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Sessualità

Capire i cambiamenti del corpo e non rinunciare alla vita sessuale

Il periodo successivo alla menopausa è caratterizzato da profondi cambiamenti nel corpo e nella psiche della donna. Dal punto di vista fisico, abbiamo già sottolineato come i primi interessino anche l’aspetto sessuale: infatti molte donne iniziano a soffrire di dolore nei rapporti o presentare disturbi genitourinari come secchezza vaginale, bruciore da contatto, fastidio nell’urinare, cistiti ricorrenti, perdite. Tutto ciò rientra nella sindrome genitourinaria della menopausa, dalla quale potrebbe svilupparsi l’atrofia vulvovaginale (AVV), che ha un impatto sia sulla sessualità che sulla qualità di vita della donna. Si presenta nei primi cinque anni dopo la menopausa ed è determinata dal calo estrogenico, che a sua volta porta ad un’ atrofia dei genitali esterni, della vagina e dell’uretra. Alcune donne arrivano al punto di rinunciare alla propria vita sessuale, altre decidono di stringere i denti e di rimanere attive nonostante il dolore e il fastidio, altre cercano incessantemente una cura.

La scelta e l’attitudine di come viene affrontato il problema dipende molto dalla personalità della donna stessa. Ci sono donne che sono più portate al soffrire in silenzio, accettando i cambiamenti del corpo pensando che sia qualcosa di inevitabile, voluto dalla natura e per il quale non ci sia niente da fare. Alcune di queste possono essere rassegnate al tempo che passa, altre magari possono accettare meglio il cambiamento ma senza esplicitare la sofferenza e cercare aiuto, come se ciò che accade è perché deve accadere e non prendono neanche in considerazione la possibilità di cercare una cura.

Se riflettiamo bene la vita della donna, fin da piccola, è scandita da appuntamenti fissi con il dolore: prima mestruazione, primo rapporto sessuale, per non parlare del parto. Come se ci fosse l’obbligo di soffrire, le bambine vengono cresciute con la previsione di una sofferenza una dopo l’altra. Pertanto queste donne sanno di vivere qualcosa a cui erano preparate da sempre, e a maggior ragione non contemplano una possibile via d’uscita. Come se tutto fosse già stato scritto. Invece queste donne vanno spronate nel pensare che potrebbero esserci soluzioni per poter avere sollievo e aumentare il proprio livello di benessere globale. Generalmente hanno personalità molto riservate, chiuse e restìe a parlare di sesso, sessualità e intimità.

Se a tutto ciò aggiungiamo la difficoltà e lo scarso interesse dimostrato da parte di molti medici nell’indagare la sfera intima, è probabile che queste pazienti rimangano senza una cura adeguata e senza una corretta informazione a riguardo. Oltre a non parlarne con i medici, sono donne che evitano di confidarsi con chi sta loro vicino, che non tentano neanche palliativi come lubrificanti od olii, che non fanno ricerche né si interessano per eventuali soluzioni. All’opposto ci sono donne proattive e pragmatiche che non si perdono d’animo e che si adoperano con entusiasmo nel capire quali potrebbero essere le varie soluzioni. E allora passano ore a cercare su internet informazioni, chiedono consigli al farmacista, nei consultori per poi arrivare nello studio del ginecologo con le idee chiarissime sulla cura che vorrebbero ma che magari non è quella idonea per loro e per il loro stile di vita.

Le soluzioni possibili sono tre: un trattamento laser, un’applicazione locale oppure una soluzione orale. Sarà la donna in accordo con il ginecologo a scegliere quali opzione è più giusta per lei. Il messaggio che deve passare è che se da una parte l’AVV è sintomo di un normale decorso fisiologico, non significa che per questo bisogna necessariamente accettarlo rimanendo impotenti. Se pensiamo bene anche il freddo è naturale ma troviamo rimedio mettendo cappotti, accendendo il fuoco e caloriferi; stessa cosa per il caldo: ci rinfreschiamo con i ventilatori e i condizionatori. Questo è un messaggio importante: se da una parte è giusto accettare i cambiamenti corporei e la variazione di funzionalità sessuale, dall’altra non bisogna lasciarsi sopraffare. Se ci sono possibili soluzioni è giusto che la donna ne sia partecipe e che le valuti, scegliendo in primis se iniziare una cura o mantenere la situazione, seppur fastidiosa. Certo è che le donne mature di oggi si discostano molto da quelle di qualche anno fa: sono autonome, molto più consapevoli e desiderose di mantenersi in salute il più a lungo possibile. E molto probabilmente anche le pazienti più chiuse e restìe, se adeguatamente informate, accolte e sostenute, avranno un’occasione per occuparsi della propria salute e del proprio benessere.

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