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Consumi e stili di vita Nuove tecnologie

Non c’è età giusta per mettersi in gioco

I videogame: un passatempo stimolante ma anche un toccasana per mente e corpo.

Se vi chiedessero di definire lo stereotipo del giocatore di videogame, quale sarebbe la vostra risposta?

Probabilmente, la maggior parte di voi lettori immagina un ragazzo sulla ventina che passa gran parte del suo tempo libero chiuso in una stanza di fronte a un computer o una console. La risposta invece sembra non essere così scontata. Da alcuni anni infatti il mondo dei gamer è diventato molto più vasto e complesso e il giocatore “tipo” non esiste più.

A rivelare questo trend è la GameTrack survey, una ricerca condotta da Ipsos e ISFE (Federazione Europea del Software Interattivo) che ha come principale obiettivo quello di restituire una visione completa del mercato dei videogiochi in Europa.

I risultati evidenziano come negli ultimi anni ci sia stata una crescita esponenziale nell’utilizzo dei videogame da parte della generazione X (persone nate tra la metà degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘80) e dei baby boomers (nati tra il 1946 e il 1964).

Se nel 2012 i videogamer Senior (detti anche silver gamer) erano il 21% degli intervistati, nel 2016 questo numero è salito al 27% ed è tuttora in costante aumento.

Le ragioni di questa crescita si devono principalmente alla diffusione di smartphone e tablet che hanno reso i videogiochi più accessibili e desiderabili per diverse fasce d’età.

Secondo un report di Deloitte, infatti, i videogiochi per cellulari trainano l’economia del settore e l’industria europea ne è leader indiscussa.

Gli smartphone offrono infatti un’esperienza nuova rispetto alle vecchie piattaforme, dando la possibilità di giocare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Non sorprende quindi il fatto che il tempo medio di gioco pro-capite sia aumentato negli ultimi anni. Il dato inaspettato è che i “giocatori non tradizionali” (gamer tra i 45 e i 64) hanno raggiunto una media di 7,5 ore settimanali mentre sono solo 6,2 le ore per i gamer tra i 25 e i 34 anni.

Quali sono videogiochi preferiti dai Senior?

Le ricerche nel settore affermano che, così come i gamer più giovani, anche i Senior dimostrano interesse verso diverse tipologie di giochi. Essi sembrano però prediligere videogiochi che stimolano il ragionamento e l’intelletto rispetto a quelli che richiedono particolare reattività o che presentano contenuti violenti o a sfondo sessuale.

Un esempio di gioco particolarmente apprezzato dai Senior può essere Brain Training del Dr. Kawashima, lanciato nel 2006 da Nintendo, azienda giapponese specializzata nella produzione di videogiochi. Il gioco contiene diversi esercizi numerici e verbali che, secondo l’azienda, “aiutano a tenere allenata la materia grigia e richiedono solo qualche minuto al giorno”.
Il potenziale mercato dei silver gamer ha spinto diverse aziende del settore a domandarsi se fosse possibile creare giochi a misura di Senior.

Secondo uno studio di Bob De Schutter, sviluppatore di videogiochi e ricercatore, realizzato in collaborazione con la Katholieke Universiteit Leuven, il videogame ideale per i Senior è basato sulla cooperazione tra diverse generazioni e orientato a risolvere puzzle o enigmi.

Questo per tre principali ragioni:

1) Cultura. La generazione dei silver gamer ha una percezione diversa dell’utilità delle cose. Un gioco da cui si possa imparare qualcosa viene visto sotto una luce positiva, per cui il desiderio di apprendere è sicuramente un buon punto di partenza per sviluppare videogame per questo target.

2) Contributo. Dopo i 40 anni le persone tendono a voler lasciare qualcosa in eredità, a voler dare un qualche contributo alla società. Un gioco dove i Senior possano aiutare figli o nipoti ad apprendere è sicuramente uno stimolo importante per farli avvicinare a quel tipo di esperienza ludica.

3) Connessione Sociale. La pensione e l’età avanzata sono spesso degli elementi isolanti che spingono le persone in casa. La varietà dei giochi e le sfide a essi connesse possono essere una soluzione per mantenere vive le relazioni sociali.

Giocare fa bene alla salute

I benefici per i giocatori in età avanzata sembrano non fermarsi qui. I videogiochi infatti, oltre a facilitare le interazioni sociali, pare che stimolino mente e corpo, rallentando il declino cognitivo delle persone e ritardando l’invecchiamento della mente.
I ricercatori dell’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze (IoPPN) del King’s College di Londra hanno scoperto che un allenamento del cervello attraverso i videogiochi può migliorare non solo la memoria e le capacità di ragionamento, ma ha anche un impatto positivo su attività quotidiane come l’utilizzo di trasporti pubblici, fare la spesa, cucinare e anche la gestione dei risparmi.

Gli aspetti da tenere in considerazione sono tanti, ma per i silver gamer sembra prospettarsi un futuro più che luminoso potendo contare su un’offerta sempre più vasta di giochi sviluppati su misura per loro e che, oltre al divertimento, potranno offrire un impatto positivo sulla salute e sulla vita di tutti i giorni.

Se volete farvi un regalo quindi, ricordate le parole di George Bernard Shaw: “l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”.

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