Il progetto salute: da riparazione a manutenzione

Se nel Novecento la vecchiaia era vissuta come un progressivo tramonto, oggi gli studi la definiscono come un’epoca di “iper-manutenzione”.

Così come avviene per il restauro di un’opera d’arte, il costo non risiede più tanto nel valore intrinseco dell’oggetto, ma nel monitoraggio costante di quel valore. In termini economici, si assiste ad uno “slittamento semantico” della spesa: non più investimento in capitale umano (come quello di un ragazzo che interviene su un infortunio per ripristinare la capacità produttiva), ma un “costo di esercizio della propria vita”.

In questa nuova architettura economica, la spesa sanitaria non è più cura dell’evento acuto e si trasforma in un “canone di abbonamento all’autonomia”, un monitoraggio costante, simile al restauro conservativo di un’opera d’arte che non punta a tornare nuova, ma a restare, orgogliosamente, sé stessa.

La longevità, lo sappiamo, è il grande traguardo della contemporaneità di cui dovremmo andar fieri. Vivere a lungo, però, non significa per forza vivere sempre bene.

Gli ultimi aggiornamenti Istat (2024-2025) evidenziano il “paradosso della longevità”. Sebbene la speranza di vita alla nascita abbia raggiunto un nuovo massimo storico (83,7 anni in media – 81,7 per gli uomini e 85,7 per le donne), gli anni vissuti in buona salute sono scesi a 58,1 anni (Istat, Rapporto BES 2025).

Questo significa che, mediamente, un cittadino italiano può aspettarsi di trascorrere gli ultimi 25 anni della vita convivendo con almeno una patologia cronica. La quota più elevata di persone con disabilità si riscontra nelle classi di età più anziane: 6,9% nella classe 65-74 anni e 19,2% tra gli over 75 anni.

Sebbene, sempre secondo l’Istat, per gli over 65 le uscite principali restino storicamente legate ad alimentazione, casa e mobilità, la spesa sanitaria è l’unica a mostrare un trend di crescita costante, trasformandosi da uscita occasionale a impegno strutturale; un costo spesso difficilmente sostenibile per via, anche, di un welfare state che arretra senza sosta e di un sistema in cui i medici di medicina generale faticano a gestire una fetta sempre più ampia di popolazione bisognosa.

I dati qui sono evidenti: nel 2024, la spesa sanitaria diretta delle famiglie italiane, il cosiddetto “out-of-pocket”, ha superato i 41 miliardi di euro, con un’incidenza pro-capite che porta l’Italia ai vertici delle classifiche OCSE (Fondazione GIMBE, 2025). Per un pensionato, questo significa dover intaccare i risparmi di una vita o rinunciare a cure essenziali.

Molti over 65 dichiarano infatti di aver pagato di tasca propria visite specialistiche o esami diagnostici nell’ultimo anno, spesso dopo aver tentato invano di prenotare tramite il SSN, sbattendo contro liste d’attesa di oltre 100 giorni per una cataratta o una risonanza.

È il paradosso del “tempo che non si ha”: ad una certa età, attendere 8 mesi per una visita cardiologica non è solo frustrante, è rischioso. A ciò si aggiunge l’esplosione della cosiddetta spesa farmaceutica “grigia”: aumentano le prescrizioni di protocolli basati su integratori, colliri o pomate che, pur essendo importanti per la qualità della vita, non beneficiano di rimborsi.

Secondo gli ultimi studi (AIFA, Federfarma, Istat), la spesa per i prodotti di “autocura” e parafarmaci ha superato quella dei farmaci rimborsabili in numerosi segmenti legati alle cronicità.

L’Italia è in tal senso il primo mercato europeo per integratori alimentari, con oltre 4,5 miliardi di euro nel 2024.

Per i pazienti, questi prodotti non sono solo “vitamine opzionali”, ma protocolli per la gestione del colesterolo, della salute ossea o della degenerazione cognitiva; una spesa non indifferente che impatta sul bilancio della pensione.

Chi non riesce a far fronte in autonomia a queste spese, rinuncia alle cure. Dalle indagini Istat si registra una costante riduzione di coloro che negli ultimi mesi hanno effettuato visite specialistiche o accertamenti diagnostici.

Esito: il bisogno di cura cresce, il welfare arretra, le spese private aumentano.

Se il quadro è chiaro, occorre allora prenderne atto e adottare comportamenti virtuosi per manutenere il proprio “progetto salute”, senza rinunce o fatiche economiche insostenibili. Ecco allora qualche spunto pratico, per prendersi cura del proprio “star bene” e ottimizzare le risorse economiche a disposizione.

