti pubblici la presenza femminile diminuisce con l’età, mentre quella maschile resta stabile o aumenta. Le donne, in conclusione, fanno più fatica a restare in cima e ci restano meno.

Se per le donne far riconoscere il valore della propria esperienza è più difficile, i problemi non finiscono qui perché subiscono una pressione estetica maggiore nel mantenere una “immagine giovane”. Purtroppo, essendo il valore sociale della donna storicamente associato alla giovinezza, l’età diventa un “rischio reputazionale” da evitare a tutti i costi. A mio parere, questo, più della vanità, spiega come mai molte donne provino maggiore ansia degli uomini legata al passare del tempo e facciano ricorso a procedure e rimedi anti-ageing.

Infine, c’è un altro problema per le donne che lavorano: le nostre carriere sono più spesso discontinue, rallentate e segnate da pause di cura che spesso coincidono con l’età in cui molte organizzazioni ritengono debba dimostrarsi il potenziale. Questo può portare a promozioni, che passano, senza soluzione di continuità, dall’essere prima impossibili all’essere negate perché “ormai è troppo tardi”. Sottostante c’è anche la presunzione che una donna matura non sia interessata a nuovi ruoli.

Il nemico infiltrato. Da ultimo, vi è l’ageismo interiorizzato, quello che le donne assorbono dalla società e rivolgono contro loro stesse, auto-limitandosi, riducendo le proprie ambizioni, rinunciando a nuove opportunità ed auto-escludendosi. Le donne, inevitabilmente, rischiano di interiorizzare i messaggi sociali, con i quali sono bombardate, legati alla perdita di valore con l’età e alla riduzione della desiderabilità sociale. Noi stesse, spesso, giustifichiamo e consideriamo inevitabili le esclusioni subite (“Non ha senso investire su di me a questa età”, “Capisco che preferiscano una giovane” e così via). Tutto questo succede anche agli uomini, ma, come spiegavo, loro possono più facilmente giocare la carta del “valore dell’esperienza”, sia nei confronti degli altri sia nelle proprie auto-valutazioni.

Ma non dobbiamo necessariamente subire questa situazione senza fare nulla, anzi, dovremmo contrastarla per noi stesse e per le donne che vengono dopo di noi. Ecco 7 difese pratiche dall’ageismo di genere, da donna a donna.

  1. Non ritirarti dalla scena

Molte donne, con l’età, riducono spontaneamente la propria esposizione: parlano meno, si propongono meno, cedono spazio anche prima che qualcuno lo chieda. Forse siamo convinte che sia elegante e appropriato “fare un passo indietro”. Forse temiamo di apparire ridicole o fuori luogo o pensiamo che, se non lo facciamo, ci costringeranno a farci da parte lo stesso. Quale che sia la ragione, io sospetto fortemente che ci sia dietro un sottile ageismo rivolto contro noi stesse (di cui non abbiamo certo bisogno: ci pensano già gli altri). Quindi, continua a proporti per ruoli visibili, non rinunciare a prendere la parola nelle riunioni se hai esperienza da condividere, sii consapevole del valore che porti.

  1. Assumi un ruolo autorevole, non solo competente

Le donne sono spesso molto competenti, ma meno inclini a rivendicare la propria autorevolezza. Il rischio tipico che corriamo è, da giovani, di essere percepite come affidabili ma non come leader, da mature di diventare invisibili.  L’autorevolezza va anche dichiarata (a causa degli stereotipi è raro che ci sia attribuita) e bisogna evitare di minimizzare i risultati raggiunti e diminuire il proprio contributo con frasi auto-riduttive.

  1. Non lasciare che l’aspetto diventi il tuo focus principale

Per tutta la vita le donne sono più esposte al giudizio estetico e l’età matura non fa eccezione. Non si tratta di ignorare l’aspetto esteriore, ma di non farlo diventare il centro del proprio valore. L’errore è investire più energia nel sembrare giovani che nel restare rilevanti, informati, attuali.

Curare l’immagine in modo professionale, ma non difensivo, è utile, mentre scusarsi per l’età con battute su rughe o capelli bianchi oppure cercare di apparire giovane a tutti i costi sono di solito strategie auto-lesioniste.

  1. Difenditi dall’ageismo interiorizzato legato alla visibilità

Molte donne riducono la propria presenza pubblica perché sentono di non corrispondere più all’immagine “giusta” (“Non ho più l’età per espormi.” è un pensiero abbastanza diffuso tra le over). In realtà, la visibilità protegge dal processo di progressiva emarginazione dalla scena.

  1. Non ridurre le tue ambizioni per “coerenza con l’età”

Molte donne credono che dopo una certa età sia poco appropriato ambire a nuovi ruoli. Questo è spesso un effetto dell’ageismo interiorizzato più che di un calo di ambizione. Il rischio è auto-limitarsi per non sembrare fuori tempo e finire per diventare complici di chi vuole escludere le persone senior. La prossima volta che ti ritrovi a pensare: “Ormai è tardi”, chiediti: “Tardi rispetto a cosa?”

  1. Costruisci solidarietà femminile intergenerazionale

Un antidoto potente al sessismo e all’ageismo è l’alleanza tra donne di età diverse (che è piacevole e gratificante). Offriti come mentor a donne più giovani, cerca con loro un confronto su temi nuovi e valorizza apertamente il contributo delle altre donne senior.

  1. Difendi il diritto a restare (o anche a diventare) rilevante

Nella maggior parte dei casi ci hanno educate a essere utili, premurose e altruiste, non visibili o rilevanti. Con l’età, questo può trasformarsi in perdita di rilevanza. Chiedi ruoli che contano, non solo ruoli di supporto, non accettare automaticamente incarichi marginali, non prestarti a fare tutte quelle cose, utili ma oscure, che drenano la tua energia togliendola a cose più importanti.

Concludo questa serie di articoli sull’ageismo con un pensiero. Cercare di portare indietro le lancette dell’orologio non ha senso (e non funziona), mentre rendere visibile il valore creato dall’esperienza serve a noi e alla società. Se lo facciamo tutti, l’ageismo non troverà un terreno in cui crescere. Ricordiamoci che siamo la prima generazione ad approfittare della longevità: un onore, ma anche un onere.

Vuoi leggere i precedenti articoli di Odile Robotti della serie sull’Agesimo, ovvero sulle discriminazioni e gli stereotipi legati all’età ? A questo link trovi l’articolo “Ageismo, se lo conosci lo eviti” e a quest’altro link l’articolo “Difendersi dall’ageismo”.

Foto shurkin_son da freepik

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Odile Robotti è amministratrice unica di Learning Edge srl e autrice (“Il Talento delle Donne”, “Il Magico Potere di Ricominciare” e "I migliori cinquant'anni"). Riflette sul ruolo dei senior nell'era della longevità e li aiuta a reinventarsi. E' convinta che la seconda metà della vita sia la migliore.

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