  1. Costruire il “salvadanaio salute”

Invece di attingere occasionalmente al conto corrente, il consiglio è quello di separare una quota mensile dedicata alla salute. Questo fondo permette di coprire le spese che le assicurazioni (se presenti) non rimborsano ed evitare di dover smobilizzare investimenti o intaccare la liquidità dedicata alle emergenze.

  1. Prevenire prima di curare

Il consiglio è quello di considerare la prevenzione non come un costo, ma come un investimento. Un controllo complessivo del costo di 150 euro oggi può prevenire una spesa assistenziale da 15.000 euro domani. In educazione finanziaria, questo si chiama mitigazione del rischio.

  1. Prendere in considerazione le Mutue

Dal punto di vista contrattuale, le Mutue possono rivelarsi vantaggiose per i senior, basandosi sul principio della “porta aperta” e della non-espulsione per età o patologie pregresse. È un modo per garantirsi una copertura più costante nel tempo.

  1. Ottimizzare la fiscalità delle spese sanitarie

Molte spese sanitarie e farmaci (e anche numerosi dispositivi medici) sono detraibili al 19%. Il consiglio è quello di abituarsi a conservare accuratamente scontrini e fatture. Recuperare quasi un quinto della spesa attraverso la dichiarazione dei redditi è una forma passiva di guadagno.

  1. Analizzare il “costo opportunità” delle liste d’attesa

Non sempre il privato è “caro”. Abituiamoci dunque a considerare il costo del tempo e del peggioramento della salute: aspettare 12 mesi per un intervento tramite SSN potrebbe costare di più in termini di perdita di autonomia e necessità di assistenza domiciliare, rispetto a sostenere subito la prestazione in intramoenia o privato sociale.

  1. Sfruttare le convenzioni

Per gli ex dipendenti o soci di associazioni di categoria, può essere utile verificare la possibilità di rimanere iscritti ai Fondi Sanitari Integrativi. Le tariffe collettive sono inferiori rispetto a quelle individuali e le prestazioni spesso coprono ambiti costosi come odontoiatria o fisioterapia.

  1. Rivedere periodicamente la spesa sanitaria

Qui il consiglio è quello di chiedere al medico o al farmacista di valutare l’uso di farmaci equivalenti (generici). Chimicamente identici ai farmaci brandizzati, costano decisamente meno. Su base annua, per una terapia cronica, il risparmio può superare i 300-400 euro, senza impatto sull’efficacia della cura.

  1. Informarsi e considerare l’eventuale “nuda proprietà” come riserva di emergenza

Se il patrimonio è quasi tutto in immobili e la pensione è esigua, la vendita della nuda proprietà permette di incassare subito la liquidità necessaria per grandi spese sanitarie (es. interventi chirurgici complessi o assistenza h24), mantenendo il diritto di vivere nella propria casa per tutta la vita.

  1. Educazione alla digitalizzazione sanitaria

Imparare a usare il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e i sistemi di telemedicina non è solo una comodità, è un risparmio. Se disponibile per la prestazione necessaria, può contribuire a ridurre le spese di mobilità e a monitorare patologie croniche senza dover pagare ogni volta visite in presenza.

  1. Pianificare la non-autosufficienza (LTC)

Il rischio più grande per un senior è la Long Term Care. Qui il consiglio è quello di valutare la stipula di polizze specifiche per la non-autosufficienza finché si è in salute. Garantirsi una rendita mensile aggiuntiva in caso di perdita di autonomia protegge il patrimonio familiare dall’essere assorbito dalle rette delle RSA ed evita di essere di peso ai propri cari.

In sintesi, tutto questo richiede un cambio di mentalità: non bisogna infatti considerare la salute come un imprevisto, ma come una voce di costo programmabile.

Creare un fondo di riserva dedicato permette di gestire la cronicità con dignità. Scegliere oggi di aderire ad una mutua o ad un fondo dedicato non è una spesa persa, ma l’acquisto della propria libertà di scelta e della velocità di cura quando il corpo inizierà, naturalmente, a richiedere una manutenzione più frequente. Prendersi cura della propria salute, anche da un punto di vista economico, è un fatto di responsabilità e amore verso noi stessi.

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Foto Drazen Zigic da Freepik

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Francesca Bertè è Partner Progetica e vicepresidente di Eqwa, Impresa sociale nata per diffondere e sviluppare riflessioni, studi e comportamenti finalizzati a dare benessere ai cittadini attraverso sistemi e strumenti di welfare. Progetta e realizza percorsi formativi di educazione e pianificazione finanziaria. Svolge attività di ricerca su fenomeni sociodemografici, modelli di welfare e politiche sociali, con focus sul ciclo di vita economico delle famiglie. E’ Educatore Finanziario conforme alla norma tecnica UNI 11402. E' autrice, insieme a Sergio Sorgi, del saggio "Felicità cercasi" (2020) e Fiducia sostantivo plurale (2022), editi da Egea.

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